Il turismo del futuro sarà quello che offrirà momenti da vivere, mostrando territori reali e comunità vive. Cresce l’interesse per le esperienze, il benessere e lo slow travel.
Sentieri e mulattiere, animali selvaggi e piante spontanee, strade, piazzette, chiese e santuari. E poi la gente. Passo dopo passo, scoprire il mondo autentico sardo ritrovando l’armonia tra anima e corpo, spirito e natura.
Allacci gli scarponi stretti. Poi zaino, borraccia, cappello, e si parte. In cammino lungo la Via per scoprire e vivere la realtà autentica.
Per gli orientali la Via, il “dō” (道) dei giapponesi, è un percorso che accompagna da fuori a dentro se stessi, conduce dal fisico allo spirituale. È il cammino che attraverso l’impegno e il gesto fisico, la disciplina, non solo porta alla perfezione dell’esecuzione, ma (e soprattutto) all’elevazione spirituale. Un cammino che in Asia può prendere varie forme marziali, come judō (via della cedevolezza) o kendō (via della spada), oppure artistiche, come chadō (via del tè) o shodō (via della scrittura).
La Via è il fondamento del cristianesimo. Secondo Rinaldo Fabris, biblista, teologo e presbitero “nella Bibbia il ‘cammino-via’ è una metafora per indicare l’esperienza etico-religiosa: via della vita, via della salvezza”. Ancora per Fabris, nel secondo libro degli Atti degli apostoli, “Luca designa l’esperienza cristiana come hodós, ‘via’, cammino e processo salvifico (At 9,2; 19,9.23; 24,14.22)”, proprio come la via della vita nella parabola del samaritano buono. È una Via che nei secoli ha preso la forma di pellegrinaggi, di cammini. Sono percorsi che proprio nel camminare trovano la spinta a lasciarsi tutto dietro le spalle. Entrare in contatto con la dimensione spirituale grazie al silenzio, alla fatica fisica che aiuta il distacco della mente, al bisogno pratico di viaggiare “leggeri”, lasciando il superfluo, per riscoprire la condivisione con i compagni di viaggio, l’ospitalità delle comunità incontrate lungo la strada e, in fondo, anche se stessi.
Dunque Via è anche il cammino vero e proprio, “il miracolo di camminare sulla Terra, in presenza mentale”, ovvero legati al momento presente, consapevoli che stiamo camminando grazie alla connessione dei passi al respiro. È la meditazione camminata del monaco buddista vietnamita e Maestro zen Thich Nhat Hanh. Si cammina per camminare, non per arrivare, consapevoli del contatto dei piedi con la Terra, accompagnati da inspirazione ed espirazione, con il viaggio come vera meta.
Noi abbiamo voluto camminare in Sardegna “alla riscoperta di vie percorse da pellegrini nel corso dei secoli, lungo scenari e luoghi dove il tempo scorre più lento e l’accoglienza è considerata sacra”. È il progetto “Noi camminiamo in Sardegna”, iniziativa ideata, sviluppata e promossa dall’Assessorato del Turismo della Regione Sardegna e della casa editrice Terre di Mezzo, a cui “piace abitare i confini con gentilezza e determinazione”, essere attenta al turismo lento, alla sostenibilità e ideatrice di “Fa’ la cosa giusta”, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili.
“Noi camminiamo in Sardegna” ricorda che “lungo le vie percorse nei secoli dai pellegrini, si arriva al ‘cuore’ dell’identità dell’Isola, nella sua parte più autentica e profonda”, come i borghi, le chiese e la sua natura lontano dalla frenesia della pur sempre meravigliosa costa sarda. Il cammino lento e sostenibile diventa la chiave per avvicinarsi ad una terra fiera, devota e unica, rispettando i suoi tempi, la sua storia, l’identità e il suo carattere, diventandone parte attraverso l’esperienza diretta e l’accoglienza dei suoi abitanti. La proposta di “Noi camminiamo in Sardegna” prevede itinerari suddivisi in 8 Cammini e 8 Destinazioni, 17 itinerari e più di 70 Comuni.
Otto itinerari ciascuno con proprie peculiarità legate a un santo, alla storia o a caratteristiche del territorio guidano i camminatori in percorsi carichi di bellezza e spiritualità.
Otto borghi suggestivi contraddistinti da straordinaria devozione popolare intorno a figure di santi e beati. Riti, processioni, canti e momenti di condivisione, spiritualità e ospitalità autentica.
Quest’anno la nostra destinazione è stata Gesturi (in provincia del Medio Campidano), un paese nel cuore della Marmilla, granaio d’Italia per gli antichi Romani, territorio vissuto già in età prenuragica (intorno al 6000 a.C.), dominato dalla Giara, altopiano di grande valore naturalistico. Abbiamo camminato con Cinzia Medda, la nostra guida appassionata della propria terra e della propria gente. Insieme abbiamo attraversato le meraviglie del paese, con i saperi dei suoi artigiani e maestri locali, come Vittorio, che ama donare crocifissi e rosari intrecciati fin da bambino con foglie di palma, e con i sapori della sua terra così antica e carica di energia. Le tortine salate panadas di Pamela, i formaggi freschi di capra di Maria o i biscotti di Emanuela, come le pabasinas profumate con il limone di questa terra potente.
E poi la devozione di Gesturi. Devozione verso l’amatissimo beato Fra Nicola (1882-1958), “frate Silenzio”, che “taceva per ascoltarsi e ascoltare”, convinto praticante del detto di Gesù “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti degli Apostoli 20, 35). E devozione verso il culto cattolico praticato nelle chiese del territorio. La parrocchia Santa Teresa d’Avila, patrona di Gesturi (costruita intorno al XVI secolo), la piccola Santa Maria Egiziaca del XVI secolo o il santuario campestre seicentesco della Madonna d’Itria dove abbiamo incontrato l’ospitalità locale, con balli, canti, abiti tradizionali dei giorni di festa, e don Ignazio Serra, responsabile della pastorale del turismo regionale e della Diocesi di Oristano. Custodisce il sentire cristiano per i cammini in questa parte di Sardegna, creando la possibilità di camminare soprattutto verso le chiese campestri “che sono antitesi dei non luoghi – posti dove si passa, senza storia né identità – bensì luoghi in cui una comunità sta insieme, in momenti di preghiera ma anche dove le persone si ritrovano parte di una comunità che condivide la stessa storia.
Un luogo di vera identità”, spiega don Ignazio che si dedica anche al “Periplo della Giara”. “È un camminare lento”, continua don Ignazio, “alla scoperta di 17 paesi come 17 perle di una collana, ai piedi della Giara. Attraverso i sentieri, fermandosi ai siti archeologici, come alle chiese, come ai campi coltivati, incontrandosi con contadini, vignaioli o pastori. Poi il centro del paese, gustando il pane appena sfornato o i dolci, per assaporare la bellezza della vita e suscitare l’orgoglio di abitare questi paesi.” Sono i paesi su cui domina, appunto, la grande Giara, “Sa Jara Manna”. Un scrigno prezioso di natura incontaminata.
È un altopiano basaltico di origine vulcanica che si estende per circa 42 chilometri quadrati, ergendosi fino a seicento metri sul mare. La Fondazione Giara ne cura la gestione, salvaguardia e valorizzazione culturale e turistica con i quattro comuni fondatori che ricadono nel suo territorio e da cui si accede: Gesturi, Tuili, Setzu e Genoni. Focus della Fondazione è la tutela naturale della ricca biodiversità di specie dell’altopiano.
È una biodiversità con diverse specie floristiche (molte endemiche tutelate) e ambienti vegetali, come i “Pauli” (paludi stagionali con specchi d’acqua che si formano nei mesi primaverili), la macchia mediterranea e i boschi di quercia da sughero, da cui si raccoglie la preziosa corteccia. Ma anche biodiversità animale con microrganismi rimasti immutati da circa 200 milioni di anni e animali selvatici, tra cui i famosi cavallini della Giara (Equus caballus giarae), razza equina di origine incerta presente solo sull’altopiano della Giara, e per questo con caratteristiche uniche.
L’altopiano conserva anche importanti siti archeologici di epoca protonuragica e nuragica in cui domina il silenzio ancestrale rotto solo dal sibilo del vento. Tra essi il protonuraghe Bruncu Madugui, il più antico della Sardegna, risalente all’Età del Bronzo Medio (tra il XVI e il XIV secolo a.C.), costituito da un maestoso protonuraghe, costruzione megalitica in pietra grezza assemblata senza uso di leganti come la malta, e da un villaggio di capanne circolari.
E dopo Gesturi e la Giara, via verso Bosa per la presentazione della “Giornata Nazionale dei Cammini e del Turismo Lento”, un percorso per la valorizzazione di itinerari e cammini italiani, proposta dai promotori e dalla filiera dello slow tourism, da presentare al Ministero del turismo: “il turismo lento per destagionalizzare i flussi e svelare il fascino dei territori interni” come sostiene Franco Cuccureddu, assessore del turismo, artigianato e commercio del Sardegna.
Camminare dunque tra storia e natura autentica, a passo lento, nel silenzio, “soltanto per il desiderio di camminare, insieme, condividere di stare insieme e costruire relazioni autentiche”, come ama ricordare don Ignazio Serra.
Dunque, quando allacci gli scarponi, allacciali belli stretti, perché stai partendo per un viaggio in una dimensione meravigliosa che dalla polvere può arrivare fino alle stelle più luminose. Perché come dice Virgilio nell’Eneide “Macte nova virtute, puer, sic itur ad astra” “Coraggio, fanciullo, è così che si arriva alle stelle”.
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