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Da oggi è possibile conoscere, direttamente dal pc di casa, l’impatto dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta. Grazie a Google Earth.
Climate Change On Your World (questo il nome
del progetto), offre sequenze che rappresentano, da oggi
fino al 2100, il potenziale futuro ambientale del
pianeta, con la possibilità di ricevere dati sulle previsioni
e gli effetti del riscaldamento globale su scala planetaria, ma
anche su singole regioni del pianeta, e addirittura su singole
città.
“Il progetto mette in contatto la gente con la realtà del
cambiamento climatico, attraverso stime sia del cambiamento delle
temperature medie nei luoghi in cui vivono, sia dell’impatto che
questo avrà sulla vita delle persone di tutto il mondo”, ha
detto il ministro dell’Ambiente britannico Hilary Benn.
Scaricando il nuovo layer su Google Earth, il
planisfero si colora con gradazioni che vanno dall’azzurro
(colorazione più fredda) al rosso (dove le temperature,
aumentano fino a 18 gradi).
Per visualizzare con che velocità le temperature
incrementeranno nella varie regioni del pianeta,
da qui a cent’anni, è sufficiente muovere il cursore sulla
linea del tempo. La visione diviene via via più interessante
quanto più si osserva la Terra da distante. Le aree più
colpite e quindi caratterizzate dai colori più caldi sono i
poli.
Cliccando sopra i ‘punti caldi‘, si aprono
delle pop-up che mostrano nel dettaglio le zone più colpite
dai cambiamenti climatici. Con il passare degli anni i punti caldi
aumentano insieme ai problemi: ad esempio entro la metà del
nostro secolo il permafrost dell’emisfero settentrionale si
ridurrà a un terzo della sua estensione attuale, le alluvioni
annuali del fiume Congo raddoppieranno entro il 2080.
Utilizzando sempre la barra del tempo, è
possibile osservare la diminuzione graduale e costante della
copertura di ghiaccio sulla superficie antartica.
Le informazioni partono adirittura dal 1940 con le previsioni che
si spingono fino al 2100.
Qui potete vedere il lancio dell’iniziativa da parte di Gordon
Brown, Primo Ministro britannico (in ingl.).
Fonte:
Reuters Italia,
Vision Post
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