Waste upcycle, quando riciclo è sinonimo di indipendenza per le donne rifugiate siriane

Grazie al lavoro di creazione di nuovi oggetti partendo dal riciclo, donne siriane e giordane ritrovano la propria indipendenza abbattendo gli stereotipi. Waste upcycle è un progetto inclusivo di Azione contro la fame.

“Puoi trarre beneficio dai tuoi rifiuti”. Questo è il motto dell’iniziativa che ha visto un gruppo di donne giordane e di rifugiate siriane partecipare a laboratori che si sono tenuti ad Amman, capitale della Giordania, dove grazie all’aiuto di altre donne hanno imparato a distinguere i diversi tipi di rifiuti e il loro possibile riutilizzo. Il progetto si chiama Waste upcycle ed è iniziato nel 2017 grazie al sostegno di Giz, fornitore di servizi di cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile. La prima fase è stata dedicata alla raccolta e lo smistamento dei rifiuti mentre la seconda, iniziata quest’anno con il coinvolgimento di Azione contro la fame, è incentrata sul riciclo dei rifiuti stessi.

Azione contro la fame
Le donne del progetto Waste upcycle lavorano insieme per produrre una svariate serie di oggetti usando plastica, giornali, carta e lattine di fagioli © Azione contro la fame

Incoraggiate dalla formazione ricevuta da un gruppo di pari, le donne del progetto Waste upcycle hanno cominciato a lavorare insieme per produrre svariate serie di oggetti (come borse o accessori per la casa) usando plastica, giornali, carta e lattine di fagioli. Azione contro la Fame ha anche organizzato un piccolo bazar per queste donne, dove hanno potuto esporre i loro prodotti e venderli alla comunità. Tutto il ricavato delle vendite rimane alle stesse donne, che così possono provvedere ai bisogni primari delle loro famiglie.

Abbattere uno stigma

“Sono rimasta davvero stupita nel vedere con quanto entusiasmo e in che modo queste donne hanno trasformato prodotti di scarto in nuovi oggetti ricchi di dettagli molto belli”, ha detto Natalie Abu-Eisheh, regional communication officer di Azione contro la fame in Medio Oriente. “Durante il primo workshop ad Amman ho avuto la possibilità di parlare con molte di loro e sentire le loro storie. Quella che mi ha toccato di più è la storia di una vedova con un problema agli occhi che la rende quasi cieca. Faceva fatica a trovare un lavoro, nessuno voleva assumerla a causa della sua disabilità. Era così felice di poter lavorare con noi e supportare i suoi figli!”.

azione contro la fame waste upcycle
Azione contro la fame ha organizzato un piccolo bazar dove esporre i prodotti realizzati dalle donne e venderli alla comunità. Il ricavato delle vendite rimane alle beneficiarie, in modo da provvedere ai bisogni primari delle loro famiglie © Azione contro la fame

La maggior parte delle beneficiarie vive nel campo profughi di Azione contro la fame ad Azraq ed è di origine siriana, ma il progetto è rivolto anche alle famiglie giordane più vulnerabili. Questo si deve, in parte, a un tentativo di appianare le tensioni tra la comunità ospite e quella ospitante.

“La comunità nel suo insieme sostiene queste donne. Sono tutti orgogliosi del lavoro che fanno, perché così hanno sconfitto un doppio stereotipo: quello della vergogna di essere profugo e quello di lavorare con i rifiuti. Queste due comunità stanno lavorando mano nella mano per pulire l’ambiente e produrre bellissimi prodotti,” conclude Abu-Eisheh.

Oltre le disabilità

Giz è rimasta colpita dai loro sforzi e ha deciso di finanziare i progetti di Azione contro la fame per tutto il 2018, ampliando l’iniziativa alla zona di Irbid. Il progetto di waste managment avviato a Irbid coinvolge sia donne sia uomini della zona, giordani e siriani, dando lavoro anche a persone disabili. Ogni lavoratore riceve i permessi necessari, un salario mensile e assistenza sociale.

“Sono molte le persone con disabilità che partecipano al progetto. Ho conosciuto un uomo che ha perso una gamba in Siria ma lavora tutti i giorni, con l’appoggio degli uomini della sua squadra. Tutti lavorano mano nella mano per sollevarsi l’un l’altro e per fargli sentire che non è diverso, ma che è uno di loro”, ha raccontato Natalie Abu-Eisheh.

Grazie al supporto di Giz, Azione contro la fame ha potuto tenere 120 sessioni di sensibilizzazione in materia di ambiente e il progetto di smaltimento e riciclaggio coinvolge oggi mille persone di nazionalità siriana e giordana.

 

Immagine di copertina: Una donna siriana ad Amman, in Giordania © Darrian Traynor/Getty Images
Articoli correlati