Yemen, Amnesty International denuncia: “Crimini di guerra in prigioni segrete”

Un rapporto di Amnesty International denuncia la presenza di prigioni segrete nel sud dello Yemen, parlando di “flagranti violazioni dei diritti umani”.

Nello Yemen sono state allestiste delle prigioni segrete, al cui interno vengono praticate violazioni dei diritti umani “assimilabili a crimini di guerra”. La denuncia è arrivata giovedì 12 luglio da un rapporto pubblicato da Amnesty International, che offre una nuova, ulteriore, tragica fotografia del conflitto da anni in atto nella nazione mediorientale.

Lo Yemen non trova pace dal 2014

Quest’ultima è in guerra dal 2014, con a fronteggiarsi i ribelli sciiti houti che hanno impugnato le armi assieme alle forze rimaste fedeli all’ex presidente Ali Abdallah Saleh, ucciso nel dicembre del 2017, contro le truppe vicine all’attuale presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.

L’organizzazione non governativa ha parlato di “violazioni flagranti, che comprendono anche rapimenti e torture”. Ma anche di elettroshock, violenze sessuali e waterboarding (la simulazione di annegamento), come riferito da fonti raggiunte dalla televisione Al Jazeera. Un’accusa smentita con forza dagli Emirati Arabi Uniti, i cui soldati secondo l’associazione sarebbero i “gestori” delle prigioni segrete, localizzate principalmente nel sud dello Yemen. Non è la prima volta che viene denunciata la presenza di centri di detenzione non ufficiali. Nel giugno del 2017, infatti l’agenzia Associated Press aveva rivelato l’esistenza di almeno 18 siti. Anche in quale caso fu affermato che tali luoghi sarebbero gestiti dagli Emirati Arabi Uniti o da forze yemenite, alleati dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti, che si battono contro gli houti. Anche l’Ap aveva parlato poi di casi di rapimenti e di torture.

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La mappa delle prigioni segrete nello Yemen © Amnesty International

 

Amnesty International cita i casi di 19 persone delle quali non si hanno più notizie

L’inchiesta di Amnesty International è stata effettuata tra i mesi di marzo del 2016 e di maggio del 2018 e ha riguardato i casi di 51 uomini che sono stati arrestati, quindi trasportati nelle prigioni segrete. L’associazione afferma che “ad oggi 19 di queste persone risultano disperse”. Di qui l’appello “ai partner degli Emirati Arabi Uniti, tra i quali gli Stati Uniti”, affinché “prendano posizione” e avviino “inchieste sul ruolo del personale americano negli abusi legati a tali detenzioni nello Yemen”. Inoltre, la ong chiede alle nazioni coinvolte “di non utilizzare le informazioni ottenute tramite torture o trattamenti analoghi”.

“Gli Emirati, col loro modo di operate nell’ombra, hanno creato nello Yemen meridionale una sorta di struttura di sicurezza al di fuori della legge che compie gravi violazioni dei diritti umani senza pagarne le conseguenze”, ha commentato Tirana Hassan, dirigente di Amnesty International. “La mancanza di un sistema cui rendere conto – ha aggiunto – fa sì che per le famiglie diventa ancora più difficile contestare la legalità della detenzione dei loro congiunti. Anche quando alcuni magistrati yemeniti hanno cercato di prendere il controllo su alcune prigioni, i loro tentativi sono stati del tutto ignorati dalle forze degli Emirati e in diverse occasioni i loro provvedimenti di rilascio di detenuti sono stati ritardati”.

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