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Negate le autorizzazioni per la costruzione di una delle opere più imponenti del Brasile. Risparmiata una delle aree più sensibili dell’amazzonia.
La diga idroelettrica di São Luiz do Tapajós non si farà. Il Governo brasiliano dovrà rifare tutto il progetto da zero. Lo ha reso noto l’Istituto brasiliano delle risorse naturali rinnovabili e ambientali (Ibama), che ha negato l’autorizzazione a costruire la mega diga nel cuore dell’Amazzonia brasiliana.
Il progetto non ha superato la Valutazione di impatto ambientale (Via), in quanto avrebbe avuto serie ripercussioni su tutta l’area. Di conseguenza il presidente della dell’Ibama, Suely Araujo, ha stabilito che il procedimento sulla diga è chiuso.
Il progetto prevedeva la costruzione della diga nelle acque del Tapajós, uno dei più grandi affluenti del Rio della Amazzoni. L’impianto sarebbe stato costruito nelle terre indigene Sawré Maybu, zona degli indiani Munduruku, inondano un’area di 729 chilometri quadrati, probabilmente una delle regioni più sensibili di tutta l’Amazzonia. La diga idroelettrica, una volta completata, avrebbe prodotto 8 mila megawatt di potenza, con un costo di 32 miliardi di dollari. Diventando una delle opera più imponenti mai costruite in Brasile.
“Noi, gli indigeni Munduruku, siamo molto felici nell’apprendere questa notizia. Questo risultato è molto importante per noi. Ora continueremo a combattere contro le altre dighe che minacciano il nostro fiume”, ha commentato Arnaldo Kaba Munduruku, rappresentante generale del popolo Munduruku, in una nota di Greenpeace.
L’associazione ha seguito da vicino la vicenda, raccontando come: “Negli ultimi mesi, più di un milione e duecentomila persone in tutto il mondo hanno voluto sostenere la lotta degli indigeni Munduruku per dire no alla diga di São Luiz do Tapajós, chiedendo a multinazionali come Siemens di prendere le distanze dal progetto e di seguire l’esempio di Enel che ha confermato a Greenpeace di voler abbandonare questo pericoloso progetto”.
Sono almeno 40 però i progetti idroelettrici ancora previsti nel bacino del grande fiume. Il che spiega la fame di energia di una paese che sta crescendo a ritmi vertiginosi, non sempre preoccupandosi di preservare quello che ha di più caro ed economicamente più di valore: la foresta e i suoi fiumi.
“Questa è una grande vittoria per gli indigeni Munduruku, che vivono nella regione Tapajós da generazioni e le cui tradizioni e diritti erano profondamente minacciati dalla diga”, conclude Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “È una grande vittoria anche per tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Foresta amazzonica e dei suoi abitanti, umani e non, e che hanno voluto sostenere i Munduruku in questa battaglia”.
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