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Mai si era ritrovata una tale quantità di plastica nello stomaco di un capodoglio (Physeter macrocephalus). Perlomeno in Italia. Anche se alcuni ritrovamenti hanno fatto registrare anche 80 chilogrammi di plastica, il capodoglio spiaggiato in Sardegna ne aveva ingurgitato oltre 20 chilogrammi, scambiandoli per cibo. Un errore che molto probabilmente è stato fatale a lei
Mai si era ritrovata una tale quantità di plastica nello stomaco di un capodoglio (Physeter macrocephalus). Perlomeno in Italia. Anche se alcuni ritrovamenti hanno fatto registrare anche 80 chilogrammi di plastica, il capodoglio spiaggiato in Sardegna ne aveva ingurgitato oltre 20 chilogrammi, scambiandoli per cibo. Un errore che molto probabilmente è stato fatale a lei e al cucciolo che portava in grembo. Un esemplare lungo 8 metri del peso di circa 12 tonnellate, probabilmente tra i 25 e i 30 anni.
L’avvistamento è avvenuto sulle spiagge di Porto Cervo lo scorso 28 marzo 2019 e reso pubblico grazie al lavoro di SeaMe, associazione dedicata alla tutela e conservazione del mare e delle sue risorse, che in collaborazione con le autorità locali, l’ente del Parco nazionale della Maddalena, i Carabinieri forestali e i veterinari dell’Istituto zooprofilattico di Sassari e dell’Università di Padova, hanno provveduto a fare i primi rilievi e cercare di capire le possibili cause della morte del cetaceo.
“Abbiamo trovato 22 chilogrammi di plastica nello stomaco dell’animale, un reperto che consideriamo anomalo”, dice a LifeGate Sandro Mazzariol, veterinario e professore associato dell’Università di Padova e responsabile dell’unità veterinaria del dipartimento Agripolis, che ha effettuato l’autopsia sul cetaceo. “Anomalo perché si tratta di uno dei maggiori reperti avvenuti nel Mediterraneo e sicuramente il maggiore in Italia“.
Se nello stomaco del mammifero c’era spazio per 34 chilogrammi di cibo, questo era per lo più occupato da rifiuti di plastica. Ingurgitati probabilmente a oltre 1.500 metri di profondità nel canyon di Caprera, dove i cetacei sono soliti passare il loro tempo alla ricerca di cibo. Questi animali infatti assumono ogni giorno il 3 per cento del loro peso in cibo. Anche se in questo momento non è ancora possibile stabilire esattamente le cause del decesso, “sicuramente la plastica ha ridotto la quantità di cibo che l’animale poteva assumere e il fatto di avere meno nutrienti ne ha alterato le risposte fisologiche. Se non è la causa principale è certamente un cofattore“, specifica Mazzariol.
In un video pubblicato dall’associazione Seame si vedono chiaramente dei frammenti di un tubo corrugato, un sacchetto di detersivo con la marca e il codice a barre ancora visibile, non in commercio in Italia. C’erano poi frammenti di piatti e posate usa e getta. Oggetti di uso comune, che troviamo praticamene ovunque e che finiscono nei nostri mari, portati spesso anche dalle navi che solcano il Mediterraneo.
Il Mediterraneo oggi risulta essere uno dei mari con la più alta concentrazione di plastiche e microplastiche presenti, e questo non fa che aumentare il rischio per la fauna di incorrere in incidenti che possono risultare spesso mortali. Ma qualcosa pare si stia muovendo: è proprio di questi giorni la notizia dell’approvazione definitiva della messa al bando degli oggetti in plastica monouso, come posate, piatti, cannucce, miscelatori e bastoncini per palloncini, entro il 2021. Ciò che resta di questa storia è che sono due i capodogli morti, anche a causa dell’inquinamento prodotto dall’uomo. E non sapremo mai quanto a lungo avrebbero potuto vivere.
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