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“La sfida della sostenibilità si vince nelle città. L’Italia non sprechi l’esempio di quelle virtuose”, il commento di Rossella Muroni su Ecosistema urbano 2017, la classifica dei capoluoghi migliori stilata da Legambiente.
Mantova, Trento, Bolzano, Parma, Pordenone, Belluno. Sei città che possono dare il buon esempio, purché qualcuno lo segua. Se tutte le città italiane seguissero le politiche di sostenibilità di queste amministrazioni locali, il nostro Paese sarebbe un posto migliore. La vita nei centri urbani non sarebbe più sinonimo di smog, traffico, rifiuti abbandonati e carenza di verde, ma di mobilità dolce, alberi e giardini, raccolta differenziata, risparmio energetico e fonti rinnovabili.
Le sei città di cui parliamo sono le capolista della classifica di Ecosistema urbano 2017, il report annuale di Legambiente e Ambiente Italia sullo stato di salute dei capoluoghi di provincia italiani. Uno studio che esamina una serie di parametri e misura le performance ambientali delle amministrazioni locali. Le città in cui si vive meglio dal punto di vista della qualità ambientale, insomma, dove sono state fatte scelte innovative, talvolta coraggiose e impopolari, per garantire una qualità dell’aria e dell’acqua migliori, una mobilità alternativa all’uso delle automobili, un sistema di approvvigionamento moderno basato sulle fonti rinnovabili e pulite e sull’efficienza energetica.
È così che tutte superano il 65 per cento di raccolta differenziata dei rifiuti. La città di Mantova sfiora l’80 per cento e, insieme a Trento, figura ai primissimi posti anche per quello che riguarda la depurazione delle acque reflue e il contenimento delle perdite di acqua potabile dalla rete idrica. Pordenone, con 29 alberi ogni 100 abitanti, e Mantova, con 32 alberi, sono nella top ten delle città più verdi. Bolzano, insieme a Mantova, è tra i centri urbani con la più estesa dotazione infrastrutturale per la ciclabilità. A Belluno e Bolzano, infine, tira una buona aria, in particolare la città dell’Alto Adige in dieci anni ha ridimensionato del 40 per cento il peso delle polvere sottili.
Oltre le migliori, non vanno sottovalutati i passi avanti di alcune città più complicate, che negli ultimi anni hanno messo a segno importanti cambiamenti. È il caso di Milano, che nel corso degli anni si è lasciata alle spalle il fondo della classifica arrivando alla 31esima posizione grazie a scelte coraggiose e innovative come l’Area C, il car sharing e il potenziamento della rete di trasporto pubblico. Ma vale anche per Bologna, che vanta una potenza di fotovoltaico sui tetti di scuole e uffici pubblici che in numeri assoluti non ha pari in Italia.
Oristano, decima in classifica, risulta la città capoluogo che ricicla più rifiuti, oltre il 70 per cento. Cosenza, al 13esimo posto, ha incrementato in pochi anni la raccolta differenziata dei rifiuti fino al 53 per cento, mentre Pesaro, 24esima, si distingue per gli interventi nel campo della mobilità urbana.
La sfida della sostenibilità in Italia si vince principalmente nelle città, puntando sull’innovazione tecnologica, la coesione sociale e l’integrazione, la rigenerazione urbana e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Per questa ragione è fondamentale che a livello nazionale venga definito un piano per le città metropolitane che garantisca investimenti economici e politiche coerenti per sostenere i comuni virtuosi ma, anche e soprattutto, per colmare vuoti di competenze e di volontà politica che stanno condannando, ad esempio, il nostro Paese a soffocare nello smog.
L’Italia del buon ecosistema urbano è l’Italia che agisce di fronte ai problemi, che fa bene e spende bene le sue risorse, che si evolve e pianifica le trasformazioni future, che punta sull’innovazione e sul cambiamento come migliori alleati per garantire la qualità della vita dei suoi cittadini, di oggi e, soprattutto, di domani. È un’Italia che ancora non c’è ma che, se volesse, avrebbe già in mano tutte le carte per vincere la partita.
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