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Il governo francese ha dato il via libera al lancio di una bioraffineria che utilizzerà soprattutto olio di palma. Insorgono le associazioni ambientaliste.
Il ministro della Transizione ecologia della Francia, Nicolas Hulot, ha dato il via libera al lancio di una bioraffineria nella provincia delle Bouches-du-Rhône, nel Sud della nazione europea. Un progetto che ha fatto infuriare le associazioni ambientaliste, dal momento che nel sito – di proprietà della multinazionale Total – verrà utilizzato principalmente olio di palma. Ovvero un carburante la cui produzione è legata in molti casi a processi di deforestazione.
Feu vert de @N_Hulot à la #bioraffinerie de Total approvisionnée à 50 % avec de l’#huiledepalme https://t.co/IKmiRV1eAO
— Novethic (@Novethic) May 17, 2018
La decisione è arrivata nella giornata di mercoledì 16 maggio e riguarda la raffineria petrolifera della Mède, che sarà così riconvertita, con l’obiettivo di sostenere alternative ai carburanti per trasporti di origine fossile. Hulot si è affrettato, in un’intervista rilasciata alla televisione Bfmtv, a sottolineare: “Chiedo a Total di ridurre al minimo l’uso di olio di palma e di cercare negli anni a venire di aumentare lo sfruttamento di oli esausti”. Ammettendo però che si tratta di qualcosa che, in ogni caso, “non ci dobbiamo attendere dall’oggi al domani”.
Il ministro ha aggiunto: “Non potevo chiedere alla compagnia di rinunciare, dopo l’investimento (di circa 275 milioni di euro, secondo la stampa francese, ndr) che hanno effettuato”. E ha ricordato che il settore petrolifero ha dovuto già far fronte a numerose chiusure in Francia. Una “giustificazione” che però non ha convinto le ong, che sottolineano come – per poter funzionare a regime – la nuova bioraffineria dovrà utilizzare almeno 300mila tonnellate all’anno di olio di palma, pari al 50% delle necessità complessive del sito. Non a caso, Total ha ricevuto un’autorizzazione per importare fino a 450mila tonnellate di oli vegetali grezzi.
La compagnia ha assicurato di essersi “impegnata a promuovere una certificazione presso l’Unione europea”, al fine di garantire la provenienza della materia. Ma Sylvain Angerand, coordinatore delle campagne dell’associazione Les Amis de la Terre ha risposto punto su punto: “Trecentomila tonnellate di olio di palma grezzo rappresenta un quantitativo colossale. Total diventerà così il primo importatore nazionale. Inoltre, come riconosciuto anche dalla Corte dei conti europea, oggi non esiste alcuna certificazione di sostenibilità dei biocarburanti nel’Ue che sia in grado di garantire che il progetto non comporterà casi di deforestazione. E Total si rifiuta di rendere pubblico il piano di approvvigionamento dettagliato”. In un rapporto pubblicato nel 2016 , in effetti, la Corte dei conti dell’Ue aveva spiegato che attualmente “il sistema di certificazione della sostenibilità dei biocarburanti non è totalmente affidabile”.
La decisione del governo di Parigi ha comportato, inoltre, delle ripercussioni anche a livello comunitario. Come riportato dal quotidiano Novethic, “la Francia sta bloccando i negoziati a Bruxelles sull’eliminazione progressiva dell’olio di palma nei carburanti, di qui al 2021. Si tratta dei pochi paesi che si sono opposti con decisione nello scorso mese di gennaio in Parlamento”. Les Amis de la Terre ha indicato che Parigi avrebbe perfino inviato una nota agli eurodeputati, chiedendo apertamente di votare contro tale progetto.
Ma non è tutto: secondo il quotidiano ecologista Reporterre, dietro la posizione della Francia ci sarebbe una questione puramente commerciale. E militare: apparentemente, la Malesia avrebbe minacciato di rinunciare all’acquisto di 18 caccia Rafale, preferendo agli aerei francesi quelli della concorrenza britannica, se da Parigi fosse arrivato un sostegno allo stop alle importazioni di olio di palma. “Ci sono state – scrive il giornale online – divergenze sul punto tra Hulot e il ministro della Difesa Florence Parly. Ma le considerazioni commerciali sembrano aver prevalso su quelle ecologiche”.
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