Cooperazione internazionale

L’importanza del graphic journalism, una nuova forma di attivismo che investiga la realtà

Nel graphic journalism i disegni colpiscono e spiazzano, mostrando il più possibile ciò che accade nel mondo. Il fumettista Gianluca Costantini, accusato di terrorismo dalla Turchia, racconta la sua storia a Emergency, organizzazione con cui collabora.

C’è uno spettro che si aggira per le piazze e per il web. È un tratto di penna gentile che traccia i profili degli attivisti detenuti ingiustamente, dei giornalisti vittime della censura, degli oppressi dimenticati di ogni credo e di ogni bandiera. Ultimo, il ritratto di Zaky sorridente dietro a un groviglio di filo spinato, già condiviso migliaia di volte, spiaccicato su un grande murales a Il Cairo perché sia sotto gli occhi di tutti, sventolato nelle strade da Bologna a Barcellona. È lo stile ormai inconfondibile di Gianluca Costantini, tra le firme più note del graphic journalism italiano, un genere sempre più diffuso che, secondo lui, “nasce dall’unione del fumetto e del giornalismo, ma è molto diverso da entrambe le cose”.

Lo scorso anno, lo abbiamo coinvolto in un progetto editoriale di Emergency, Dove l’erba trema. Vite invisibili nelle campagne d’Italia, che accompagnava il racconto della realtà del bracciantato a illustrazioni di fumettisti famosi. Abbiamo deciso di rivolgergli qualche domanda sul suo lavoro, sulla sua collaborazione con noi, sui suoi progetti per il futuro.

Recep Tayyip Erdogan, Gianluca Costantini
Recep Tayyip Erdogan © Gianluca Costantini

Come viene visto oggi il graphic journalism?
Ha conosciuto molta diffusione, oggi lo troviamo sulle riviste, sui quotidiani, sui settimanali. Piace molto, soprattutto ai giovani. Ha più fortuna del fumetto tradizionale, spesso rilegato nella sezione cultura o varietà, o in fondo ai giornali. Il graphic journalism unisce il fumetto e il giornalismo, come dice il nome, ma è molto diverso da entrambe le cose. L’Italia è un buon terreno per questo genere. Poi, importantissimo è sicuramente il web. A volte un fumetto può essere molto efficace perché colpisce, spiazza, riesce a fare un effetto diverso anche rispetto a una fotografia, alla quale siamo sicuramente più abituati.

Hai sempre usato il disegno come forma di attivismo? Sono sempre stato un disegnatore, e un fumettista, ma prima avevo uno stile più decorativo, più intimista. Poi dal 2003-2004 sono entrato in questo mondo del graphic journalism. Grazie ai social, poi, un po’ alla volta mi sono costruito una rete di contatti quasi ovunque. Diciamo che il passaggio è avvenuto molto gradualmente.

Lo scafista, Gianluca Costantini
Lo scafista © Gianluca Costantini

Raccontaci del tuo ultimo lavoro con Francesca Mannocchi, “Libia”. “Libia” è il frutto di una collaborazione nata due anni fa. È un progetto che nasce dall’esigenza di spiegare cose che io stesso non capivo, su quel Paese. E Francesca Mannocchi è per me la voce più chiara e più eloquente in circolazione, quando si tratta di parlare di Libia. Il libro è uscito lo scorso novembre, ma ci abbiamo impiegato più due anni per realizzarlo. La mia idea era quella di illustrare le diverse persone che lei aveva incontrato lì negli ultimi anni. E invece adesso a cosa stai lavorando? Attualmente sto lavorando a un progetto con Ai Weiwei sulla libertà di espressione. Anche con lui ci conosciamo da molto tempo. Per esempio, quando ha fatto causa alla Volkswagen per aver utilizzato una sua opera per una pubblicità, mi ha invitato a illustrare il processo, visto che non potevano esserci fotografi in aula.

Ai Weiwei survive, Gianluca Costantini
Ai Weiwei survive © Gianluca Costantini

A proposito di libertà di espressione, il tuo lavoro è stato spesso censurato, in Turchia, per esempio. Sì, dopo il colpo di stato del 2016. Prima ci andavo tantissimo, per lavoro, ma anche in vacanza, a trovare gli amici. Ora non posso più. Hanno iniziato con l’oscurare il mio profilo Twitter, che per loro è particolarmente minaccioso. Sono accusato di terrorismo, che per un disegnatore diciamo che è un’accusa un po’ particolare. Hai un progetto a cui sei particolarmente affezionato? I miei disegni sono pensati per essere usati come forma di attivismo. Per questo, mi piace pensare di avere un unico progetto, chiamato “Channel Draw”, il cui obiettivo è raccontare il mondo il più possibile. La mia attività su Twitter è fondamentale per raggiungere questo scopo. Anzi, forse la mia più grande opera d’arte è proprio il mio profilo Twitter. Attraverso Twitter ricevo anche segnalazioni, proposte di collaborazioni, e mi tengo in contatto con altri attivisti, con persone vittime di soprusi e con le loro famiglie. Ecco, per esempio, una battaglia a cui sono molto legato è quella per la scarcerazione di Ali Al-Imr, che è un ragazzo saudita detenuto da cinque anni e che rischia la crocifissione per aver partecipato a una manifestazione contro il governo. Sono sempre in contatto con la madre.

Cosa ti è piaciuto della collaborazione con EMERGENCY per ‘Dove l’erba trema’? È stato un progetto molto interessante. Conoscevo poco la realtà di quei luoghi, ma grazie al materiale e alla documentazione che mi avete fornito sono stato in grado di illustrarla senza dovermi recare sul posto di persona. È molto bello il sito web, proprio perché è un mix di arti: la scrittura, la fotografia e il fumetto.

 

Emergency continua l’impegno nel promuovere nuovi linguaggi come quello del graphic journalism e della graphic novel anche tra i più giovani. Con il bando I colori di una nuova vita, Emergency e la casa editrice Tunué, specializzata in graphic novel per bambini e per adulti, invitano gli studenti delle scuole secondarie di primo grado a immaginare una delle tappe della migrazione forzata del loro personaggio preferito tra quelli proposti. C’è Amal che ha quattordici anni, uno spirito ribelle e abita a Kabul. C’è Goran, che di anni ne ha dodici ed è sfollato in un campo profughi iracheno. E c’è Rachida, quindicenne del Sudan che ama correre. I loro Paesi sono in guerra, e i tre stanno per partire. Ma come andrà a finire e chi incontreranno sul loro cammino? Gli autori delle tre sinossi migliori (c’è tempo fino al 31 marzo) avranno la possibilità di vedere le loro storie trasformate in una graphic novel dalla penna di fumettisti famosi.

Articoli correlati