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Ma anche perché ne acquistiamo e ne cuciniamo troppo. I dati del rapporto Waste Watcher in occasione della Giornata internazionale della consapevolezza sulla perdita e lo spreco alimentare.
Il 29 settembre si celebra la Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari indetta lo scorso anno dalla Fao. Agire per ridurre la dispersione di cibo è fondamentale per creare sistemi alimentari sostenibili e contribuire alla salute del Pianeta, e questo si deve tradurre in cambiamenti comportamentali, oltre che in investimenti in tecnologie e infrastrutture in vista degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Nel 2019 sono state perse e sprecate 931 milioni di tonnellate di cibo venduto. L’11 per cento di spreco si è verificato nelle famiglie, il 5 per cento nella ristorazione e il 2 per cento nella vendita al dettaglio, mentre il 14 per cento del cibo prodotto viene perso tra raccolto, trasporto e mercato all’ingrosso.
Il cibo perso e sprecato rappresenta il 38 per cento del consumo totale di energia nel sistema alimentare globale. Inoltre, l’8-10 per cento delle emissioni globali di gas serra è associato al cibo che non viene consumato. Il 6 per cento dei prelievi idrici totali e il 30 per cento della superficie agricola mondiale vengono utilizzati per produrre cibo che poi viene perso o sprecato.
Traducendo questi numeri in costi economici, si parla di costi ambientali pari a 700 miliardi di dollari e costi sociali per 900 miliardi di dollari.
Recupero, ridistribuzione, compostaggio sono le parole chiave per una riduzione delle perdite e degli sprechi a partire dall’ambiente domestico, dove il cibo viene sprecato indipendentemente dai livelli di reddito della regione o del paese. Ognuno può fare la sua parte. Come? La Fao suggerisce piccole azioni: fare una lista della spesa ed evitare acquisti in grande quantità spinti dalle promozioni, scegliere un ripiano del frigo da dedicare ai prodotti in scadenza, misurare le porzioni di cibo, condividere gli avanzi e le eccedenze con vicini di casa, parenti e amici.
Sembrano piccolezze, ma fanno la differenza. Come dimostra, infatti, il primo rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco – un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability e realizzata in Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Russia, Canada, Cina -, le famiglie di tutto il mondo sprecano cibo perché il 44 per cento dimentica la data di scadenza dei prodotti, il 40 per cento ne acquista quantità eccessive e il 33 per cento ne cucina troppo. Addirittura si spreca perché ci si dimentica di avere comprato del cibo: è così per il 68 per cento dei cittadini statunitensi, per il 65 per cento dei canadesi, per il 61 per cento degli inglesi e per il 50 per cento in Italia, Russia, Spagna e Germania.
I più virtuosi in termini di spreco sembrano essere gli spagnoli, con il 71 per cento degli intervistati che dichiara di gettare il cibo meno di una volta alla settimana. Seguono russi e tedeschi con il 70 per cento, quindi gli italiani con il 69 per cento. Maglia nera ai cinesi, che dichiarano di gettare nel 75 per cento dei casi il cibo una o più volte la settimana, e agli statunitensi (il 55 per cento spreca almeno settimanalmente).
Considerando i valori assoluti del cibo gettato, gli italiani sono i più virtuosi con solo 529 grammi di cibo sprecato a testa nell’arco di una settimana. La classifica dei peggiori va dai cittadini statunitensi con lo spreco di 1.453 grammi di cibo settimanali, i cinesi con 1.153 grammi, i canadesi con 1.144 grammi, i tedeschi con 1.081 grammi. Sotto il chilo, ci sono i cittadini inglesi (949 grammi), gli spagnoli (836 grammi) e i russi (672 grammi).
Gli alimenti che vengono maggiormente sprecati sono quelli più deperibili, come frutta e verdura. Gli italiani si assestano su uno spreco settimanale medio di 32,4 grammi settimanali per la frutta e 22,8 grammi per la verdura. Ai vertici degli alimenti sprecati nel mondo c’è anche il pane fresco: dai 38,3 grammi settimanali per gli Stati Uniti ai 22,3 grammi in Italia e, in mezzo il Regno Unito, con 33,8 grammi.
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