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Il Turtle day evidenzia l’importanza di proteggere le tartarughe marine, pacifiche e antiche creature dall’elevata importanza biologica.
Spesso i rettili non sono tra gli animali più amati, anzi, molti di loro, come i serpenti, sono vittime di pregiudizi e guardati con ribrezzo. Ci sono però dei rettili a cui è impossibile non voler bene, le tartarughe marine. Questi simpatici animali abitano il pianeta da tempo immemore, hanno assistito a quattro periodi geologici, ma oggi sono in pericolo.
Tutte e sette le specie di tartaruga esistenti sono infatti a rischio estinzione, sono la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde (Chelonia mydas), la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea) e la tartaruga a dorso piatto (Natator depressus).
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La vita delle tartarughe marine è una costante lotta per la sopravvivenza, a partire dal momento esatto in cui mettono fuori il muso dall’uovo, la percentuale di nascituri destinata a raggiungere l’età adulta è di circa una su mille. Appena nate le piccole tartarughe escono dai nidi e “corrono” verso l’acqua, ascoltando un muto richiamo ancestrale. Per raggiungere il mare devono evitare un gran numero di predatori, come gabbiani, granchi e persino coccodrilli.
In teoria una volta raggiunta l’età adulta questi rettili sarebbero difficilmente attaccabili, protetti da un inespugnabile carapace e in grado di nuotare a velocità superiori ai 35 chilometri orari. Il mare è però pieno di pericoli di natura antropica contro i quali le tartarughe, nonostante la considerevole esperienza di 150 milioni di anni, non sono attrezzate.
Imbarcazioni di ogni sorta in grado di ucciderle o mutilarle, rifiuti di plastica scambiati per meduse e inghiottiti, reti da pesca e sostanze inquinanti, forse le tartarughe rimpiangono i cari vecchi ittiosauri.
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Il 16 giugno si celebra la Giornata mondiale delle tartarughe marine, il Turtle day, istituita per sottolineare la necessità di proteggere queste magnifiche creature. La data scelta è un omaggio al professor Archie Carr, nato appunto il 16 giugno 1909, grande studioso di tartarughe.
Le tartarughe marine meriterebbero di vivere a prescindere, ma ci sarebbero sufficienti ragioni anche se le guardassimo con l’occhio utilitaristico tipico della nostra specie. Questi animali, ad esempio, contribuiscono a regolare le popolazioni di meduse e di spugne, alcune specie si nutrono di alghe e altre piante marine, limitandone così la diffusione e “creando” habitat per molte specie marine.
Diverse sono le iniziative organizzate in tutto il mondo, dalla liberazione di alcuni esemplari custoditi negli appositi centri di recupero, alla pulizia delle spiagge nelle quali nidificano i rettili, fino a campagne in favore del riciclo. Le tartarughe nuotano placide nei mari e negli oceani della Terra da 150 milioni di anni, facciamo sì che vi rimangano per molto tempo ancora.
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