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Dal 12 al 14 maggio si sono tenuti i #Waterevolution day organizzati da Gruppo CAP – l’azienda che gestisce il servizio idrico della Città Metropolitana di Milano e oltre 200 comuni – che ha aperto al pubblico le porte dell’impianto di depurazione di Bresso-Niguarda al confine tra Milano e provincia. L’obiettivo era quello di mostrare
Dal 12 al 14 maggio si sono tenuti i #Waterevolution day organizzati da Gruppo CAP – l’azienda che gestisce il servizio idrico della Città Metropolitana di Milano e oltre 200 comuni – che ha aperto al pubblico le porte dell’impianto di depurazione di Bresso-Niguarda al confine tra Milano e provincia. L’obiettivo era quello di mostrare il processo di depurazione delle acque reflue sottolineando il loro valore in ottica di economia circolare, in particolare attraverso l’iniziativa #BioMetaNow. Il gruppo automobilistico Fiat Chrysler Automobiles (FCA), infatti, ha consegnato al Gruppo CAP una Fiat Panda Natural Power che viene alimentata con biometano prodotto nell’impianto di Bresso. L’obiettivo è percorrere 80mila chilometri per testarne la qualità e l’efficienza.
Per ora la Panda ha percorso 2.500 chilometri ed è pronta per il primo controllo da parte del Centro Ricerche di FCA che verificherà gli effetti del biometano sul motore. Per ogni chilometro percorso LifeGate tutelerà un metro quadrato di foresta amazzonica brasiliana attraverso l’iniziativa One km one forest. In occasione dei #Waterevolution day abbiamo visitato l’impianto di Bresso dove l’ingegnere Andrea Lanuzza, direttore depurazione/fognatura del Gruppo CAP, ci ha spiegato il percorso delle acque reflue dalla fognatura fino al distributore di biometano dove la vettura FCA fa il pieno, un carburante per auto efficiente e 100 per cento rinnovabile.
Oggi siamo a Bresso per scoprire come funziona l’impianto di depurazione di @gruppocap #Biometanow pic.twitter.com/hYZPzvpD87
— LifeGate (@lifegate) 12 maggio 2017
In primis le sostanze inquinanti vengono rimossi dalle acque reflue attraverso procedure meccaniche, biologiche (cioè con l’utilizzo di batteri) e infine con l’esposizione a raggi ultravioletti per la disinfezione. Così l’acqua, ormai sicura, può essere restituita alla natura attraverso l’immissione nel fiume Seveso. All’impianto di Bresso è anche in corso una sperimentazione insieme all’Università di Milano-Bicocca, al Politecnico di Milano e a Fondazione Cariplo volta a studiare l’inserimento di microalghe nel processo di depurazione per migliorare il rendimento del trattamento sfruttando soluzioni a consumo energetico nullo: infatti la fotosintesi permette a questi organismi di sfruttare direttamente l’energia del sole per ridurre il contenuto di microinquinanti nell’acqua.
Le materie che vengono estratte per “purificare” l’acqua, i fanghi di depurazione, rappresentano una risorsa unica. Grazie al trattamento in digestori anaerobici, che funzionano in maniera simile al nostro stomaco, questi vengono fatti fermentare per produrre biogas, utilizzabile come vettore energetico. Separando il metano dal biogas questo viene valorizzato ulteriormente perché si ottiene il biometano.
Ma il ciclo di vita delle acque reflue non finisce qui. I fanghi di depurazione possono essere recuperati come nutriente in agricoltura, come fonte energetica in cementificio o in termovalorizzazione.
“Usciamo dalla logica del rifiuto”: queste le parole di Lanuzza che indicano la filosofia dietro al progetto #BioMetaNow. ll biometano, infatti, “non sfrutta le risorse, non usa materie prime e rimette in circolo ciò che viene ‘rifiutato’”, come ha spiegato Valeria Albizzati, sustainable mobility manager di FCA. Contribuire alla mobilità sostenibile usando materie di scarto per produrre in loco un carburante alternativo dimostra che la strada verso un’economia circolare, dove ogni fine è un inizio, è già segnata.
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