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Si è svolto il 30 marzo il primo “ivory crush” pubblico italiano, per lanciare un segnale forte contro il commercio di avorio.
Centinaia di zanne di elefante, statuette e monili, rigorosamente d’avorio, sono stati letteralmente ridotti in polvere da una macchina schiacciasassi lo scorso 30 marzo a Roma, davanti al Circo Massimo, nel corso del primo “ivory crush” italiano.
Con questo termine si indica la distruzione pubblica dell’avorio confiscato, l’iniziativa, già adottata da numerosi paesi tra cui Mozambico, Stati Uniti, Cina, Francia e Belgio, è soprattutto simbolica, a testimoniare l’impegno dei governi contro il bracconaggio e il commercio di avorio e per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica.
Per alimentare questo sanguinoso mercato vengono uccisi ogni anno oltre 35mila elefanti africani, in alcuni paesi il bracconaggio è lievemente diminuito ma anche il tasso della natività tra gli elefanti è in calo, e il numero di esemplari uccisi supera quello dei nascituri mettendo a serio rischio la sopravvivenza degli elefanti in Africa. L’Italia si è quindi apertamente schierata dalla parte degli elefanti, opponendosi al commercio dell’avorio sia illegale che legale.
“Vieteremo anche il commercio legale di avorio in Italia e in Europa – ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, presente all’iniziativa. – Credo sia un dovere morale dell’Europa che commercializza un terzo dell’avorio a livello mondiale prendere una posizione forte contro il massacro di questi animali. Oggi lo facciamo in maniera dimostrativa distruggendo l’avorio sequestrato, lo faremo in maniera ancora più dura applicando la direttiva europea, il piano di azione contro la commercializzazione illegale di avorio”.
La distruzione pubblica avvenuta a Roma, oltre mezza tonnellata di avorio confiscato è stata sbriciolata, è stata organizzata dal ministero per l’Ambiente e dalla ong Elephant Action League, in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole e Forestali, con l’ufficio italiano Cites e con il Corpo Forestale dello stato.
Oltre che nuocere agli elefanti il commercio di avorio contribuisce a finanziare attività terroristiche, prevalentemente in Africa, un motivo in più per contrastare con tutti i mezzi questo mercato illegale.
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