Tren Maya. In Messico una linea ferroviaria avrà effetti devastanti per le foreste e le comunità locali

Il progetto ferroviario del Tren Maya minaccia la foresta tropicale messicana. La pandemia ostacola le proteste della popolazione indigena.

Città del Messico, 2 giugno 2020. Un gruppo di manifestanti consegna una lettera al presidente Andrés Manuel López Obrador. Il documento è sottoscritto da 159 organizzazioni e 85 attivisti e sottolinea le gravi conseguenze che il progetto Tren Maya avrà in termini di impatto socio-ambientale e violazioni dei diritti della popolazione locale indigena.

Il Tren Maya è uno dei primi progetti infrastrutturali annunciati dal governo in carica dal 2018 per rilanciare lo sviluppo del paese e il suo comparto turistico. Una linea ferroviaria lunga 1.500 chilometri che, secondo le intenzioni dei proponenti, collegherà i paesi del sud del Messico, dalle coste dello Yucatan al Chiapas, passando per il Quintana Roo e gli stati di Campeche e Tabasco (di cui è originario lo stesso López Obrador). Per gli ambientalisti, però, il treno devasterà anche parte della foresta tropicale più importante del Mesoamerica e migliaia di reperti archeologici della popolazione Maya.

Il progetto potrebbe danneggiare la rete idrica sotterranea, compreso l’approvvigionamento dei cenotes © Donald Miralle/Getty Images for Lumix

Danni ambientali irreversibili

La ricetta è sempre la stessa: un’infrastruttura faraonica presentata come capace di portare benessere e sviluppo al territorio rischia di causare danni irrimediabili all’ambiente e alle comunità locali. Secondo i firmatari della lettera, il tren andrebbe sospeso per diversi motivi, tanti dei quali sono contenuti in uno studio commissionato dal Consiglio nazionale della scienza e della tecnologia (Conacyt) messicano.

Secondo i 30 scienziati autori della ricerca, i rischi sono in primis di stampo ambientale e legati nello specifico alle conseguenze della deforestazione e della frammentazione di 23 aree naturali protette e due riserve della biosfera, Sian Ka’an e Calakmul, annoverate tra i patrimoni dell’umanità Unesco. Inoltre, sono decine le regioni terrestri e idrologiche che, secondo gli scienziati, rischierebbero di diventare “biologicamente inospitali” per via dei lavori.

Gli scienziati evidenziano anche il rischio di danneggiamento del principale assetto idrogeologico della penisola che comprende l’anello dei cenotes (le caratteristiche grotte con presenza di acqua dolce), dichiarato riserva idrogeologica nel 2013, e le foreste della regione di Calakmul, dove le acque alimentano sei dei nove sottobacini idrografici situati nella penisola. Naturalmente verrebbe compromessa anche la capacità degli ecosistemi forestali di fungere da serbatoi di carbonio: con questo termine si intendono tutti i depositi naturali che assorbono il carbonio dall’atmosfera, riducendone la concentrazione e diminuendo, così, l’effetto serra.

La risposta delle istituzioni messicane

Dall’altro lato, le agenzie incaricate di sviluppare il progetto hanno dichiarato che non ci saranno danni ambientali, in quanto il percorso utilizzerà ferrovie già costruite. Tuttavia, su questo punto specifico – fanno notare gli ambientalisti – non sono stati condotti studi tecnici e non sono stati forniti maggiori dettagli. 

Sull’impatto del progetto si è pronunciata anche la Camera dei Deputati messicana. Con un rapporto tecnico pubblicato nel settembre 2019, puntualizza che, nonostante “non ci siano informazioni sufficienti per stabilire un grado di danno ambientale”, tra gli effetti generati dal progetto ci sarebbero “perdita di vegetazione […] e di produttività del suolo, dovuta [quest’ultima] alla compattazione generata dal transito dei macchinari durante la costruzione e alle vibrazioni che si verificano con il transito dei treni”. 

La scheda tecnica della Camera dei Deputati continua sottolineando come l’assetto idrogeologico “potrebbe subire danni, sia a livello superficiale che sotterraneo, e cambiamenti nelle correnti naturali dell’acqua”. Inoltre “sussiste il rischio di contaminazione dei corsi sia superficiali sia sotterranei a causa di sostanze scaricate accidentalmente e/o a causa di un cattivo trattamento dei rifiuti, e di perdita e/o frammentazione degli habitat che non sempre vengono risolti con corridoi biologici”. 

Il Tren Maya rischia di devastare i siti archeologici, patrimonio culturale dei Maya © Manuel Velasquez/Getty Images

Gravi perdite per le vestigia della cultura Maya

Oltre ai danni ambientali, preoccupano anche le perdite che il patrimonio storico e culturale della penisola dello Yucatan potrebbe subire. Nei dintorni del percorso del tren, infatti, l’Istituto nazionale di antropologia e storia (Inah) ha contato 7.274 siti archeologici. Di questi, 1.288 si troverebbero nell’arco di 10 chilometri dalla ferrovia. 

“Non c’è stato alcun dialogo preliminare con le comunità. Fin dall’inizio questo progetto è stato opaco a causa della mancanza di informazioni” scrive Greenpeace Messico, che ha lanciato una petizione per fermarlo. “La consultazione indigena è un diritto umano riconosciuto per i popoli nativi. Tuttavia, questo processo partecipativo, che si è svolto tra il 15 novembre e il 15 dicembre dello scorso anno, non ha rispettato i requisiti minimi stabiliti dalle normative internazionali”. Pure l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha sottolineato il mancato rispetto degli standard internazionali in materia.

“Decidere unilateralmente il futuro delle comunità e dei popoli indigeni, affermando che saranno i principali beneficiari di un progetto che ignorano e in cui il loro ruolo principale sarà quello del lavoro a basso costo, significa riprodurre la discriminazione sistemica che lo Stato promuove da anni”, continua Greenpeace Messico.

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Secondo uno studio, il progetto così come pensato renderebbe decine di regioni “biologicamente inospitali” © Gretta Bartoli/Pixabay

Troppi combustibili fossili nel futuro del Messico

L’iter del progetto non si è fermato nemmeno durante la pandemia, situazione che ha limitato ancora di più la possibilità di confronto e l’accesso alle informazioni da parte degli autoctoni. Anche se diverse comunità indigene e contadine hanno intentato azioni legali, Obrador ha ribadito la sua linea, accusando “gli pseudoecologisti che tanto ci attaccano” e aggiungendo che il suo esecutivo si sta “prendendo cura dell’ambiente come mai hanno fatto i governi precedenti”. 

Peccato che, a dare un’occhiata alle infrastrutture in fase di sviluppo, non si direbbe che l’ambiente sia tra le priorità del presidente. Tra i diversi progetti, infatti, si annoverano il Messico Corredor Transístmico che prevede la realizzazione di sei parchi industriali e agro-industriali; la costruzione di un corridoio autostradale; il completamento del Proyecto Integral Morelos che prevede la realizzazione di due centrali termoelettriche a combustibili fossili e un gasdotto da far passare alle faldi di un vulcano attivo; l’aeroporto internazionale di Santa Lucía e, infine, la raffineria Dos Bocas.

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