La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Scienza, arte e attivismo. Sono queste le parole che ben descrivono l’attività di Andreco, artista italiano di formazione scientifica, che divulga temi complessi come i cambiamenti climatici attraverso le arti visive. L’ultima opera è un gigantesco murales realizzato nel Lodhi Art District a Nuova Delhi intitolato Climate 05 – Reclaim Air and Water, che rappresenta
Scienza, arte e attivismo. Sono queste le parole che ben descrivono l’attività di Andreco, artista italiano di formazione scientifica, che divulga temi complessi come i cambiamenti climatici attraverso le arti visive. L’ultima opera è un gigantesco murales realizzato nel Lodhi Art District a Nuova Delhi intitolato Climate 05 – Reclaim Air and Water, che rappresenta gli impatti sulla salute e i dati relativi all’inquinamento atmosferico della città e delle possibili soluzioni. Il progetto fa parte dell’urban art festival St+art Delhi 2019 ed è prodotto da St+art India Foundation in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura di Delhi e supportato da Asian paint, Air Ink e altre organizzazioni.
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L’opera, realizzata utilizzando lo smog come inchiostro, fa parte della quinta tappa del Climate Art Project, il progetto dell’artista iniziato a Parigi nel 2015 in occasione della Cop 21 e che ha fatto tappa in Portogallo e a Venezia. L’opera raffigura in maniera simbolica la transizione dei fumi tossici e i gas serra, provenienti delle emissioni industriali e dal traffico veicolare in un ambiente salubre con candide nuvole. Un cambiamento reso possibile da un vero albero che si erge al centro del muro. L’artista, come spesso accade nelle altre opere, ha integrato nell’opera formule chimiche, grafici e dati forniti dai centri di ricerca per formare unica immagine concettuale dal forte impatto visivo.
“Delhi dal 2018 è tra le città più inquinate al mondo e con i livelli di polveri sottili più elevate”, spiega Andreco a LifeGate. “Nonostante tutti siano al corrente degli alti livelli di inquinamento atmosferico, si tratta di un’argomento ancora molto ‘scomodo‘ e le associazioni ambientaliste che da anni denunciano la cosa non hanno vita facile. Ho trovato molto interessante e collaborativo il Cse (Center for scienze and environment), presieduto da Sunita Narain, dove c’è anche la redazione del magazine Down to Earth. Svolgono un lavoro serio, affrontano con dati alla mano molte delle questioni ambientali locali e non solo”. Ecco come l’arte prestata alla scienza, possa comunicare in maniera visiva temi che riguardano problemi quotidiani.
Ma Delhi non deve affrontare solo il problema legato all’inquinamento atmosferico. Anche le risorse idriche della città sono in serio pericolo: il fiume Yamuna è in condizioni di inquinamento estremo, insieme alGange. Considerati luoghi sacri hanno ottenuto dalla corte indiana diritti legali comparabili a quelli degli esseri umani, ma, paradossalmente, sono tra i corsi d’acqua più inquinati della terra. “Il governo negli ultimi anni ha chiuso le centrali a carbone di Delhi, ma in India ne rimangono ancora molte attive”, continua l’artista italiano.
All’inaugurazione dell’opera si è tenuta anche una performance collettiva, che ha coinvolto la popolazione locale di tutte le età, ha attraversato il quartiere di Lodhi, con canti, slogan e grandi bandiere, per suscitare un’altra riflessione sull’inquinamento e sulle possibili forme di azione individuale e collettiva. “I ragazzi che sono venuti alla parata erano molto motivati, ma non credo siano rappresentativi della società, c’erano anche tanti bambini, molto combattivi, forse bisogna sperare nelle nuove generazioni”.
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