Querida Amazonia. L’ecologia integrale di papa Francesco può salvare la Terra

A tre mesi dalla chiusura del Sinodo dei vescovi, Papa Francesco torna sull’emergenza in Amazzonia nel documento Querida Amazonia, declinando il suo “sogno ecologico”.

Papa Francesco sogna un’Amazzonia “che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli autoctoni, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa”. Che difenda “la ricchezza culturale che la distingue”. E soprattutto “che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste“.

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Sono passati tre mesi dalla chiusura del Sinodo pan-amazzonico convocato a Roma dal Vaticano, e adesso il Pontefice ha sentito la necessità di riprenderne il filo e di esternare attraverso un documento ufficiale – l’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia – i propri sogni e le proprie speranze per il polmone verde del mondo, in cui “ecologia sociale, culturale e naturale si fondono in tutt’uno”.

Gli effetti degli incendi nella regione di Candeias do Jamari
Immagine aerea che mostra una parte della foresta pluviale amazzonica decimata dagli incendi dell’agosto 2019 nella regione di Candeias do Jamari © Victor Moriyama/Getty Images

Il richiamo all’ecologia sociale, culturale e naturale

Grande attenzione anche questa volta, così come nelle tematiche affrontate dal Sinodo, è riservata alla questione ambientale, mai slegata però dal contesto, nel solco di quella “ecologia integrale” professata dal Papa sin dall’enciclica Laudato Sì. “In una realtà culturale come l’Amazzonia, nella quale esiste una relazione così stretta dell’essere umano con la natura, l’esistenza quotidiana è sempre cosmica – spiega Francesco -. Liberare gli altri dalle loro schiavitù implica certamente prendersi cura dell’ambiente e proteggerlo”.

Secondo il Pontefice, se la cura delle persone e la cura degli ecosistemi sono inseparabili, ciò diventa particolarmente significativo lì dove “la foresta non è una risorsa da sfruttare, è un essere, o vari esseri con i quali relazionarsi”. Per questo un grande ruolo, che anche il cristianesimo deve assolutamente riconoscere, è affidato alla saggezza dei popoli originari dell’Amazzonia “che ispira, cura e rispetto per il creato, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, proibendone l’abuso”. E gli indigeni, “quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura”, sempre che non si lascino ingannare dai canti di sirena e dalle offerte interessate di gruppi di potere.

Il grido dell’Amazzonia

Il monito circa la pericolosità di potenze economiche e industriali che spingono per lo sfruttamento e il disboscamento dell’Amazzonia torna spesso nelle riflessioni di papa Francesco, così come era nel documento finale del Sinodo: “L’equilibrio planetario dipende anche dalla salute dell’Amazzonia – spiega il Papa – che assieme al bioma del Congo e del Borneo, impressiona per la diversità delle sue foreste, dalle quali dipendono anche i cicli delle piogge, l’equilibrio del clima e una grande varietà di esseri viventi. Funziona come un grande filtro per il diossido di carbonio, che aiuta ad evitare il surriscaldamento della terra”. Senza contare che “i suoi pesci, i frutti, e gli altri doni sovrabbondanti arricchiscono l’alimentazione umana”.

Da qui l’atto di accusa: oggi “l’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è giunto a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente. L’ambiente come “risorsa” rischia di minacciare l’ambiente come “casa”. L’interesse di poche potenti imprese non dovrebbe esser posto al di sopra del bene dell’Amazzonia e dell’intera umanità. Non è sufficiente prestare attenzione alla conservazione delle specie a rischio di estinzione. Fattore che, tra l’altro, è spesso ignorato nelle valutazioni di impatto ambientale dei progetti di industrie estrattive, energetiche, del legname che distruggono e inquinano. Inoltre, l’acqua, abbondante in Amazzonia, rappresenta un bene essenziale per la sopravvivenza umana; nonostante ciò, le fonti di inquinamento sono in costante crescita”.

L’accusa però investe non soltanto gli imprenditori e i politici locali con i loro interessi economici, ma anche quelli – giudicati “enormi” – dei governi nazionali e delle imprese multinazionali. L’ecologia integrale, in questo senso, si deve fare addirittura globale: “La soluzione non sta, dunque, in una “internazionalizzazione” dell’Amazzonia – dice Papa Francesco – ma nel porre i governi nazionali di fronte alle loro responsabilità“.

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Per questa stessa ragione, viene spiegato in Querida Amazonia, è lodevole l’impegno di organismi internazionali e di organizzazioni della società civile che sensibilizzano le popolazioni e cooperano in modo critico, anche utilizzando legittimi sistemi di pressione, affinché ogni governo adempia al proprio dovere di preservare l’ambiente e le risorse naturali del proprio Paese, senza cedere a ambigui interessi locali o internazionali”. Dovremmo tutti insistere sull’urgenza di “creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia“.

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La Messa in Vaticano con i vescovi del Sinodo panamazzonico © Vaticano

Educazione e abitudini ecologiche

Ma il messaggio di Bergoglio sembra essere soprattutto quello secondo il quale un’ecologia integrale deve comprendere sempre un aspetto educativo, che solleciti lo sviluppo di nuove abitudini nelle persone e nei gruppi umani. “Purtroppo molti abitanti dell’Amazzonia hanno acquisito usanze tipiche delle grandi città, dove il consumismo e la cultura dello scarto sono già molto radicati. Non ci sarà ecologia sana e sostenibile, in grado di cambiare qualcosa, se non cambiano le persone, se non le si sollecita ad adottare un altro stile di vita, meno vorace, più sereno, più rispettoso, meno ansioso, più fraterno”.

È proprio in questo, probabilmente, che la Chiesa vede la possibilità di fornire il proprio contributo alla cura e alla crescita dell’Amazzonia. Ed è proprio per questo che il Sinodo per la regione Panamazzonica, dal 6 al 27 ottobre scorsi, ha radunato a Roma 185 tra cardinali e vescovi provenienti dall’America Meridionale, oltre a numerosi esperti. Un’iniziativa il cui impatto a livello di emissioni di CO2 è stato interamente compensato tramite un progetto di riforestazione della foresta amazzonica di Matavén in Colombia, pensato in collaborazione con LifeGate.

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