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Chi è Paul Sein Twa, l’attivista che ha creato il parco che protegge le terre karen in Myanmar

Paul Sein Twa è tra i vincitori dell’edizione 2020 del Goldman environmental prize. Ha passato la vita a difendere la cultura karen e la sua speciale sinergia con la natura in Myanmar.

Il Goldman environmental prize, i cui vincitori sono stati annunciati il 30 novembre, riconosce un “eroe o eroina per l’ambiente” da ogni continente e Paul Sein Twa, un uomo di 47 anni del Myanmar, ha vinto il premio per l’Asia. Sein Twa è il co-fondatore del Karen environmental and social action network (Kesan) istituito nel 2001 e il cui obiettivo è sostenere le comunità indigene karen, proteggendone il territorio e il patrimonio.

Nel 2016, Sein Twa e Kesan sono riusciti a creare il parco della pace di Saluen, uno spazio di 546mila ettari “che promuove la pace, la cooperazione, la conservazione culturale e delle risorse ambientali e naturali attraverso un approccio dal basso, che mette le persone al suo centro”.

Paul Sein Twa, Goldman environmental prize
Nel 2001, Paul Sein Twa ha fondato KESAN, un’organizzazione che protegge i diritti e la cultura del popolo Karen © Goldman Environmental Prize

La popolazione Karen ha trascorsi difficili con il Myanmar

I karen sono un gruppo etnico minoritario in Myanmar, dove rappresentano circa il sette per cento della popolazione. Verso la fine della seconda guerra mondiale hanno iniziato una lotta per l’autodeterminazione e l’indipendenza che dura fino a oggi e si sono scontrati molte volte con l’esercito e il governo centrale del Myanmar. Decenni di conflitto hanno portato a importanti sfollamenti interni e centinaia di migliaia di karen sono fuggiti nei campi profughi al confine con la Thailandia. Nel 2015 è stato concordato un cessate il fuoco a livello nazionale, ma le tensioni rimangono alte e da allora ci sono state schermaglie pressoché costanti.

Il popolo Karen storicamente considera la regione compresa nel bacino del fiume Saluen nel sudest del Myanmar come la propria patria. La persecuzione del governo nei confronti di questa minoranza, tuttavia, ha portato alla pianificazione di dighe, progetti minerari e strade in tutta la regione, minacciando l’ambiente e lo stile di vita della popolazione locale. Inoltre ci sono testimonianze del fatto che l’esercito del Myanmar abbia imposto “lavori forzati, stupri sistematici, arruolamento di bambini soldato, massacri e distruzione intenzionale di villaggi, fonti di cibo e servizi medici”.

Il parco della pace di Saluen
Il parco della pace di Saluen ospita decine di specie di fauna selvatica, alcune delle quali (come le tigri) sono a rischio di estinzione © Goldman Environmental Prize

Cos’è il parco della pace di Saluen

Sein Twa, cresciuto vicino al fiume Saluen lungo il confine tra Thailandia e Myanmar, ha un profondo legame con la regione, il suo paesaggio, la sua lingua, la sua cultura e il suo spirito. Ha trascorso la maggior parte della sua vita lavorando per proteggere questa terra, collaborando e consultandosi con le popolazioni locali che dipendono dall’ambiente e dalla sua biodiversità per la propria sopravvivenza. L’idea di creare un parco della pace è nata da esempi riusciti di questa strategia come la Cordillera del Cóndor tra Ecuador e Perù, il corridoio per la fauna selvatica di Selous-Niassa tra Tanzania e Mozambico e il Triangolo di Smeraldo che attraversa i confini di Thailandia, Laos e Cambogia.

Le pratiche tradizionali sono centrali per la missione del parco Saluen, che ruota attorno al concetto di kaw: “Un complesso accordo che integra la conoscenza ecologica indigena, le aree naturali protette, i campi montuosi coltivati con il metodo della rotazione, il divieto di caccia di specie chiave e i meccanismi pacifici di risoluzione dei conflitti”. Questa è anche “un’area fisica e un’istituzione sociale per un governo sostenibile sul territorio”, dove il lavoro di conservazione e le pratiche di agricoltura biologica si combinano per sostenere società e mezzi di sussistenza in armonia con la natura. Per rendere il parco della pace una realtà, Sein Twa ha raccolto firme, tenuto consultazioni pubbliche, incontri educativi e seminari e ha contribuito a organizzare un referendum comunitario che ha approvato in modo schiacciante lo statuto e la struttura di governance del parco.

Il parco della pace di Saluen, che si estende per oltre mezzo milione di ettari, comprende 27 foreste comunitarie e tre santuari per la fauna selvatica. Un’ampia varietà di specie, molte delle quali in pericolo di estinzione, sono così protette dalle attività estrattive e da altri mega-progetti dannosi. Tra gli animali che trovano rifugio nel parco vi sono tigri, pangolini, orsi neri e malesi, gaur (buoi della giungla) e gibboni hoolock.

Alcune parole sagge

“Le nostre foreste, le montagne, le pianure e i fiumi sono il nostro rifugio, la casa dei nostri spiriti protettori, la nostra farmacia, le nostre fonti di cibo e i luoghi in cui troviamo conforto e tranquillità. Sono le fondamenta della nostra cultura”, ha dichiarato Sein Twa sottolineando la connessione del popolo Karen con la natura e l’ambiente.

Sein Twa inoltre ha denunciato gli abusi che tuttora vengono condotti dal governo del Myanmar, che ha continuato a perseguitare e uccidere i karen anche dopo il cessate il fuoco. Uno degli esempi più recenti è l’omicidio di un difensore della foresta da parte delle forze armate nel marzo 2020. Sein Twa è anche critico nei confronti dei cosiddetti “progetti di sviluppo”. Anziché avere un effetto positivo sul territorio e sulla sua gente, questi sforzi vanno verso un tipo di crescita che è “insostenibile, irrispettoso e ingiusto”.

Abbiamo bisogno di un modello di sviluppo umano che rifiuti la violenza e l’avidità, che impari umilmente dalle culture e dalle tradizioni dei popoli indigeni, sostenga la Natura e rispetti e soddisfi i bisogni di tutti gli esseri del nostro pianeta.

Paul Sein Twa

Sein Twa ha lodato il movimento globale delle popolazioni indigene, che cercano di proteggere le proprie case ancestrali e il modo di vivere tramandato dagli antenati, e riconosce che la lotta è tutt’altro che finita. Sein Twa spera che il premio aumenterà la consapevolezza globale sulla lotta dei karen e di altri popoli indigeni, ma sa che c’è ancora molto da fare. Il lavoro per proteggere il pianeta dalla depredazione capitalista e consumistica delle risorse naturali non finisce mai.

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