Dalla guerra in Iraq alla guerra al bracconaggio

Damien Mander, ex cecchino nella guerra in Iraq, ha abbandonato la carriera militare per difendere gli animali africani istituendo la Fondazione internazionale anti-bracconaggio.

Uccideva per lavoro, ora per vocazione protegge gli animali. È la storia di Damien Mander, soldato che ha servito prima in Australia come franco tiratore nelle operazioni speciali e come sommozzatore artificiere della Marina, poi per tre anni in prima linea nella guerra in Iraq.

 

Nel 2008 lascia il fronte e l’esercito e va in Africa, questo viaggio gli cambierà la vita. In Africa lavora come volontario con una unità anti-bracconaggio nel Parco Nazionale dello Zambesi e osserva da vicino gli orrori della caccia di frodo. Dopo aver visto elefanti e rinoceronti macellati per corna e zanne qualcosa scatta in lui e decide di creare la Fondazione internazionale anti-bracconaggio (Iapf).

Grazie alla sua esperienza militare Damien Mander può formare e addestrare i ranger per contrastare al meglio i bracconieri. La fondazione sviluppa piani di conservazione, gestisce le operazioni anti-bracconaggio e utilizza la tecnologia, come ad esempio i droni, per salvaguardare gli animali selvatici. «Un drone può coprire in poche ore il territorio che una squadra di ranger copre in una settimana».

 

Il valore aggiunto della Fondazione internazionale anti-bracconaggio è proprio la preparazione bellica di Mander. «Le strategie usate da decenni per la lotta al bracconaggio sono ormai inefficaci – ha dichiarato il fondatore di Iapf – piccoli gruppi di ranger male attrezzati che vagano per un territorio enorme alla ricerca dei cacciatori illegali. Questi ultimi invece usano ormai tattiche ed equipaggiamenti militari per uccidere soprattutto gli animali più richiesti dal mercato illegale: elefanti, rinoceronti e gorilla».

Da quando la Iapf ha assunto la gestione della sicurezza dell’area delle cascate Vittoria, nello Zimbabwe, neppure un rinoceronte è stato ucciso dai bracconieri e la popolazione di rinoceronte nero, specie in pericolo critico, è aumentata del 133 per cento dal 2010. La fondazione vigila attualmente su un milione di ettari di territorio e sostiene 28 iniziative di conservazione.

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