A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Il mondo ha bisogno di una transizione proteica: è essenziale che nelle abitudini alimentari si inizi a preferire decisamente le proteine di origine vegetale – come quelle derivate da fagioli, piselli e soia – rispetto a quelle di origine animale. Sono le conclusioni di uno studio finanziato dall’Accademia delle scienze olandese (Studio Profetas: Protein Foods,
Il mondo ha bisogno di una transizione proteica: è essenziale che nelle abitudini alimentari si inizi a preferire decisamente le proteine di origine vegetale – come quelle derivate da fagioli, piselli e soia – rispetto a quelle di origine animale.
Sono le conclusioni di uno studio finanziato dall’Accademia delle scienze olandese (Studio Profetas: Protein Foods, Environment, Technology And Society), condotto da ricercatori dell’Università di Amsterdam, di Wageningen e di Twente.
L’argomentazione dei ricercatori punta principalmente su considerazioni che riguardano il bilancio energetico e delle risorse globali.
Per produrre 1 kg di proteine animali servono da 3 a 10 kg di proteine vegetali a seconda delle specie animali allevate e dalla specifica situazione. Inoltre, 1 kg di carne richiede 15 metri cubi di acqua, 1 kg di carne di agnello 10, mentre per 1 chilo di cereali bastano da 0,4 a 3 metri cubi. Di fatto attualmente il 75 per cento dell’acqua dolce utilizzata, il 35 per cento dei terreni utilizzabili e il 20 per cento dell’energia consumata sono destinati alla produzione di carne. Dal 1950 al 2000 la popolazione mondiale è passata da 2,7 a oltre 6 miliardi di persone e la produzione di carne da 45 a 233 miliardi di chilogrammi all’anno. Secondo la Fao nel 2050 a fronte di 9 miliardi di persone vi sarà una produzione di 450 miliardi di chilogrammi di carne all’anno.
La situazione sarebbe ecologicamente difficilissima. Invece, il passaggio a un nuovo tipo di alimentazione su base vegetale offrirebbe svariati vantaggi. Per esempio, buona parte del terreno utilizzato per fornire l’alimentazione agli animali da macello potrebbe essere convertita nella produzione di biomassa a fini energetici, tanto da coprire un quarto dei consumi elettrici globali, fermando la crescente distruzione di foreste e anzi invertendo la rotta. Inoltre gli allevamenti che resterebbero sarebbero molto meno esposti al rischio di patologie simili alla BSE e anche lo stato di salute degli esseri umani ne trarrebbe in generale vantaggio.
Lo studio è stato ripreso in Italia da Le Scienze: Meno proteine animali per l’umanità.
Queste sono alcune delle cifre del paradosso:
Quella ambientalista, ovvero riguardante l’impronta ecologica e i gas serra (CO2) causati dall’allevamento e la produzione della carne, si aggiunge alle preoccupazioni etiche e salutistiche di chi sta riflettendo sull’adozione di una dieta vegetariana.
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