Le politiche ambientali di Donald Trump bocciate senza appello da The Lancet

La rivista scientifica The Lancet fa un bilancio della presidenza di Donald Trump sul fronte ambientale e sanitario. Arrivando a conclusioni molto pesanti.

“Ostilità alle normative ambientali”, “disprezzo per la scienza”, “azioni esecutive che mettono in pericolo la salute”. Sono solo alcune delle espressioni che si leggono in una lunga disamina delle politiche ambientali e sanitarie dell’ormai ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Parole durissime e pesanti, soprattutto perché a pubblicarle non è un suo avversario politico o una ong ambientalista, ma The Lancet, una delle riviste mediche più note e autorevoli al mondo.

Un’insolita presa di posizione politica

56 pagine, oltre 350 riferimenti bibliografici, 33 autori tra professori universitari, medici e ricercatori. E una sola diagnosi: le politiche ambientali e sanitarie di Donald Trump sono un fallimento su tutti i fronti, un fallimento a cui bisogna porre rimedio al più presto.

Quella espressa da The Lancet è una forte presa di posizione che può suonare inattesa. “Se quattro anni fa qualcuno mi avesse detto che i giornali scientifici si sarebbero pronunciati contro Trump, non ci avrei creduto”, ha commentato Gretchen Goldman, presidente dell’organizzazione Union of concerned scientists, interpellato da Business green. “Ma da allora c’è stato un bel cambiamento che riflette sia la gravità di ciò che ha fatto Trump sia la nuova volontà della comunità scientifica di partecipare alle conversazioni politiche”.

trump clima protesta
Una protesta contro Donald Trump per il disimpegno degli Stati Uniti nella lotta ai cambiamenti climatici © Sean Gallup/Getty Images

Sacrificate 84 normative ambientali

L’amministrazione Trump si è schierata contro 104 diverse normative a tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori, riuscendo a cancellarne o indebolirne 84 nell’arco dei quattro anni di mandato. Negli altri 20 casi l’iter di modifica era ancora in corso al momento delle elezioni. I ricercatori le hanno scandagliate una per una, scoprendo che sono state toccate 29 norme sulle emissioni in atmosfera e sull’inquinamento dell’aria, 20 limitazioni all’estrazione di combustibili fossili, 9 standard sull’inquinamento dell’acqua e 8 sulle sostanze chimiche tossiche.

La pandemia da coronavirus è stata usata come “pretesto per un’ulteriore deregolamentazione”, con lo stop all’applicazione delle normative sull’aria e sull’acqua, in uno “sfacciato tentativo di mantenere standard permissivi prima di un possibile cambio di amministrazione”, si legge nel report.

Potevano essere evitate 22mila morti in tre anni

Questi continui compromessi hanno avuto un esito drammatico: tra il 2016 e il 2019 il numero annuo di decessi riconducibili a cause ambientali e lavorative è aumentato di oltre 22mila unità, facendo schizzare verso l’alto una curva che era in calo da ben quindici anni. Uno dei principali fattori di mortalità è rappresentato dalle concentrazioni di particolato fine (Pm2,5) che dal 2016 sono tornate a crescere soprattutto negli stati meridionali e del Midwest, dove si concentrano le estrazioni di risorse minerarie, petrolio e gas naturale. Non si assisteva a un fenomeno simile dal Clean air act siglato da Nixon negli anni Settanta. Con l’allentamento delle normative sulla salute e sulla sicurezza, si sono moltiplicati anche gli infortuni sul lavoro nel ramo minerario e petrolifero.

Joe Biden nel primo giorno di lavoro alla Casa Bianca
Joe Biden nel primo giorno di lavoro alla Casa Bianca © Chip Somodevilla/Getty Images)

L’appello di The Lancet a Joe Biden e Kamala Harris

Ormai la Casa Bianca ha cambiato inquilino, ma l’eredità dell’era Trump non potrà essere annullata dall’oggi al domani, ricordano gli scienziati. Perché il revival dei combustibili fossili ha portato un incremento delle concentrazioni di gas serra che rimarranno in atmosfera per decenni, accelerando il riscaldamento globale. Da qui l’appello di The Lancet al nuovo presidente Joe Biden e alla sua vice Kamala Harris: rientrare nell’Accordo di Parigi, procedura avviata dal nuovo presidente già nel giorno del suo insediamento. Ma non solo: “quest’azione deve essere seguita da cambiamenti significativi”.

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