Requiem per una tartaruga (e forse per un intero ordine)

In occasione dell’anniversario della morte dell’ultima tartaruga dell’isola di La Pinta facciamo il punto sulla situazione delle tartarughe.

Due anni fa, all’età presunta di cento anni, moriva Lonesome George, tartaruga gigante dell’isola di La Pinta. Il suo nome (George il Solitario) non era casuale, l’animale era infatti l’ultimo esemplare della sua specie, denominata Chelonoidis abingdonii. L’anniversario dell’estinzione di questa specie rappresenta l’occasione per focalizzare l’attenzione sul rapido declino che stanno subendo molte specie di tartaruga, tra gli animali che stanno scomparendo più rapidamente.

 

Fin dal momento del suo ritrovamento, che risale al 1972, Lonesome George è sempre stato l’ultimo della sua specie ed è divenuto un simbolo della lotta per la conservazione. Le tartarughe dell’isola di La Pinta, una sottospecie delle tartarughe delle Galapagos, sono state spazzate via dalla caccia e dall’introduzione delle capre sulla loro isola, le quali sono entrate in competizione per il cibo con le tartarughe.

 

Le tartarughe appartengono a una classe animale antica e hanno fatto la loro comparsa sul pianeta più di duecento milioni di anni fa. Queste creature ne hanno dunque viste tante e sono sopravvissute a sconvolgimenti climatici, glaciazioni ed estinzione di massa. Tuttavia oggi quasi la metà delle oltre trecento specie esistenti rischia di scomparire. Le principali minacce sono rappresentate dalla distruzione dell’habitat, dalla caccia (sia per la carne che per il carapace) e dal commercio illegale di animali esotici.

A complicare ulteriormente la situazione delle tartarughe c’è un fattore legato alla loro riproduzione. Nella maggior parte delle specie di tartaruga il sesso non è determinato dai geni ma dalla temperatura di incubazione. La sopravvivenza della tartaruga liuto (Dermochelys coriacea Vandelli), ad esempio, la tartaruga più grande del mondo e fra le più minacciate, è messa in pericolo dal riscaldamento degli oceani che sbilancerebbe unilateralmente il genere dei nascituri.

 

Le tartarughe delle Galapagos (Chelonoidis niger) hanno rischiato di scomparire per sempre a causa dell’uomo. Per secoli sono state mangiate dai marinai che facevano rotta in quell’arcipelago. Nel 1974 la popolazione era precipitata da circa 250mila individui ad appena 3mila. Grazie agli sforzi di conservazione la specie si è ripresa e oggi si contano quasi 20mila esemplari. In particolare una sottospecie che vive in un’isola vicina, la tartaruga dell’isola di Hood, è stata protagonista di una spettacolare crescita demografica, passando dai 14 esemplari del 1970 agli attuali 860.

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