Salone del Mobile: le startup naturalmente sostenibili alla Design Week 2022

Vi presentiamo le cinque startup dell’ecosistema di LifeGate Way che portano le loro innovazioni alla Design Week 2022 di Milano.

  • La Design Week di Milano, con il Salone del Mobile in fiera e il Fuorisalone per le vie della città, è un must per gli amanti del design e dell’arredamento, e per chi cerca ispirazione sulle tendenze internazionali.
  • In questa fucina di idee e sperimentazioni troviamo alcune delle startup dell’ecosistema di LifeGate Way.

È tornata la Design Week di Milano, appuntamento imperdibile per gli amanti del design e dell’arredo. In occasione del Salone del Mobile che si tiene a Rho Fiera Milano dal 7 al 12 giugno 2022, la città si riempie di mostre, eventi, iniziative e installazioni che coinvolgono ormai non solo gli addetti ai lavori ma anche cittadini, appassionati e visitatori da tutto il mondo. È il Fuorisalone, fucina di innovazione, occasione per disseminare la creatività anche in città, cercare ispirazione e dare uno sguardo al futuro del design ma non solo.

È per questa atmosfera aperta alla sperimentazione che alcune delle startup naturalmente sostenibili appartenenti all’ecosistema di LifeGate Way hanno deciso di partecipare all’evento, finalmente tornato in presenza dopo la pandemia, mettendosi in gioco e in mostra, e incontrando realtà che hanno un approccio e una filosofia simili alla loro. Alla prima edizione, nel 1961, parteciparono 328 aziende. Oggi, nella sua sessantesima edizione, il Salone del Mobile ha accolto in fiera più di 2mila espositori, mentre più di mille brand animano il Fuorisalone. Anche se piccole, le startup innovative faranno sicuramente la differenza.

Le startup sostenibili di LifeGate Way alla Design Week 2022

  • Mixcycling che produce materiali alternativi alla plastica a basso impatto;
  • Deesup con la Circular gallery;
  • Hexagro con l’orto verticale Living Farming Tree;
  • cU e la sua collezione di maglieria che sia adatta a ogni fisicità;
  • Tornasole, la lampada che cambia colore in base alla qualità dell’aria;
  • Acquainbrick che innova il packaging dell’acqua;
  • Biova, la birra prodotta con il pane invenduto.

Mixcycling

Nella mostra Urban Matter(s), curata da Materially e dedidcata ai materiali più innovativi e sostenibili, non poteva mancare Mixcycling, startup che studia nuovi materiali utilizzando scarti provenienti da processi industriali per favorire un uso più virtuoso delle risorse. La mostra, infatti, si concentra proprio su temi quali l’utilizzo responsabile delle risorse disponibili, la riduzione attiva degli inquinanti che sono già stati immessi nell’ambiente, l’alleggerimento complessivo dei materiali e la trasformazione degli elementi di scarto in preziose risorse rigenerate. Tutti questi obiettivi sono raggiungibili e realizzabili, come dimostra il lavoro di Mixcycling.

Grazie a un sistema brevettato la startup crea biocompositi sostenibili (blend) recuperando fibre organiche di scarto, provenienti ad esempio dalla produzione agro-industriale, e miscelandole a basi polimeriche che possono essere biobased, riciclate, vergini, biodegradabili, o biodegradabili e compostabili. L’obiettivo è quello di realizzare un’economia circolare che riduca il consumo di risorse vergini e, allo stesso tempo, i rifiuti da smaltire. Mixcycling ha reso ancora più virtuoso questo processo, realizzando la “triangular economy” che riduce ulteriormente le inefficienze di filiera: gli scarti di produzione sono utilizzati per creare un nuovo blend con cui realizzare una confezione per lo stesso prodotto che ha generato lo scarto. Ancora una volta il packaging è al centro del processo di innovazione.

Al Fuorisalone 2022 Mixcycling espone i propri materiali alternativi alla plastica realizzati con scarti industriali © Mixcycling

Mixcycling sviluppa i blend ad hoc per l’applicazione finale richiesta dal cliente, in modo da garantire la miglior soluzione possibile dal punto di vista tecnico e di sostenibilità, attestando il tutto mediante il life cycle assessment. Anche l’estetica diventa un veicolo per il messaggio: fibre visibili e materiche del blend comunicano implicitamente l’origine e la natura di quel materiale, la sua storia, il suo significato circolare. Aspetto da tenere in mente quando si parla di applicazione dei materiali nei prodotti di design. Chiuso il cerchio, si torna così al significato più profondo della presenza di Mixcycling al Fuorisalone.

Mixcycling espone nella sezione dedicata alle startup alla mostra Urban Matter(s) curata da Materially a Superstudiopiù, via Tortona 27.

Deesup

La Design Week è l’ambiente naturale di Deesup, un marketplace online dedicato agli amanti del design che vogliono vendere o acquistare pezzi di seconda mano, con la certezza che siano autentici e verificati. L’obiettivo alla base di tutto questo è allungare la vita degli arredi in modo da ridurre l’impatto sull’ambiente generato dalla prduzione di nuovi pezzi. Deesup si rivolge ai privati che vogliono rimettere sul mercato pezzi in loro possesso, ma anche a negozi o brand che possono liberarsi di stock e prodotti seminuovi, utilizzati in showroom o per shooting pubblicitari.

Al Fuorisalone Deesup presenta la Circular gallery, un’installazione che celebra il tempo che non passa e il design che permane come oggetto e strumento di memoria, per raccontare storie sempre nuove, dare vita ad ambienti ogni volta differenti ma senza produrre niente, senza consumare risorse e anzi, valorizzando quello che già esiste.

L’allestimento di Circular gallery è ospitato e curato da Casa Canvas, che ha selezionato pezzi iconici di design presenti sulla piattaforma di Deesup, inseriti nella cornice degli spazi della propria casa-galleria.

La Circular gallery di Deesup si trova a Casa Canvas, via Solferino 42.

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Per il Salone del Mobile 2022 Deesup propone Circular gallery © Eric Davanzo

Hexagro – Living Farming Tree

La start up milanese Hexagro presenta alla Design Week 2022 il nuovo modello del Living Farming Tree, un orto verticale automatizzato, digitalizzato e modulare che permette a chiunque e ovunque di avere accesso a cibo sano, nutriente e sostenibile. Se il sistema alimentare tradizionale fatica a soddisfare questa esigenza per la sempre crescente popolazione urbana, l’urban farming è una soluzione per produrre a km0, anzi addirittura nel proprio salotto.

Il Living Farming Tree è una struttura ad albero modulare formata da componenti esagonali che permette di coltivare verdura fresca tutto l’anno in quantità anche rilevanti. Questa conformazione, insieme alla possibilità di personalizzare le sue finiture, permette all’albero di adattarsi a qualsiasi spazio interno ed esterno più o meno grande. Ispirato alle strutture degli alveari, la forma più efficiente in natura, il Living Farming Tree è espressione del design biofilico che presta una particolare attenzione ai processi vitali.

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Il Living Farming Tree, orto verticale automatizzato e modulare © Hexagro

Il Living Farming Tree è un orto indoor dai consumi ridotti, grazie alla tecnologia aeroponica: le piante sono coltivate senza suolo o terreno, l’acqua e i nutrienti vengono nebulizzati sulle radici, permettendo un assorbimento totale e un notevole risparmio di risorse, in particolare di acqua. Occuparsi della coltivazione è semplice, grazie all’automazione e alla possibilità di monitorarla in tempo reale la coltivazione attraverso l’app e i sensori installati. L’esperienza di agricoltura urbana interattiva generata dall’orto verticale crea un senso di comunità tra le persone che si ritrovano intorno ad esso, che diventa l’epicentro di attività sociali come il cocktail del venerdì con le erbe fresche o una tisana pomeridiana.

Il Living Farming Tree è allestito nella sala stampa di Interni, aperta anche al pubblico, all’Università degli Studi di Milano, via Festa del perdono 7.

cU – Cancellato uniform

cU è una nuova linea di abbigliamento in maglieria, ideata dalla designer Diletta Cancellato, che propone abiti dall’estetica contemporanea, confortevoli e versatili. cU si legge “see you” ed è l’acronimo di Cancellato Uniform: i capi infatti sono pensati per diventare idealmente la divisa per la quotidianità di quante più persone possibili, adattandosi a uno stile di vita contemporaneo fluido, che fonde lavoro – da casa, in ufficio o in movimento – e tempo libero. cU parte dalle caratteristiche delle divise da lavoro, capi resistenti, comodi, slegati dalle tendenze e spesso genderless, per progettarne una che sia adatta alla vita/lavoro del futuro: funzionale e versatile ma anche elegante, inclusiva e facile da indossare.

Il concept alla base di questa linea è un modello di produzione e uso che diminuisca l’impronta ambientale. Oltre ad abbattere gli sprechi nella prototipazione, l’abbigliamento è prodotto su richiesta in modo da snellire i processi di produzione e distribuzione ed eliminare il problema dell’invenduto. Si prediligono inoltre materiali di origine naturale come lana merino e lyocell, una fibra di cellulosa estratta da legno proveniente da fonti sostenibili. Tutti i capi cU sono realizzati con macchine da maglieria 3D, senza cuciture, e sono progettati per durare nel tempo, essere condivisi e passati di mano in mano. Il risultato è una collezione davvero inclusiva, in cui il capo è talmente versatile da adattarsi alle molteplici forme del corpo umano, invece di pretendere che sia quest’ultimo a doversi uniformare a taglie standardizzate. cU offre quindi solo tre taglie che si riferiscono all’altezza della persona e coprono dai 130 ai 190 centimetri, andando oltre le barriere dell’età, del genere o delle abilità fisiche.

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La maglieria di cU adatta a ogni fisicità © cU

In occasione del Fuorisalone cU presenta il suo primo pop-up store, progettato dall’architetta e art designer Caterina Fumagalli. Uno spazio dall’atmosfera onirica e con un’estetica che è il frutto di una ricerca continua sull’accessibilità e la fruibilità degli spazi che vorremmo vivere nel quotidiano. All’interno del pop-up store cU ha organizzato Oliverso, una serie di eventi che raccontano l’immaginario etico-culturale da cui nasce il progetto.

Il pop-up store cU si trova presso la Cariplo Factory a Base, in via Bergognone 34 e oltre alla collezione ospiterà gli eventi di Oliverso.

BreathGeneration – Tornasole

BreathGeneration è un osservatorio collettivo dedicato al monitoraggio dell’aria attraverso tecnologie e sensori wearable. Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare le persone sull’importanza di questo elemento per la salute e creare una comunità attenta e consapevole.

Al Fuorisalone BreathGeneration in collaborazione con la startup Weargraph presenta Tornasole, una lampada che cambia colore sulla base di un indice di qualità dell’aria (Aqi) determinato attraverso quattro parametri: temperatura, umidità, anidride carbonica (CO2), biossido di azoto (NO2), particolato atmosferico (PM2,5 e
PM10) e particelle volatili. Il verde è associato a un’aria di buona qualità, con livelli di particolato compresi tra 0 e 12 milligrammi per metro cubo; la scala passa poi al giallo e all’arancione fino al rosso che rappresenta un’aria malsana, con i livelli di particolato compresi tra 55 e 105 milligrammi per metro cubo. Tornasole può illuminarsi anche di azzurro quando è in modalità neutra.

La lampada, firmata Casarialto atelier, si compone di due parti principali: quella che dà il tocco estetico, dal sapore bucolico e poetico, è realizzata in vetro soffiato a mano libera e rappresenta una sfera con due uccellini posati su altrettanti rametti. La base rettangolare cromata invece è la parte tecnologica, dove sono installati laser e biosensori per il rilevamento dei parametri dell’aria.

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Tornasole è una lampada che cambia colore in base alla qualità dell’aria © BreathGeneration

I dati raccolti vengono inviati sia a un’app, consultabile dal singolo utente, sia a un database globale georeferenziato che li aggrega per metterli al servizio degli stakeholder e della comunità. In questo modo, ciascun cittadino contribuisce a creare una base di dati da cui prendere spunto per avviare iniziative concrete.

Tornasole è esposta in mostra con Casarialto atelier a palazzo Bagatti Valsecchi, via Santo Spirito 7.

Acquainbrick

Acquainbrick è una confezione di acqua da passeggio in brick a basso impatto ambientale, pratica, leggera e realizzata con il 70 per cento di materia vegetale. Quale occasione migliore della Design Week per comunicare un packaging innovativo? Design è proprio questo.

Nonostante siamo abituati ad utilizzare il brick in cartone per bevande come latte o succhi di frutta, Acquainbrick è convinta che questa confezione sia sostenibile e adatta anche per l’acqua, essendo realizzata principalmente in materie prime di origine vegetale. In un’ottica di economia circolare, Acquainbrick sta studiando un nuovo processo enzimatico che migliorerà la separazione degli strati nel processo di riciclo. Il rivestimento interno infatti è in alluminio e il tappo è in plastica plantbased, derivante da canna da zucchero.

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Acquainbrick è un’acqua da passeggio con un packaging plastic-free © Acquainbrick

Con la scelta della confezione in cartone per l’acqua, Acquainbrick cerca di contrastare il problema dell’inquinamento da plastica generato delle bottigliette e si propone allo stesso tempo anche un obiettivo socio-culturale: divulgare la cultura del riciclo. Non dimentichiamo infatti che l’Italia è uno dei paesi con un altissimo consumo di acqua in bottiglia pro capite. La confezione in cartone è anche personalizzabile, il che la rende un veicolo ideale per comunicare, cause ambientali.

Alla Design Week potete trovare Acquainbrick presso lo show-room di Seletti in corso Garibaldi 117 nella giornata di martedì 7 giugno; al Design Pride che si terrà mercoledì 8 in piazza Affari e nello show-room di Toilet Paper in via Balzaretti 4, in città studi; e giovedì 9 insieme a Deesup presso Casa Canvas, via Solferino 42.

Biova Project

Che ci fa una startup che fa birra alla Design Week? Intanto abbiamo detto che il Fuorisalone è un evento sociale, e poi Biova non è una birra qualsiasi, bensì un progetto pensato per ridurre lo spreco alimentare. Biova Project sfrutta l’enorme quantità di pane invenduto sugli scaffali di negozi e supermercati, impiegandolo al posto del malto per produrre birra artigianale. In questo modo la birra richiede una quantità inferiore di materia prima, abbattendo anche i consumi per il trasporto e le risorse per coltivarla, e permette di ridurre un fenomeno, quello dello spreco, davvero inaccettabile. La birra Biova viene poi rivenduta negli stessi esercizi commerciali che hanno fornito il pane: in questo modo i negozi non solo guadagnano dalla vendita della birra, ma trovano un modo di ridurre i costi legat al pane da smaltire.

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Biova è una birra prodotta con pane invenduto al posto di parte del malto © Biova Project

Dopo aver creato tre birre prodotte con il pane di Milano, chiamate la rossa, la verde e la gialla in onore delle tre linee storiche della metropolitana, Biova torna ai piedi della Madonnina: alla Design Week sarà partner di alcuni eventi e alcuni brand con i quali condivide i valori di circolarità e sostenibilità.

Dal 6 al 12 giugno torna l’appuntamento più importante del mondo del design, la Milano Design Week! La prossima…

Posted by Biova Project on Friday, June 3, 2022

Biova è presente all’evento organizzato da Magma il 7 giugno alle 19:00, alla Circular gallery di Deesup giovedì 9 presso Casa Canvas in via Solferino 42, e agli incontri di Cu Cancellato Uniform presso Cariplo Factory a Base, in via Bergognone 34.

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