L’Unione europea blinda le sue centrali nucleari

La Commissione europea ha trovato un accordo per aumentare la sicurezza delle centrali nucleari dopo il disastro di Fukushima.

La Commissione europea ha raggiunto un accordo per migliorare la direttiva sulla sicurezza delle centrali nucleari. La novità più importante prevede che qualsiasi guasto ai reattori non debba avere alcuna conseguenza negativa sull’ambiente esterno grazie all’adozione di sistemi di prevenzione efficaci.

 

Dopo il disastro di Fukushima

L’esigenza di aumentare gli standard di sicurezza degli impianti è nata dopo il disastro di Fukushima, in Giappone, avvenuto l’11 marzo 2011 che ha costretto all’evacuazione circa 160mila abitanti in seguito all’aumento della radioattività nell’area. L’incidente alla centrale di Fukushima Dai-ichi è stato provocato dal più forte maremoto (tsunami) che abbia mai colpito il Giappone. La costa orientale del paese è rimasta sott’acqua per giorni, causando la morte di oltre 18mila persone.

 

Subito dopo il disastro, l’Unione europea aveva fatto partire una serie di test (stress test) per provare il grado di sicurezza degli oltre 130 impianti in funzione sul suo territorio. I risultati dei controlli sono stati poi raccolti in una relazione che ha quantificato gli investimenti necessari per portare tutte le centrali al grado di sicurezza richiesto dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica: da 10 a 25 miliardi di euro.

 

Centrale di massima sicurezza

“Dobbiamo fare il possibile per assicurarci che ogni impianto presente in Europa rispetti i più alti standard di sicurezza”, ha detto il commissario per l’Energia Guenther Oettinger. Ad ogni autorità nazionale per l’energia nucleare verrà richiesta una strategia su come intendono comunicare eventuali incidenti alle comunità locali, mentre l’Unione europea si incaricherà di revisionare la sicurezza di tutti gli impianti ogni sei anni. Tutti dovranno essere revisionate al fine di evitare che qualsiasi incidente interno abbia conseguenze sull’ambiente circostante.

 

Prima di entrare in vigore, la direttiva ha bisogno dell’approvazione formale dei capi di stato e di governo europei.

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