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Il bracconaggio rappresenta una piaga mondiale e sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie animali protette. Finalmente però le pene cominciano ad inasprirsi e costituiscono un deterrente alla caccia di frodo.
Da un punto di vista meramente giuridico il bracconaggio è un reato e come tale viene punito. Ma il bracconaggio, prima ancora di infrangere la legge degli uomini, è un crimine contro la natura, l’ambiente e le altre creature con cui condividiamo il pianeta. Eppure quello della caccia di frodo è un mercato florido, secondo i dati dell’Interpol è il terzo mercato illegale più redditizio dopo il traffico di armi e di droga. Il movente economico è quindi elevato e per proteggere gli animali e scoraggiare i bracconieri non resta che inasprire le pene per i colpevoli.
In questo senso la giustizia sta compiendo grandi passi avanti. Ecco alcuni casi nei quali i bracconieri sono stati puniti in maniera esemplare, per quanto nessuna condanna potrà mai restituirci, ad esempio, il rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni), rara sottospecie che conta un solo superstite maschio e che è condannata all’estinzione.
I quattro bracconieri che nel 2007 avevano ucciso tre rinoceronti neri (Diceros bicornis) all’interno dell’Imire Safari Ranch sono stati condannati a scontare 27 anni di reclusione. I rinoceronti sono tra gli animali più minacciati dalla caccia di frodo per via del loro corno. Negli 1970 in Africa vivevano oltre 70mila rinoceronti, oggi se ne contano appena 25mila.
Un cittadino thailandese, Chumlong Lemtongthai, è stato condannato a 40 anni di carcere da un tribunale sudafricano per aver trafugato illegalmente ed aver introdotto nel mercato nero asiatico 26 corni di rinoceronte. Il corno viene usato in Yemen come impugnatura dei pugnali e in oriente come afrodisiaco naturale. “Queste condanne sono fondamentali per interrompere il bracconaggio e le catene commerciali illegali utilizzate per trafugare i corni di rinoceronte”, ha dichiarato Jo Shaw, esponente del Wwf Sudafrica.
Le autorità dello Zimbabwe hanno condannato cinque uomini per avere avvelenato 81 elefanti, oltre ad un numero imprecisato di altri animali. I criminali hanno avvelenato con il cianuro delle pozze d’acqua nella riserva Ngamo Safaris con l’obiettivo di uccidere gli elefanti e impossessarsi delle loro zanne. I bracconieri dovranno scontare 15 anni di carcere. Le nazioni africane hanno iniziato ad aumentare le pene in seguito alla mattanza di elefanti e rinoceronti che sta insanguinando il continente.
Quella inflitta al bracconiere sudafricano Mandla Cauke è la condanna più pesante mai inferta ad un cacciatore di frodo. L’uomo dovrà scontare 77 anni di pena per avere ucciso tre giovani esemplari di rinoceronte all’interno del Parco nazionale Kruger. Il paese africano rappresenta il principale habitat dei rinoceronti, ospita infatti l’80 per cento degli esemplari di tutto il mondo ed è uno dei paesi maggiormente colpiti dal bracconaggio.
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