Alimentazione, come la crisi impoverisce la tavola degli italiani

In aumento il social food gap: crolla il consumo di carne e pesce, ma le famiglie italiane meno abbienti risparmiano anche sulle verdure e la frutta.

La prima notizia è che sempre meno italiani mangiano carne e pesce. La seconda è che spesso si tratta di una rinuncia dovuta non ad una scelta di campo (l’Italia era già prima dell’anno scorso al terz’ultimo posto in Europa per consumo di carne) ma dettata da questioni meramente economiche: in pratica, l’indagine del Censis sulle abitudini alimentari degli italiani segnala che le disuguaglianze sociali tornano a farsi sentire. Come dire: aumentano i vegetariani per scelta, ma anche chi rinuncia alla carne per risparmiare, come accadeva prima del boom economico.

Sulla tavola né carne, né pesce

Sono 16,6 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno ridotto il consumo di carne, mentre in più di 10 milioni hanno diminuito il consumo di pesce e tre milioni e mezzo di italiani hanno mangiato meno frutta e verdura. Dal punto di vista strettamente alimentare, dati suggeriscono da una parte una tendenza più virtuosa crescente ad abbracciare una dieta vegetariana, dall’altra una molto meno virtuosa che va verso il junk food o, come li chiama il Censis, “prodotti artefatti e iper-elaborati a basso contenuto nutrizionale, che minacciano l’equilibrio delle diete quotidiane delle famiglie e si generano nuovi rischi per la salute”.

Torna il food social gap

Il problema è che sono proprio le famiglie meno abbienti a ridurre di più gli alimenti di base della buona dieta italiana: nell’ultimo anno hanno ridotto il consumo di carne il 45,8 per cento delle famiglie a basso reddito contro il 32 per cento di quelle benestanti. Di carne bovina, il 52 per cento delle prime e il 37,3 per cento delle seconde. Per il pesce, il 35,8 per cento delle meno abbienti e il 12,6 per cento delle più ricche. Ma il trend è lo stesso anche per frutta e verdura: nell’Italia delle disuguaglianze il buon cibo lo acquista solo chi può permetterselo. E’ quello che il Censis chiama “food social gap”, di cui il ministro delle Politiche agricole non nega l’esistenza: “Innanzitutto – dice – è un problema economico-reddituale, bisogna essere consapevoli che gli anni di crisi duri che abbiamo alle spalle hanno battuto forte soprattutto su alcuni ceti. Ma c’è anche un tema educativo”. In compenso, a sempre a proposito di educazione alimentare, sono sempre di più gli italiani, circa 18 milioni, che acquistano regolarmente prodotti locali e a chilometri zero, cercando dunque di caratterizzare la spesa dal punto di vista qualitativo, salutistico ma anche etico.

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