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Ogni anno milioni di pulcini maschi vengono uccisi perché inutili per l’industria alimentare. Unilever prova ad alleviarne le sofferenze.
La produzione industriale di uova cela pratiche cruente che spesso i consumatori ignorano. Oltre alle orribili condizioni in cui sono costrette a vivere le galline ovaiole ci sono altre vittime. In questo tipo di produzione gli animali sono trattati alla stregua di una merce, quella non remunerativa viene pertanto distrutta, è il caso dei pulcini maschi. Essendo per l’appunto maschi non sono utili per la produzione di uova e non servono nemmeno per l’allevamento di polli destinati alla produzione di carne. Vengono pertanto scartati dalle femmine e uccisi.
«I pulcini vengono gettati in macchinari ad alta velocità e, se tutto va come previsto, uccisi istantaneamente – ha spiegato Janice Neitzel di Sustainable Solutions Group – ma non è abbastanza. I consumatori spesso non sono al corrente di questa pratica. Grazie ai social network, però, è solo una questione di tempo». Unilever, multinazionale proprietaria di molti dei più famosi i marchi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa, si è impegnata a trovare una soluzione e ad interrompere l’uccisione cruenta di pulcini maschi.
Il colosso anglo-olandese finanzierà la ricerca per creare incubatrici che consentano di determinare il sesso degli embrioni prima che si formino i pulcini, in modo da effettuare la divisione di genere nella fase embrionale, eliminando i pulcini non produttivi prima che nascano. Secondo Unilever l’introduzione di sistemi di identificazione degli embrioni potrebbe evitare a milioni di pulcini maschi di venire gettati nel tritacarne vivi.
Il progetto rientra nei nuovi obiettivi di sostenibilità intrapresi dalla terza più grande azienda di beni di consumo del mondo, volti all’utilizzo di materie prime agricole completamente sostenibili entro il 2020. «Stiamo organizzando incontri con esperti di benessere degli animali, le organizzazioni produttrici di uova, i fornitori e altre parti interessate – si legge in un comunicato stampa di Unilever – per sviluppare un dialogo e per affrontare questo problema valutando opzioni alternative». L’iniziativa conferma la nuova direzione intrapresa da Unilever che aveva in precedenza deciso di vietare l’impiego di uova di galline allevate in batteria per la produzione di generi alimentari.
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