Zimbabwe, i parchi nazionali sono salvi: il governo ha messo al bando le attività minerarie

Pericolo scampato per il parco nazionale Hwange: i colossi del carbone sono stati fermati, anche grazie alla mobilitazione dei cittadini.

La più grande riserva naturale dello Zimbabwe poteva finire nelle mani dei colossi minerari cinesi, con tutte le minacce che ciò comporta per elefanti, leoni, giraffe e le altre centinaia di animali che lo abitano. Ma il governo ha fatto dietrofront, assicurando uno storico divieto alla ricerca e all’estrazione di carbone. Se questa storia si avvicina al suo lieto fine è anche merito della società civile, che non è rimasta ferma a guardare.

Le mire cinesi sul parco nazionale Hwange

La notizia era trapelata qualche giorno fa sui social network, grazie all’organizzazione ambientalista Bhejane Trust: alcune compagnie minerarie cinesi avevano ottenuto due concessioni per condurre le loro attività estrattive all’interno del parco nazionale Hwange. Una pianura di quasi 15mila chilometri quadrati in cui vivono circa 40mila elefanti, oltre a leoni, giraffe e rinoceronti neri, questi ultimi in grave pericolo di estinzione.

COAL MINING IN HWANGEOur Rhino Monitoring team recently found some Chinese in Hwange Park – we managed to ascertain…

Pubblicato da Bhejane Trust su Martedì 1 settembre 2020

A dire la verità non si trattava nemmeno di un’assoluta novità, visto che Makomo Resources – il primo produttore di carbone del Paese africano – già opera all’interno del parco. Ma il governo di Harare sembrava così voler spingere in modo più deciso sulla produzione di carbone, fonte che tuttora ha un ruolo centrale per l’approvvigionamento di energia del Paese. Tanto più da quando gli impianti idroelettrici marciano a ritmo ridotto a causa delle intense ondate di siccità, esacerbate dai cambiamenti climatici.

parco nazionale Hwange, elefanti
Nel parco nazionale Hwange vivono circa 40mila elefanti © Christine Donaldson / Unsplash

Stop all’estrazione di carbone nelle riserve naturali

Si è subito mobilitata l’Associazione zimbabwese degli avvocati ambientali (Zela), che in un esposto depositato lunedì 7 settembre ha paventato il rischio che la riserva si trasformasse in un “sito per trivellazioni, disboscamento, costruzione di strade e rilevazioni geologiche”. In sintesi, tutto il contrario rispetto a un’area protetta. Nel frattempo, su Twitter prendeva piede l’hashtag #SaveHwangenationalpark.

Il battage mediatico ha sortito i suoi effetti. A seguito di una riunione di gabinetto, la ministra dell’Informazione Monica Mutsvangwa ha annunciato che verrà imposto lo stop alle attività minerarie con effetto immediato. Non solo entro i confini di Hwange, ma in tutti i parchi nazionali. Per il prossimo futuro è prevista una misura analoga relativa ai letti dei fiumi, che oggi sono sfruttati per l’estrazione dell’oro. Un’altra attività su cui gli ambientalisti puntano il dito da tempo, chiedendo che venga formalmente proibita.

 

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