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Una corposa ricerca inglese ha esaminato la possibile correlazione tra diversi tipi di diete e i rischi per la salute. Dai risultati è emersa anche una maggiore probabilità di ictus per vegetariani e vegani.
Che tutti dovremmo mangiare meno carne non è più una questione opinabile: studi e ricerche hanno dimostrato che ridurre il consumo di carne fa bene all’ambiente e alla nostra salute (specialmente se si tratta di carne rossa processata). Molte persone addirittura l’hanno totalmente eliminata dalla loro dieta per scelte salutari o etiche, intraprendendo così un regime alimentare vegetariano o vegano. Di recente, però, a proposito della correlazione tra dieta e salute, i risultati di uno studio pubblicato lo scorso settembre dal British Medical Journal hanno aperto nuovi spunti di riflessione e indagine.
Tra il 1993 e il 2001, i ricercatori di Epidemiologia nutrizionale che hanno effettuato lo studio in questione, hanno reclutato 48.188 inglesi, donne e uomini, e li hanno seguiti per 18 anni suddividendo il gruppo in tre categorie: “meat eaters”, cioè le persone che mangiavano carne, “fish eaters”, persone che consumavano pesce ma non carne, e “vegetarians”, ovvero vegetariani e vegani. Per ogni gruppo la ricerca ha quindi esaminato la probabilità di andare incontro a eventi cardiovascolari come ictus e ischemie. Il risultato? Dalla ricerca è emerso che vegetariani e consumatori di pesce avevano meno probabilità di un attacco ischemico rispetto a chi consumava anche la carne (rispettivamente -20 per cento e -13 per cento), ma che, allo stesso tempo, vegetariani e vegani avevano probabilità maggiori di essere colpiti da ictus (+20 per cento) rispetto a chi inseriva la carne nella propria dieta. Detto in alto modo, chi consumava carne aveva più probabilità di andare incontro a ischemia cardiaca rispetto a vegetariani/vegani o a chi mangiava pesce, ma meno probabilità di ictus rispetto a chi mangiava solo pesce (in questo caso con dati statisticamente non rilevanti) e – in modo invece statisticamente significativo – rispetto a una dieta vegetariana/vegana.
“Poiché lo studio è osservazionale e poco, ad oggi, ci è dato sapere sulle complessive abitudini alimentari dei partecipanti all’analisi, è sicuramente presto per formulare ipotesi concrete”, ci spiega la dottoressa Michela C. Speciani, medico chirurgo esperto in nutrizione applicata e autrice del libro Incredibilmente in forma – sport e nutrizione per stare bene. “Resta comunque interessante notare che il rischio statisticamente significativo nello studio sia stato evidenziato nella dieta “senza carne e pesce” in particolare per l’ictus emorragico, in cui una limitazione importante delle proteine nella dieta può avere un ruolo. Questo non significa che una dieta senza carne o pesce non possa contenere le giuste proteine, ma che raggiungere il proprio target può essere in questi casi più impegnativo o richiedere più attenzione. In modo simile potrebbe agire anche la limitazione di alcuni acidi grassi specifici o addirittura dell’assunzione di colesterolo. Nessuna certezza qui, quindi, ma delle strade interessanti da tenere in considerazione e esplorare con studi ulteriori”.
All’interno dello studio, i ricercatori hanno sottolineato, inoltre, la possibilità che il rischio di ischemia nei “carnivori” sia stato influenzato anche da altri fattori, come per esempio la scarsa attività fisica, il consumo di grassi trans o di alimenti super processati con conseguente aumento di peso, colesterolo, diabete, pressione alta. Nel caso di ictus in vegetariani e vegani, invece, le probabilità rimanevano invariate anche a prescindere da pressione arteriosa, indice di massa corporea, colesterolo e diabete.
“Il dato conferma l’utilità complessiva di un’attenzione generale allo stile di vita e alla dieta. Resta forte e chiaro il suggerimento alla riduzione generale degli zuccheri semplici e dei grassi trans, all’incremento del consumo di fibra (frutta, verdura, cereali integrali, leguminose), grassi insaturi (come quelli tipicamente di origine vegetale) e di antiossidanti (frutta e verdura fresca e di stagione, semi oleosi,…). Altrettanto importante permane la raccomandazione di una dieta bilanciata, con particolare riferimento al celebre “Piatto di Harvard”, e che contenga almeno le sufficienti proteine oltre che i micronutrienti essenziali. Questo vale sia per chi scelga la via vegetariana, sia per chi assuma anche carne o pesce” – continua la dottoressa. A proposito di carne è utile ricordare che, ad oggi, l’Oms ha inserito la carne processata tra gli alimenti cancerogeni e la carne rossa solo tra i “forse cancerogeni” (nel gruppo in cui non è ancora escludibile la presenza di bias). Altresì importante notare che, nello studio osservazionale di cui stiamo parlando, l’inserimento di almeno un po’ di pesce nella dieta è stato correlato a un minor rischio di ischemia cardiaca rispetto a chi “mangiava anche carne” ma anche a un rischio di ictus non significativamente diverso rispetto allo stesso gruppo”.
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