Le auto in Europa stanno diventando progressivamente più grandi, con effetti negativi su spazio pubblico, sicurezza e consumi: uno studio inglese spiega perché dovremmo invertire la rotta.
Insieme a Toyota, che qui aveva condotto i test sulla Mirai, si pensa di costruire un cluster industriale che comprenda stazioni di rifornimento e circolazione di veicoli a idrogeno, in grado di attirare ricercatori da tutto il mondo.
È tra i Paesi con l’aria più inquinata del mondo con 1,6 milioni di persone che muoiono ogni anno a cause di malattie connesse allo smog, ma la Cina da qualche anno è al lavoro con l’intento di ridurre le emissioni di CO2 con interventi, tra gli altri, anche sul traffico. Il che significa sempre meno auto diesel e benzina a favore di veicoli elettrici, ibridi e a idrogeno con obiettivi fissati da qui al 2025.
Notizia dello scorso febbraio è che la città di Changshu, nell’est della Cina, vuole porsi, in linea con la rivoluzione del governo di Pechino, come il polo di promozione e sviluppo dell’industria dei veicoli a celle a combustibile. Un progetto che vede coinvolta Toyota come costruttore di automobili, oltre ad aziende fornitori di ricambi, e per cui si prevede una produzione industriale annua di 100 milardi di yuan (quasi 15 miliardi di dollari) entro il 2030. Il piano prevede la costruzione di stazioni pubbliche di rifornimento a idrogeno e veicoli ecologici che già a partire dal 2022 sostituiranno alcuni autobus e mezzi di logistica. Nelle intenzioni dei progettisti, il cluster industriale dovrebbe poi attirare ricercatori da tutto il mondo.
Proprio a Changshu, già alla fine del 2017 il centro di ricerca e sviluppo di Toyota aveva iniziato i test sulla Mirai (“futuro” in giapponese), l’auto a idrogeno con tecnologia Fuel Cell System sul mercato dal 2015 (quest’anno dovrebbe anche diventare disponibile in Italia) che non produce CO2, ma che emette solamente vapore acqueo.
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