Calo della produzione, aumento della mortalità nei campi, ricadute sui diritti dei lavoratori: un report di Terra ed EStà fotografa l’impatto della crisi climatica sull’agricoltura e propone delle soluzioni.
Entro il 2100 le popolazioni di alcune specie di pesce più sfruttate in Europa potrebbero essere ridotte a una frazione.
Riscaldamento dei mari, pesca eccessiva e inquinamento da mercurio: uno studio della University of British Columbia di Vancouver, Canada, è stato tra i primi a valutare l’impatto combinato di questi tre fattori sulle specie di pesce delle acque europee effettuando proiezioni sugli scenari futuri. Secondo i risultati, oltre un quarto delle venti specie marine più pescate in Europa sarà sottoposto a pressioni estreme entro il 2100 se non si farà nulla per fermare i cambiamenti climatici e, contemporaneamente, lo sfruttamento eccessivo degli stock ittici e la contaminazione da mercurio.
Per ognuna delle venti specie ittiche selezionate, il team di ricerca ha valutato la tolleranza all’aumento di temperatura delle acque previsto, i ritmi di pesca e i livelli di concentrazione di mercurio. Ne è emerso che alcune specie in particolare saranno più a rischio di altre a causa dell’aumento delle temperature: si tratta, ad esempio, di seppia, calamaro, rana pescatrice, scampo, capasanta, sogliola, nasello, triglia e polpo. “La popolazione di queste specie sarà ridotta a una frazione della loro dimensione attuale entro la fine del secolo” – ha affermato Ibrahim Issifu, autore principale dello studio.
Per quanto riguarda la contaminazione da mercurio, gli studiosi hanno stimato che aumenterà in alcune specie come il tonno rosso e il pesce spada, in questo ultimo caso anche del 50 per cento con il superamento delle soglie tollerate per il consumo di mercurio. Questo creerebbe problemi di sicurezza alimentare, ma avrebbe anche conseguenze sulla capacità di riproduzione della specie.
Lo studio si conclude con un appello alle istituzioni e ai cittadini per intervenire tempestivamente sull’incombere di questa emergenza. Come suggerito dagli studiosi, gli sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica devono andare di pari passo con quelli per ridurre l’inquinamento e i sistemi di pesca che distruggono l’ecosistema marino. Riducendo i fattori di stress, si potrà aumentare la resilienza delle specie marine ai cambiamenti climatici.
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