Le conseguenze dello sversamento di petrolio a Balikpapan, in Indonesia, sulle persone e l’ambiente

Lo sversamento di petrolio a Balikpapan, al largo del Borneo in Indonesia, ha interessato un’area di 120 chilometri quadrati, causando 5 morti, problemi economici e di salute alle comunità locali e mettendo a rischio la fauna e l’ambiente.

La chiazza di petrolio, che è arrivata a coprire un’area di 120 chilometri quadrati, ha preso fuoco sprigionando fiamme alte quasi due chilometri secondo quanto affermato da un alto ufficiale di ricerca e salvataggio del Borneo orientale. Inoltre, ha causato la morte di cinque pescatori, oltre a gravi problemi economici e di salute per almeno 900mila abitanti del luogo. Lo sversamento di petrolio si è verificato all’alba di domenica 31 marzo a Balikpapan Bay, nella provincia del Kalimantan orientale sull’isola del Borneo, una delle 17.500 che compongono l’arcipelago indonesiano. Un’indagine ha mostrato che il petrolio grezzo proveniva da un tubo danneggiato appartenente all’oleodotto Tanjung Penajam dell’azienda statale Pertamina e le ultime ricerche sul campo condotte della Rare aquatic species Indonesia (Rasi) confermano che la perdita di petrolio è penetrata nell’ecosistema dell’estuario e delle foreste di mangrovie.

Quali sono le cause dello sversamento di petrolio a Balikpapan

Dopo che l’ultimo campione prelevato dalla chiazza è stato confermato essere petrolio greggio, Pertamina ha annunciato ufficialmente che un tubo rotto, che si era spostato di circa 120 metri dalla sua posizione originale, è stato la causa probabile del disastro. Balikpapan è un grande centro di estrazione mineraria e petrolifera, dove  Pertamina ha infatti costruito uno delle sue più grandi raffinerie di petrolio.

Il governo è arrivato alla conclusione che la rottura del tubo è stata causata da una nave da estrazione panamense, la Mv Ever Judger, che ha attraversato la zona illegalmente, ancorando nella baia. Il governo sta ancora indagando per decidere come punire le presunte violazioni commesse dalla nave. Nel frattempo Pertamina ha sigillato il tubo rotto per evitare ulteriori perdite di petrolio greggio.

Foto aerea dello sversamento petrolifero sulla spiaggia di Benua Patra, scattata il 2 aprile © AFP/Getty Images
Foto aerea dello sversamento petrolifero sulla spiaggia di Benua Patra, scattata il 2 aprile © AFP/Getty Images

I soccorsi e lo stato d’emergenza

Il 2 aprile il governo indonesiano ha dichiarato lo stato di emergenza. Questa decisione ha permesso di incanalare le risorse statali garantendo un intervento più rapido e serrato. La squadra di soccorso è guidata dal ministero Forestale e dell’Ambiente e include anche la polizia, la marina, l’agenzia nazionale di ricerca e soccorso, e il governo locale.

Per quanto riguarda gli interventi di ripristino, con l’aiuto di altre aziende petrolifere, Pertamina ha inviato quattro squadre per intervenire in quattro zone diverse, dove sono state anche inviate 15 navi. Dall’inizio dell’operazione al 3 aprile sono stati recuperati circa 69.300 metri cubi di greggio secondo il ministero Forestale e dell’Ambiente. Per aiutare a ripulire la zona sono stati anche reclutati 500 volontari da 67 comunità e variano da membri dell’esercito, studenti universitari e lavoratori in aziende locali. Dal 6 aprile, sembra che gli sforzi di pulizia abbiano raggiunto risultati importanti.

L’impatto ambientale che ha avuto l’incidente

Anche se minore rispetto ad altri casi, come quello della Exxon Valdez in Alaska nel 1989 o della British Petroleum nel golfo del Messico nel 2010, lo sversamento petrolifero di Balikpapan è abbastanza esteso che l’ambiente impiegherà anni o addirittura decenni a risanarsi. Grazie al progresso scientifico il peso delle conseguenze degli sversamenti petroliferi sulle persone e gli ecosistemi sono sempre più evidenti: dagli effetti sugli organismi marini come i pesci, le barriere coralline, i mammiferi, le mangrovie, ma anche gli uccelli e altri animali migratori che si nutrono nell’oceano. Già dal primo giorno, vari esemplari del delfino dell’Irrawaddy, specie locale della baia a rischio estinzione, sono stati trovati morti in condizioni orribili.

Chiazza di petrolio in mezzo al mare © Milos Bicanski/Getty Images
Chiazza di petrolio in mezzo al mare © Milos Bicanski/Getty Images

Gli effetti immediati degli sversamenti petroliferi sulla fauna derivano dal contatto di pelle e occhi con il petrolio, l’ingestione del petrolio e la respirazione delle sue parti volatili o del fumo causato dall’incendio (il secondo sembra essere il motivo del decesso dei delfini dell’Irrawaddy), il contatto diretto con l’ambiente inquinato dal petrolio e l’ingerimento di cibi inquinati a qualsiasi livello della catena alimentare. L’impatto di tutti questi tipi di contaminazione può protrarsi per molti anni dopo l’accaduto.

Secondo la dottoressa Danielle Krebs della Rare aquatic species Indonesia (Rasi), lo sversamento può causare delle rotture all’interno dell’ecosistema, modificandone il funzionamento. Il petrolio entrato nell’estuario e nelle foreste di mangrovie ha causato danni alle mangrovie stesse e agli animali che vivono in questo habitat, come la nasica (o scimmia dal naso lungo), pesci e granchi.

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Una chiatta carica di carbone a Samarinda, Kalimantan dell’Est. La provincia dove si trova Balikpapan Bay è un centro minerario e petrolifero © Ed Wray/Getty Images

Le conseguenze sociali ed economiche

L’impatto sociale di questa tragedia è stato evidente fin da subito, e continua a peggiorare col passare del tempo. Almeno 1.300 persone hanno riportato problemi respiratori, nausea e vomito. Le autorità locali hanno distribuito mascherine e offerto supporto medico. Molti abitanti del luogo lavorano per le aziende petrolifere o minerarie della provincia, mentre altri fanno affidamento sul commercio e la pesca per sopravvivere. Ma queste attività a Balikpapan, una volta snodo commerciale e ittico, sono state temporaneamente sospese per il rischio di incendi.

Secondo l’ambientalista Pradarma Rupang dello Jatam mining advocacy network, le perdite economiche devono ancora essere quantificate, ma la gente del luogo inizia a sentire il peso dell’accaduto. I pescatori sono costretti a navigare sei chilometri più al largo dalla costa, implicando un consumo di carburante superiore e limitando il tempo effettivo dedicato alla pesca. Alcuni di loro hanno sofferto di nausea e vomito e hanno dovuto interrompere totalmente le loro attività di pesca, mentre intanto cercavano di impiegarsi in altri esercizi economici.

Gli attivisti ambientali e sociali provenienti da 23 organizzazioni tra cui Jatam, Greenpeace e YK Rasi hanno formato una coalizione chiamata Kmptm per aiutare la popolazione a preparare una class action contro Pertamina, responsabile della morte di cinque persone, dei problemi di salute causati alla comunità, e dei danni sociali, economici ed ambientali. Buttare petrolio in mare è illegale, come lo è, quindi, uno sversamento di petrolio. Dall’esperienza di quanto accaduto in casi simili, come con l’azienda Total Energy nel 2004 e a maggio del 2017, la comunità si rifiuta di affidarsi a soluzioni amministrative o a indagini della polizia per affrontare questo caso.

Il petrolio è la colonna portante dell’energia in Indonesia 

Nonostante il paese si sia impegnato nella ricerca di fonti di energia più sostenibili, il petrolio rimane la colonna portante dell’energia in Indonesia, un paese abitato da 240 milioni di persone. L’utilizzo di combustibili fossili non solo causa emissioni di CO2, ma la loro ricerca ed estrazione richiedono un grande sforzo economico al paese, esponendo le comunità e l’ecosistema a eventi come quello dello di Balikpapan. Pertamina produce da circa 800mila a un milione di barili di petrolio greggio al giorno, lasciando una lacuna tra i 200 e i 400mila barili che vengono importati. Lo sversamento di Balikpapan, che ha portato a una riduzione di 200mila barili di petrolio ogni giorno, ha aumentato ulteriormente questa carenza.

I peggiori casi di sversamento di petrolio si sono verificati anche nelle più grandi aziende petrolifere al mondo, dimostrando che perfino le precauzioni migliori non garantiscono che disastri simili non accadano. Ora il governo deve gestire questa controversia applicando la legge in modo deciso e trasparente, continuare ad indagare finché la dinamica dell’incidente non sia chiara, evitare che si ripeta l’accaduto migliorando le pratiche industriali di Pertamina, ma soprattutto cercando di utilizzare fonti di energia sostenibile.

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