Il giusto prezzo tiene conto dei costi di produzione ma anche dei servizi sistemici con cui gli agricoltori bio si prendono cura della salute delle persone e del Pianeta.
L’acquacoltura si presenta come soluzione sostenibile per la sicurezza alimentare, ma in realtà gli allevamenti intensivi di pesce impattano in modo negativo sull’ambiente e sulle comunità.
L’acquacoltura è il settore alimentare in più rapida crescita e promette di essere una soluzione sostenibile per nutrire una popolazione mondiale che potrebbe raggiungere i 9,7 miliardi di persone nel 2050: ma è davvero così?
Il documentario Until the end of the world, realizzato da Francesco De Augustinis con il progetto indipendente One Earth Doc, è un viaggio durato tre anni attraverso tre continenti – dal Centro Italia alla Patagonia Cilena – che approfondisce i temi della sicurezza alimentare, dell’inquinamento, dell’utilizzo di risorse, della colonizzazione legata alla produzione intensiva di pesce e che giunge a una conclusione diversa: le comunità locali di diverse regioni in tutto il mondo stanno lottando contro l’espansione degli allevamenti ittici che minaccia la loro esistenza, inquinando le acque incontaminate, impossessandosi delle risorse naturali e favorendo persino la fame e l’insicurezza alimentare.
Come spiegato dall’autore, l’acquacoltura è incentivata dalla Fao come strumento fondamentale per attuare la Blue transformation, con l’obiettivo di diminuire il consumo di carne a favore del pesce e di ridurre la pressione sulla pesca eccessiva. Il documentario si sviluppa quindi proprio dalla domanda se sia giusto finanziare con soldi pubblici gli allevamenti di pesci.
L’inchiesta scopre così come in Occidente i principali beneficiari dei fondi per l’acquacoltura siano gli allevamenti delle specie carnivore più pregiate, in particolare i salmoni, in Nord Europa e nelle Americhe, le trote, e poi le spigole e le orate, soprattutto nel Mediterraneo, perché sono questi pesci che portano più profitto e attirano gli investitori.
Dalla Grecia alla Turchia, il documentario mostra, poi, decine di comunità che da alcuni anni combattono contro il proliferare delle gabbie di pesci lungo le proprie coste perché sono una minaccia al turismo, uccidono i fondali con reflui e sostanze chimiche, compromettono la biodiversità del mare.
In Africa occidentale succede, invece, che i pescatori locali non abbiano più pesce da portare in tavola a causa della pesca eccessiva legata alla produzione di farina e di olio di pesce per la fabbricazione di mangimi per gli allevamenti ittici in Cina e in Europa. Ed ecco il paradosso del sistema: la metà di tutti i pesci pescati ogni anno, in termini di individui, vengono usati per produrre mangimi.
Un cortocircuito che l’industria sta cercando di risolvere ricercando nuove materie prime per i mangimi come il krill pescato in Antartide, organismi marini invertebrati che però sono alla base di numerose catene alimentari marine. L’inchiesta si conclude in Sud America, in Patagonia, dove gli allevamenti di salmoni hanno trasformato l’ambiente e l’economia locale e minacciano le popolazioni indigene.
Il documentario è vincitore dell’Environment Award 2024 al 21esimo International Ocean Film Festival di San Francisco. Le proiezioni in programma si possono consultare sul sito dedicato.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Il giusto prezzo tiene conto dei costi di produzione ma anche dei servizi sistemici con cui gli agricoltori bio si prendono cura della salute delle persone e del Pianeta.
Sottoscritta da oltre 30 organizzazioni, la petizione punta all’obbligo per i supermercati francesi di rendere accessibili a tutti gli alimenti più sani, vendendoli a prezzo di costo.
Una revisione della piramide mediterranea introduce il concetto di cronotipo e le indicazioni per allineare il proprio orologio biologico alla dieta mediterranea potenziandone gli effetti benefici per il metabolismo.
Ospiti del podcast, il campione di trail running Francesco Puppi e la medica esperta in nutrizione Michela Speciani, che hanno parlato di sport e carboidrati.
Il ministero della Salute ha autorizzato temporaneamente l’utilizzo del Dormex nelle coltivazioni di kiwi del Sud. La sostanza è vietata in Italia dal 2008, per la sua tossicità.
Un progetto sul pomodoro da industria raccoglie i primi risultati dopo due anni di sperimentazione sul campo: con l’agroecologia migliora la qualità e l’efficienza produttiva.
Il nuovo rapporto mondiale sul biologico riporta vendite in crescita a fronte di un’estensione stabile delle superfici agricole. La presidente di Federbio sottolinea la necessità di portare avanti la transizione.
I cibi ultra-processati condividono più caratteristiche con le sigarette che con frutta e verdura: secondo i ricercatori, regolamentarli come il tabacco ridurrebbe i rischi per la salute pubblica.
La ong Pan Europe denuncia la presenza di più residui di pesticidi sull’85 per cento delle mele convenzionali europee analizzate.
