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Simile allo zucchero in aspetto e gusto, l’eritritolo è un dolcificante a quasi zero calorie, ma secondo uno studio è associato al rischio di eventi cardiovascolari.
Meglio lo zucchero o i dolcificanti? La questione è da sempre controversa. Oggi parliamo di eritritolo, un dolcificante sempre più utilizzato in vari alimenti industriali perché all’aspetto e al gusto è del tutto simile allo zucchero, ma il suo apporto calorico è considerato praticamente nullo.
L’eritritolo è un polialcol, un composto chimico della classe dei carboidrati contenuto naturalmente in alcuni frutti o ortaggi e ottenuto a partire dagli zuccheri vegetali attraverso processi di fermentazione batterica in bioreattori. Indicato in etichetta con la sigla E968, è usato come sostituto dello zucchero negli alimenti a ridotto contenuto energetico o senza zuccheri aggiunti (come confetture, creme spalmabili, prodotti da forno, cereali), ma anche come esaltatore di sapidità in bevande rinfrescanti light o senza zuccheri. Si trova anche venduto singolarmente e in abbinamento alla stevia per equilibrare la nota amarognola di quest’ultima. I suoi vantaggi sono l’elevato potere dolcificante controbilanciato da un apporto calorico quasi pari a zero e da un indice glicemico irrilevante. L’erititrolo è considerato tooth-friendly perché non causa carie dentali. I prodotti che ne contengono più del 10 per cento devono riportare in etichetta l’indicazione “un consumo eccessivo può avere effetti lassativi”.
Il consumo di eritritolo è stato giudicato dalle autorità competenti come sicuro e non è stata stabilita una dose giornaliera accettabile, ma un recente studio pubblicato su Nature Medicine ha fatto emergere, riguardo alla sua assunzione, alcuni possibili effetti negativi sul lungo termine. Gli studiosi hanno esaminato la relazione tra eritritolo e attacchi di cuore e ictus in più di 1.000 persone scoprendo che livelli elevati di eritritolo e diversi dolcificanti artificiali correlati erano associati al rischio di eventi cardiovascolari. Per confermare questo risultato, i ricercatori hanno esaminato altre 3mila persone negli Stati Uniti e in Europa: secondo quanto osservato, le persone con i livelli di eritritolo più alti avevano circa il doppio delle probabilità di avere eventi cardiovascolari nei tre anni di follow-up rispetto a quelle con i livelli più bassi. Ulteriori ricerche di laboratorio hanno rivelato che l’eritritolo sembrava causare coaguli più rapidi delle piastrine del sangue, coaguli che possono essere all’origine di un infarto o un ictus.
Lo studio ha evidenziato un’associazione tra il consumo di eritritolo e il rischio di eventi cardiovascolari senza dimostrare un nesso causa-effetto; inoltre molte delle persone osservate presentavano già un rischio cardiovascolare. Tuttavia si tratta di risultati che necessitano di approfondimenti data la crescente popolarità dell’eritritolo. “Le malattie cardiovascolari si sviluppano nel tempo e le malattie cardiache sono la principale causa di morte a livello globale. Dobbiamo assicurarci che i cibi che mangiamo non vi contribuiscano in modo nascosto”, ha affermato Stanley Hazen, direttore del Center for Cardiovascular Diagnostics and Prevention presso il Cleveland Clinic Lerner Research Institute che ha effettuato lo studio.
Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, sono meglio i dolcificanti o lo zucchero? Come spiegato dal dottor Attilio Speciani sulle pagine di Eurosalus, “i dolcificanti generano fondamentalmente nell’organismo le stesse risposte dello zucchero: non alzano immediatamente la glicemia, ma in eccesso, determinano tutti gli effetti potenzialmente dannosi dovuti alla glicazione”. E ancora: “In un momento storico in cui la disponibilità di zuccheri, sia evidenti sia nascosti, è esagerata e quotidiana, gli zuccheri possono e devono mantenere la loro funzione sociale, culturale e di stimolo del piacere, quando sono assunti in modo consapevole, nel rispetto della individualità di risposta di ogni persona, ma un loro uso ripetuto e quotidiano può diventare fonte di danno diretto e di induzione allo sviluppo di malattie croniche di forte impatto individuale e sociale (problemi cardiologici, malattie tumorali, diabete, Alzheimer, demenze senili e malattie autoimmuni)”. E questo vale anche per tutte le sostanze usate come dolcificanti.
La risposta va dunque sempre ricercata in una dieta varia e senza eccessi che ha come modello quella mediterranea dove il consumo di zuccheri è sporadico; in particolare l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di non superare una quantità di zuccheri semplici pari al 10 per cento dell’introito calorico giornaliero. Per questo occorre fare attenzione agli zuccheri nascosti negli alimenti industriali, ma anche cercare di educare il palato a un gusto meno dolce.
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