Il glifosato, erbicida ampiamente diffuso in campo agricolo, è ammesso nell’Unione europea fino al 2022 nonostante i numerosi studi scientifici che lo ritengono dannoso per l’ambiente e la salute umana. In questi mesi le istituzioni comunitarie stanno discutendo sul possibile rinnovo dell’autorizzazione. Un’eventualità che potrebbe sembrare più vicina, stando ai risultati di un massiccio rapporto sulla sicurezza stilato dalle autorità di quattro paesi membri.
Era il 2017 quando il Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (Paff) dell’Unione europea ha confermato il via libera all’uso del glifosato in agricoltura. All’epoca, però, si è preferito concedere un’autorizzazione per cinque anni e non per dieci come richiesto inizialmente dalla Commissione. All’avvicinarsi della scadenza, fissata per il 15 dicembre 2022, è ricominciato il processo di valutazione.
Come primo passaggio, le autorità di quattro paesi membri (Francia, Olanda, Svezia e Ungheria) hanno condotto un progetto di valutazione del rischio relativo al glifosato. Il poderoso documento di 11mila pagine è stato recapitato il 15 giugno sulle scrivanie dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa). Le conclusioni? Il glifosato non è cancerogeno, mutageno né tossico per la riproduzione. Vengono confermati solo i gravi danni agli occhi umani e la tossicità per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata. Una presa di posizione netta, nata però dall’esame delle “evidenze trasmesse dalle imprese che hanno presentato domanda di rinnovo”. Insomma, da chi commercializza il glifosato stesso.
A settembre l’Efsa e l’Echa daranno il via alle consultazioni pubbliche su questa relazione. Dopodiché, l’Echa darà il suo parere sulla classificazione della sostanza – basato esclusivamente sulle sue proprietà, non sulla probabilità di esposizione – e l’Efsa, sulla base di tutte queste evidenze, emetterà il suo verdetto entro la fine del 2022.
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