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Raggiungere la carbon neutrality: fino a qualche anno fa sembrava una sfida visionaria, oggi è un obiettivo concreto per cui si spende una platea sempre più ampia di imprese, dalle multinazionali alle piccole realtà sul territorio. A loro LifeGate offre da vent’anni un percorso credibile e completo, Impatto Zero. Perché rendere carbon neutral la propria
Raggiungere la carbon neutrality: fino a qualche anno fa sembrava una sfida visionaria, oggi è un obiettivo concreto per cui si spende una platea sempre più ampia di imprese, dalle multinazionali alle piccole realtà sul territorio. A loro LifeGate offre da vent’anni un percorso credibile e completo, Impatto Zero.
Che ciascuno debba fare la sua parte per contrastare la crisi climatica, ormai, è un fatto assodato. Impegnarsi per la carbon neutrality significa tradurre questo impegno ideale in una promessa tangibile: quella di misurare le proprie emissioni di gas serra, ridurle il più possibile e compensare la quota restante fino ad arrivare al saldo zero.
La politica ha impresso una direzione chiara, considerato che le maggiori superpotenze globali si sono tutte prefissate di azzerare il proprio impatto sul clima tra il 2050 (è il caso dell’Unione europea di Ursula von der Leyen e degli Usa di Joe Biden) e il 2060 (la Cina di Xi Jinping). Il contributo del settore privato è essenziale per raggiungere questo traguardo. Oltre che un segnale di responsabilità, è anche una necessità: secondo World economic forum, il fallimento dell’azione per il clima è la peggiore minaccia per la tenuta del sistema economico nel suo insieme.
Nella quotidianità di un’impresa, la sfida della carbon neutrality è anche uno stimolo per mappare le principali fonti di emissioni ed escogitare alternative più pulite e – perché no? – anche più economiche; o ancora, per coinvolgere i collaboratori nello studio di nuovi processi e prodotti più sostenibili. Insomma, per dare il via a un’ondata di innovazione capace di colpire positivamente partner, investitori e clienti.
Nato nel 2001, Impatto Zero è stato il capostipite dei progetti di carbon neutrality, ma non sente affatto il peso degli anni. Il suo rigoroso approccio scientifico inizia con il life cycle assessment (LCA), cioè l’analisi dell’impatto ambientale del prodotto, del servizio o del processo lungo il suo intero ciclo di vita, che porta al calcolo della carbon footprint aziendale. A questo punto LifeGate ha tutti gli strumenti per guidare l’organizzazione nel percorso di riduzione delle sue emissioni. Ne resta inevitabilmente una quota residua che è impossibile eliminare; per compensarla LifeGate ricorre all’acquisto di crediti di carbonio collegati a progetti di efficienza energetica oppure alla creazione e tutela di foreste in crescita. Forte della sua esperienza editoriale e della sua community di cinque milioni di persone, LifeGate offre anche la possibilità di raccontare questa esperienza attraverso campagne di comunicazione ad hoc.
Dal suo debutto nel 2001, Impatto Zero ha permesso di compensare 298 milioni di kg di CO2, pari all’impatto medio di 132.990 famiglie di tre persone; oppure, per usare un altro termine di paragone, pari a quello generato da 597.124 auto diesel che percorrono in media 10mila km all’anno. Grazie ai progetti di compensazione sono stati tutelati circa 70 milioni di mq di foreste in Italia e nei paesi in via di sviluppo, l’equivalente di oltre 9.312 campi da calcio.
Sono numerose le aziende che hanno accettato la sfida. Qualche esempio? NeN, produttore di energia pulita, ha scelto di compensare al 100 per cento le emissioni legate al gas che distribuisce alle famiglie italiane. Questo attraverso due progetti: il ripristino di alcuni pozzi di acqua potabile in Rwanda e l’introduzione di nuove tecnologie per l’agricoltura sostenibile in Ucraina.
Il marchio di rimedi omeopatici Guna dal 2008 in poi ha azzerato le emissioni nette di prodotti, attività, servizi ed eventi, contribuendo ogni anno alla tutela di quasi 370mila mq di foresta in Costa Rica. Anche la 101ma edizione del Giro d’Italia è stata a Impatto Zero. Poi ci sono il Sinodo dei vescovi, Sky, The Walt Disney Company Italia, Mellin, Intesa Sanpaolo, Vibram, Unipol, Toyota, Gruppo Il Sole 24Ore e tante altre. In tutto sono stati resi a Impatto Zero oltre 400 milioni di prodotti, con un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro.
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