La notte è sempre meno buia: l’inquinamento luminoso aumenta ogni anno

La superficie della Terra illuminata artificialmente cresce in estensione e luminosità, con gravi ripercussioni sugli esseri viventi. Lo rivela un team internazionale di ricerca.

La città che non dorme mai, si sa, è New York. Oggi, però, questo soprannome si addice alla maggior parte dei centri urbani. Dal 2012 al 2016, la superficie priva di luci artificiali nel mondo è diminuita del 2,2 per cento ogni anno, mentre la luminosità delle aree illuminate artificialmente è aumentata – sempre del 2,2 per cento annuo. La notte, quindi, sta scomparendo.

Lo rivela un team di scienziati guidato da Christopher Kyba del Centro tedesco di ricerca per le geoscienze, che ha utilizzato il primo radiometro satellitare – strumento in grado di rilevare le radiazioni luminose – progettato per le luci notturne. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances.

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New York, la città che non dorme mai © Osman Rana/Unsplash

L’inquinamento luminoso nel mondo

L’illuminazione artificiale è aumentata quasi ovunque in Africa, Asia e Sudamerica. I paesi dove è diminuita sono pochissimi, tra cui quelli che stanno vivendo situazioni di conflitto come Siria e Yemen. In alcune nazioni, invece, la situazione è rimasta invariata, ad esempio in Spagna, negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e in Italia. 

A Milano, gli studiosi hanno notato qualcosa di molto particolare: confrontando due fotografie scattate dalla Stazione spaziale internazionale, hanno visto che nel 2012 le luci della città risultavano di colore giallo-arancione, mentre nel 2015 quelle del centro urbano sono diventate bianche. Questo perché nelle aree centrali è avvenuto il passaggio all’illuminazione a led, che non ha interessato invece le zone periferiche. Si tratta di un trend osservabile in molte città del mondo. 

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Milano vista dalla Stazione spaziale internazionale nel 2012 (A) e nel 2015 (B). Il radiometro ha registrato un’evoluzione nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016 (C) © Kyba et al./Science Advances

Il ruolo dell’illuminazione a led

Il radiometro utilizzato dai ricercatori è meno sensibile alle luci a led, in quanto emettono radiazioni di intensità inferiore. È quindi piuttosto sconvolgente il fatto che, nonostante il loro utilizzo sia sempre più diffuso perché consente di risparmiare energia, il radiometro abbia comunque registrato un aumento dell’inquinamento luminoso. Anzi, considerato che i led non sono stati rilevati, vuol dire che la situazione è anche più grave di quella delineata dalla ricerca. 

In più, la diffusione delle nuove tecnologie rischia di produrre quello che gli scienziati chiamano effetto rebound: “Se abbiamo un’automobile efficiente dal punto di vista energetico, ci permettiamo di vivere più lontano dall’ufficio e finiamo per guidare di più”, spiega il leader della ricerca, Christopher Kyba. “Se c’è un limite al tempo che una persona passa al volante, per i led sembra non esserci un punto di saturazione”. 

inquinamento luminoso led Las Vegas
Nonostante la diffusione dell’illuminazione a led, negli Stati Uniti l’inquinamento luminoso non è diminuito, e nuove luci sono apparse dove prima non c’erano. Nella foto, Las Vegas © Jacob Stone/Unsplash

Le conseguenze dell’inquinamento luminoso

L’inquinamento luminoso affligge oltre l’80 per cento della popolazione mondiale, percentuale che negli Stati Uniti e in Europa sale addirittura al 99 per cento. Stando ai ricercatori, costituisce una minaccia per il 30 per cento dei vertebrati e per più del 60 per cento degli invertebrati che hanno abitudini notturne, per esempio disorienta gli uccelli che migrano di notte. Inoltre, influisce sulla salute di piante e microrganismi e si sospetta abbia ripercussioni anche su quella degli esseri umani. In particolare, secondo uno studio dell’università di Harvard il rischio di contrarre un tumore al seno è maggiore per le donne che vivono in città dove l’inquinamento luminoso è più marcato.

Molti di noi – il 60 per cento degli europei e quasi l’80 per cento dei nordamericani – non sono più in grado di vedere la Via lattea. Trascorrere una notte in alta montagna e ammirare il cielo è qualcosa che toglie il fiato: viene da chiedersi dove si fossero nascoste tutte quelle stelle.

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Il cielo di Mammoth Lakes, in California © Robson Hatsukami Morgan/Unsplash

Secondo il professor Kyba, bisogna rivedere completamente il concetto di illuminazione nei centri urbani. “Dobbiamo pensare alle persone, non alle automobili, che hanno i fari. E invece di ricorrere all’illuminazione stradale, dobbiamo dotare di luci i pedoni e i ciclisti”. 

È bene avere soluzioni a basso consumo energetico, ma ricordiamoci che non per questo siamo autorizzati ad abusarne. Il buio concilia il sonno, concede riposo ai nostri occhi, ci fa vedere il mondo in modo diverso e restituisce la luce a stelle e galassie.

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