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Una perdita dall’oleodotto Keystone, tanto osteggiato dalle comunità indigene e dagli ambientalisti, ha causato lo sversamento di quasi un milione di litri di greggio. Un disastro annunciato.
Un disastro annunciato, quello dell’oleodotto Keystone. Giovedì mattina una falla nei pressi della contea di Marshall, nello stato americano del Dakota del Sud, ha causato lo sversamento di quasi 800mila litri di petrolio (210mila galloni). Lo ha reso noto TransCanada, la società petrolifera che gestisce l’oleodotto affermando di aver individuato la perdita alle 5.45 del mattino e di essere intervenuta nel giro di 15 minuti dal disastro, isolando completamente la falle e attivando le misure di emergenza.
15 minuti che hanno permesso a circa 5mila barili di petrolio di finire nell’ambiente circostante e che ha trasformato la perdita in uno dei maggiori sversamenti della storia degli Stati Uniti dopo quello della Deepwater Horizon. L’oleodotto collega i giacimenti canadesi, in Alberta, con i porti e le raffinerie del Texas attraversando il Dakota del Nord e del Sud, il Nebraska, il Kansas, l’Oklahoma, il Missouri e l’Illinois.
Nel 2015 l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva voluto la sospensione del progetto di ampliamento dell’oleodotto, denominato Keystone XL, a fronte anche della scelta di rispettare gli impegni presi dopo la firma dell’Accordo di Parigi e la volontà di ridurre l’impatto degli Stati Uniti sui cambiamenti climatici. Ma meno di una settimana dopo la sua inaugurazione, il presidente Donald Trump ordinò che la decisione fosse annullata.
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