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Tra le misure introdotte, le multe per supermercati e ristoranti che saranno responsabili di spreco alimentare.
Dopo Francia e Italia, anche la Spagna si impegna contro lo spreco alimentare. Il progetto di legge è stato approvato il 7 giugno dal Consiglio dei ministri spagnolo ed è il primo in materia ad essere emanato nel Paese dove lo spreco di cibo, nel 2020, è stato quantificato in 31 chili pro capite. Il governo spagnolo compie così un passo avanti nell’impegno a rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che puntano a “dimezzare lo spreco alimentare pro capite globale a livello di vendita al dettaglio e di consumo e ridurre le perdite alimentari nella produzione e nelle catene di approvvigionamento”.
Come ha spiegato il ministro all’Agricoltura spagnolo Luis Planas, lo spreco di cibo è il risultato di una inefficienza di tutta la filiera alimentare, dalla produzione al consumo, con conseguenze economiche, sociali ed ambientali che vanno dallo spreco di lavoro, risorse e denaro all’aumento dei rifiuti, senza dimenticare la questione etica. Se lo spreco alimentare è un problema “che riguarda la coscienza di tutti”, la legge ha l’obiettivo, da una parte, di aumentare questa consapevolezza, dall’altra di favorire la donazione delle eccedenze alimentari e di promuovere l’economia circolare degli alimenti destinati alla spazzatura.
La legge spagnola contro lo spreco di cibo prevede l’adozione da parte di tutti gli agenti della filiera di un piano per la prevenzione delle perdite e degli sprechi che devono essere minimizzati o dirottati secondo una gerarchia dove la priorità è sempre la donazione o la ridistribuzione del cibo attraverso accordi di collaborazione con aziende, enti di iniziativa sociale e altre organizzazioni senza scopo di lucro o banchi alimentari.
Nella scala gerarchica delle priorità, il secondo step è la trasformazione degli alimenti che non sono stati venduti, ma che mantengono le condizioni ottimali per il consumo, in prodotti come succhi o marmellate, mentre quando l’alimento non è più idoneo al consumo umano – terzo step – si prevede che venga destinato, nell’ordine, all’alimentazione animale, all’uso come sottoprodotto in un altro settore e all’ottenimento di compost o biocarburanti.
I ristoranti vengono invitati ad agevolare la doggy bag con contenitori idonei per permettere ai clienti di portare a casa gli avanzi, e i negozi a proporre linee di vendita per prodotti “brutti, imperfetti o poco attraenti” oltre che a promuovere il consumo di prodotti stagionali, locali o biologici.
La legge prevede anche delle sanzioni: per i reati gravi come quello di non avere un piano di prevenzione dello spreco alimentare le multe vanno da 2.001 a 60mila euro; per le infrazioni gravissime, ovvero il secondo o il successivo reato grave commesso nel termine di due anni, le sanzioni possono arrivare anche a 500mila euro.
Il testo approvato dal Governo dovrà avere ora il via libera dal Parlamento e potrebbe entrare in vigore dal 2023.
In Italia la legge contro gli sprechi alimentari – legge Gadda – è stata approvata nel 2016 con l’obiettivo di incentivare e agevolare la donazione delle eccedenze di cibo da parte di supermercati, ristoranti, negozi a enti no profit e benefici. Non sono previste multe, ma vengono premiati i soggetti virtuosi, per esempio con agevolazioni fiscali.
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