Che posizione hanno sulle migrazioni i partiti candidati alle elezioni europee

Gestione dei flussi e frontiere chiuse: un’analisi dei manifesti politici sulle migrazioni e l’asilo in vista delle prossime elezioni europee.

  • La gestione dei flussi migratori e delle frontiere è una delle materie più dibattute negli ultimi anni all’interno delle istituzioni europee.
  • L’approccio restrittivo e securitario per la gestione delle migrazioni si è concretizzato nel nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo e nei molteplici memorandum con i paesi al di là del Mediterraneo.
  • Con poche eccezioni, i partiti sono unanimi sull’idea di un controllo sempre più sicuritario delle frontiere. Ciò che li differenzia è il modello di gestione delle domande di asilo e di integrazione.

Una delle materie più discusse in questi anni all’interno delle istituzioni europee è quella delle migrazioni e dell’asilo, e sarà uno dei temi centrali per le prossime elezioni europee. Tra le continue trattative per la modifica del sistema di Dublino, all’aumento degli accordi con gli stati terzi per il controllo delle frontiere europee, l’approccio generale è sempre stato sul binomio “immigrazione – sicurezza”. In particolare l’ultimo anno è stato cruciale per la creazione del nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo e per la firma di diversi accordi con i paesi al di là del Mediterraneo per il controllo delle frontiere europee, a discapito dei diritti non solo dei migranti, ma degli stessi cittadini di quei paesi.

Dagli accordi con i paesi arabi ai respingimenti nel deserto

L’approccio della Commissione europea in questi cinque anni è cambiato drasticamente. Se nel settembre del 2020 Ursula Von Der Leyen descriveva le migrazioni come un fatto che, nei secoli, ha arricchito la cultura europea, nel congresso del Partito popolare europeo tenutosi a Bucarest lo scorso marzo ha cambiato tono. Ribadendo che saremo “noi”, gli europei, a decidere quali migranti entreranno in Europa e come. E il mezzo scelto è evidentemente il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione.

Nell’ultimo anno la Commissione europea ha accelerato la firma di molteplici patti per il controllo delle frontiere con stati terzi, il cui obiettivo primario è quello di fermare i flussi dei migranti, a qualsiasi costo. Il modello utilizzato è quello dell’accordo siglato tra l’Italia e la Libia nel 2017, con cui sono stati finanziati i campi di detenzione e le milizie libiche.

Tunisia

Dal 2023 sono stati siglati diversi accordi con governi arabi, anche autoritari, per il controllo delle frontiere, sotto la maschera del partenariato strategico. Il primo è il Memorandum d’intesa firmato a Tunisi lo scorso luglio che prevedeva un prestito totale di 900 milioni e una clausola che prevedeva delle riforme di austerità richieste dal Fondo monetario internazionale. La prima tranche di 150 milioni è stata inviata a Tunisi nel marzo 2024, nonostante le dichiarazioni xenofobe del presidente Kaïs Saïed, i continui arresti di attivisti e giornalisti che criticavano il suo governo e le deportazioni al confine con Libia e Algeria.

Marocco e Mauritania

Sempre nel 2023 si è delineato un patto con il Marocco in ambito migratorio che, però, non ha ancora visto la luce. A inizio 2024, Ursula von der Leyen è volata in Mauritania per ampliare la serie di accordi sul controllo dei flussi migratori in Africa. In questo caso, a supporto della commissaria si è speso il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. L’intesa prevede l’invio di 210 milioni di euro per infrastrutture e lavoro, ma il fulcro rimane il controllo delle frontiere.

Egitto

Successivamente, è stato il turno dell’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi. Anche in questo caso, così come con Tunisi, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha avuto un ruolo centrale, nonostante le critiche anche legate alla poca collaborazione delle autorità egiziane nel caso di Giulio Regeni.

Il Cairo si trova in una grave crisi economica e finanziaria, e la possibilità di siglare accordi economici con Bruxelles per il controllo delle migrazioni può permettere ad Al Sisi di non aggravare ancora di più il prestito stipulato con Fondo monetario e Banca mondiale. Il patto con l’Unione europea vale 7,4 miliardi di euro, di cui cinque miliardi in prestiti e due miliardi e mezzo per progetti in campo energetico e migratorio.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, in Egitto sono presenti nove milioni di migranti tra cui quattro milioni di sudanesi e un milione e mezzo di siriani, oltre all’arrivo di un numero indefinito di profughi palestinesi riusciti a uscire da Rafah. Persone che potrebbero partire dalle coste egiziane, a cui si sommano anche i cittadini egiziani che vivono in contesti di povertà assoluta o marginale, che Bruxelles vuole fermare.

Libano

In ultimo, ma non per importanza, c’è l’accordo siglato con il Libano. Lo scorso 2 maggio, Ursula von der Leyen si è recata a Beirut insieme al presidente cipriota Nikos Christodoulides, promettendo l’invio di un miliardo di euro per impedire le partenze dei rifugiati siriani verso Cipro. Tutto questo è avvenuto nonostante le prove dei respingimenti nel deserto da parte, in particolare, dei governi di Marocco, Mauritania e Tunisia, come riportato dall’inchiesta del collettivo di giornalisti di Lighthouse reports.

Il nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo

Dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo ad aprile, e il definitivo via libera da parte del Consiglio lo scorso 14 maggio, è entrato in vigore, dopo quattro anni di trattative, il nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo che dovrebbe superare il tanto criticato sistema di Dublino.

L’accordo è articolato in dieci regolamenti e prevede procedure accelerate alla frontiera per i migranti che provengono dai cosiddetti paesi sicuri, l’estensione della detenzione amministrativa per i richiedenti asilo e un meccanismo obbligatorio di solidarietà per il ricollocamento dei migranti secondo un sistema di quote. I paesi che non vogliono accogliere devono versare un contributo finanziario al fondo comune per il rimpatrio.

Il fulcro del sistema di Dublino, però, non è stato superato. I migranti dovranno comunque fare domanda di asilo nel primo paese di approdo. Inoltre si irrigidiscono altre pratiche, tra cui l’identificazione attraverso i dati biometrici dei migranti non più dai 14 anni, ma dai sei anni in su e le nuove norme relative al database Eurodac (cioè quello che contiene le impronte digitali delle persone che chiedono asilo o che sono state fermate mentre varcano irregolarmente una frontiera).

Numerose le critiche arrivate dalla società civile e dalle organizzazioni che si occupano di migrazioni. Secondo Save the Children, il nuovo regolamento non garantisce la tutela dei diritti dei minori. Per l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) “il nuovo patto prevede l’applicazione generalizzata di procedure accelerate, sommarie, fondate sulla provenienza geografica e non sulla storia individuale delle persone”.

Migrazioni: come la pensano i partiti politici candidati alle elezioni europee

In vista delle elezioni europee di giugno in cui verrà eletto il nuovo Parlamento, sul tema delle migrazioni e dell’asilo c’è una narrazione politica che privilegia il controllo delle frontiere all’accoglienza diffusa e alla possibilità di creare flussi regolari per chi voglia migrare in Europa. Abbiamo analizzato cosa dicono i manifesti dei gruppi politici che compongono l’Europarlamento riguardo al Patto sull’immigrazione e l’asilo e, in generale, sul tema delle migrazioni.

Le principali posizioni sulle migrazioni dei partiti candidati alle elezioni europee

Partito popolare europeo – Forza Italia: “Garantire frontiere esterne più forti, con uno screening migliore e più rigoroso degli arrivi irregolari”

“Siamo determinati a garantire il controllo della migrazione e lo facciamo in conformità con il diritto internazionale e nel rispetto dei diritti fondamentali”. Così recita il manifesto del Partito popolare europeo (Ppe) che al momento detiene la maggioranza parlamentare e a cui è affiliata Forza Italia. Il leitmotiv del programma del Ppe in materia di immigrazione è il controllo serrato delle frontiere, anche attraverso l’implementazione di strumenti elettronici, l’esternalizzazione delle frontiere tramite accordi sul modello del Memorandum con la Tunisia del luglio 2023 e una riforma di Frontex, affinché si trasformi in una vera e propria guardia costiera comunitaria. “Vogliamo garantire che gli agenti di Frontex, insieme alle loro controparti nazionali, abbiano i mezzi per proteggere meglio le frontiere esterne dell’Unione”.

Una parte importante del lavoro di Frontex, secondo il Ppe, dovrebbe essere dedicata alla gestione dei richiedenti asilo. Il Ppe ribadisce la volontà di creare un modello per la gestione delle domande di asilo in uno stato terzo, prendendo ispirazione dall’accordo tra Regno Unito e Ruanda, nonostante già in passato la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia ribadito l’illegalità di queste pratiche. In ultimo, si sottolinea la necessità di un efficiente scambio di informazioni tra le autorità antiterrorismo e i servizi per l’asilo e la migrazione, ribadendo, quindi, la pratica di voler sovrapporre le tematiche della sicurezza e dell’immigrazione.

Conservatori e riformisti europei – Fratelli d’Italia: rafforzamento delle frontiere e analisi delle domande di asilo in stati terzi

Anche il Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei (Ecr), a cui è associato Fratelli d’Italia, incentra il suo programma sul rafforzamento e sull’esternalizzazione delle frontiere europee, ma in modo ancora più incisivo: “L’Unione europea deve aiutare gli stati membri a gestire i flussi migratori e non costringere i cittadini ad accogliere immigrati clandestini senza il loro consenso. Proponiamo una strategia globale per la sicurezza delle frontiere che copra tutti i possibili punti di ingresso, compresi i confini aerei, terrestri e marittimi.”

Anche per l’Ecr una soluzione è la firma di accordi con stati terzi per l’esternalizzazione dell’analisi delle domande di asilo e il rafforzamento di Frontex ed Europol. È interessante che l’Ecr, all’interno del proprio programma, sostenga che i flussi migratori siano un’”arma ibrida da parte dei vicini orientali e meridionali” il cui obiettivo è “di destabilizzare e aumentare le tensioni all’interno dell’Unione europea”.

Identità e democrazia – Lega: chiusura delle frontiere e rimpatri

Nel manifesto di Identità e democrazia (Id), in cui confluisce la Lega, il tema dell’immigrazione è legato a quello dell’identità: il gruppo è un’“alleanza politica basata sulla conservazione dell’identità dei popoli e sul controllo dell’immigrazione”. Per Id, l’Unione europea dovrebbe avere il compito di proteggere le frontiere, ma soprattutto di garantire il rimpatrio di quelli che sono considerati migranti irregolari. Tra i gruppi della destra europea, Id è l’unico che ha la percezione di un’Europa con le frontiere aperte. Nel manifesto, infatti, il gruppo sostiene che “l’Unione europea sta mantenendo le frontiere aperte del continente in modo sempre più estremista” e ribadisce la presenza di una “narrazione della propaganda migratoria volta a convincere l’opinione pubblica dei vantaggi economici dell’immigrazione di massa senza considerare i relativi costi sociali e di sicurezza”.

Partito dei socialisti europei – Partito democratico: “Sistema comune e coordinato per la migrazione e l’asilo basato sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa”

Per il gruppo dei socialdemocratici (S&D), il secondo attualmente più numeroso in Parlamento e a cui è associato il Partito democratico attraverso il Partito dei socialisti europei, l’approccio alla gestione delle migrazioni e dell’asilo deve basarsi sull’inclusione e su un modello che superi l’emergenza. Secondo i S&D, il nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo può essere una base per un sistema basato sul rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone – anche se, come abbiamo detto, non è ciò che pensano le organizzazioni umanitarie e chi si occupa legalmente della tutela dei migranti.

Nel programma per le elezioni europee, in materia di migrazioni i S&D propongono una tutela dei migranti più vulnerabili, in particolare i minori, il rafforzamento della tutela legale, la promozione di politiche di inclusione nel mondo del lavoro. Ribadiscono inoltre il loro supporto alle operazioni umanitarie di salvataggio nel Mediterraneo centrale. Come gli altri gruppi, anche i S&D ribadiscono la necessità di un rafforzamento delle frontiere esterne, anche se dicono di opporsi a qualsiasi forma di esternalizzazione delle frontiere europee.

Verdi – Alleanza verdi e sinistra: “Un sistema di asilo equo che difenda i diritti umani e la dignità”

Nel programma pubblicato in vista delle elezioni europee, il gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, a cui è associata l’Alleanza verdi e sinistra (Avs), non ha un punto specifico relativo alle migrazioni e all’asilo. Nel programma si legge che il gruppo chiede “un sistema di asilo equo che difenda i diritti umani e la dignità. Lavoriamo per una politica migratoria che riconosca l’immenso contributo che i migranti danno alle nostre società”. Alleanza verdi e sinistra, invece, nel proprio programma approfondisce ulteriormente il tema. Per Avs bisogna modificare il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, rafforzare il meccanismo di protezione per coloro che scappano da persecuzioni legate al proprio orientamento di genere e/o sessuale, riconoscere lo status di rifugiato climatico, applicare la tutela temporanea non solo al caso ucraino ma a tutte le crisi in corso e smantellare il sistema di cooperazione basato sui Memorandum che esternalizzano le frontiere.

Renew Europe – Azione, +Europa, Italia Viva: Europa della solidarietà e della responsabilità

Nel programma di Renew Europe di cui fanno parte, per l’Italia, +Europa, Italia Viva, Azione, non c’è menzione alla migrazione e all’asilo. Se andiamo a leggere il programma della coalizione di +Europa e Italia Viva, chiamata Stati Uniti d’Europa, l’approccio proposto è quello della solidarietà tra gli stati membri e del contrasto al traffico di esseri umani. “Dobbiamo ostacolare con forza il ricorso, da parte degli stati membri, a tecniche di esternalizzazione delle frontiere che consentono il trattenimento, l’identificazione e il respingimento dei richiedenti asilo, ad opera di paesi terzi non vincolati al rispetto delle Carte dei diritti fondamentali, mediante accordi di natura finanziaria e di facilitazione logistica”. Si propone il rinforzo di Frontex per il pattugliamento e il salvataggio delle vite in mare. Infine, si sostiene la creazione di un’agenzia europea che lavori a stretto contatto con le amministrazioni locali, responsabili dell’accoglienza.

Sinistra europea – Sinistra italiana e Rifondazione comunista: no Frontex ed esternalizzazione delle frontiere

Per il gruppo della Sinistra europea, di cui fanno parte Rifondazione comunista e Sinistra italiana, ma in qualità di osservatrice, l’approccio avuto dall’Unione europea negli ultimi anni si è incentrato in quella che è definita la “Fortezza Europa”. Al centro del programma della Sinistra europea per le elezioni europee di giugno, per ciò che concerne l’asilo e le migrazioni, c’è la cancellazione di Frontex, il divieto di trasferimento dei migranti in paesi terzi, la fine del finanziamento dei paesi che non rispettano i diritti umani in cambio del controllo delle frontiere, la cancellazione del nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo e la fine dell’esternalizzazione delle frontiere. La Sinistra europea vuole che la politica internazionale dell’Unione si basi sul diritto internazionale e non sulla militarizzazione. Propone, infine, la creazione di canali migratori sicuri, legali e regolari e il miglioramento della protezione, dei diritti e dell’assistenza per i migranti e i richiedenti asilo.

Non iscritti – Movimento 5 stelle: lotta ai trafficanti e progetti di inclusione

Il Movimento 5 stelle non intende iscriversi ad alcun partito né gruppo politico europeo. Il programma propone tra le altre cose: un meccanismo che preveda l’analisi delle domande di asilo in via preliminare nei paesi terzi attraverso una task force creata in collaborazione con le agenzie internazionali che si occupano di asilo, l’obbligo di ricollocazione automatica dei migranti arrivati in modo irregolare nel territorio europeo, la lotta ai trafficanti, progetti di inclusione diffusa e implementazione della cooperazione internazionale al fine di combattere alla radice le cause delle migrazioni forzate.

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