Montagne senza la neve: a rischio il turismo, ma soprattutto l’agricoltura

Montagne senza la neve a causa dell’assenza di piogge, laghi e fiumi a secco: in Italia a rischio non solo il turismo ma anche i raccolti agricoli.

  • Gli Appennini senza la neve mettono in crisi il turismo sciistico.
  • Ma i danni maggiori per l’assenza di pioggia sono per l’agricoltura.
  • Nel 2022 sono caduti circa 50 miliardi di metri cubi di acqua in meno lungo la Penisola.

Se il presidente francese Emmanuel Macron, a dispetto di tutti gli allarmi della comunità scientifica, dice che “nessuna poteva aspettarsi una stagione così siccitosa”, anche nel nostro Paese l’autunno e questo inizio di inverno particolarmente miti che ci siamo goduti finora comincia a far vedere tutti i suoi aspetti negativi: tutto il comparto del turismo sciistico è in sofferenza per le montagne senza la neve, ma soprattutto ciò che è a rischio è la produzione agricola.

Quest’anno infatti, sottolinea la Coldiretti, sono caduti circa 50 miliardi di metri cubi di acqua in meno lungo la Penisola, colpita da una grave siccità con drammatici effetti per l’ambiente e l’agricoltura, oltre che  per il turismo della neve. Se le piste da sci nel centro Italia sono deserte con un pesante danno per l’economia locale, la caduta della neve in questa stagione è infatti determinante per recupero delle risorse idriche nelle montagne e favorire la produzione agricola, secondo il vecchio adagio contadino “sotto la neve pane, sotto la pioggia fame”.

Laghi e fiumi, invasi ai minimi 

Il 2022 si classifica fino ad ora tra i più siccitosi degli ultimi trent’anni, con la caduta del 30 per cento di acqua in meno rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, secondo le elaborazioni Coldiretti basate sui dati Isac Cnr relativi ai primi undici mesi dell’anno. Un grave danno per i terreni perché la pioggia e la neve sono importanti per ripristinare le scorte idriche nei terreni, negli invasi, nei laghi, nei fiumi e nelle montagne dove i ghiacciai perdono di superficie e spessore. Ad oggi grandi laghi hanno percentuali di riempimento che vanno dal 18 per cento di quello di Como al 26 per cento del Maggiore fino al 34 per cento del lago di Garda mentre il livello idrometrico (un parametro fissato dall’Autorità di bacino il cui zero corrisponde al livello del mare) del fiume Po al Ponte della Becca è sceso a -3 metri e si registra anche lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico.

La quiete prima della tempesta 

Il caldo anomalo di questo autunno-inverno mascherate da ‘finta primavera’ ha finora ingannato le coltivazioni, spiega la Coldiretti – che si stanno predisponendo alla ripresa vegetativa con gemme e fioriture anomale, dalle mimose ai limoni. Ma il rischio concreto è che nelle prossime settimane repentine ondate di gelo notturno brucino fiori e gemme di piante e alberi, con pesanti effetti sui prossimi raccolti futuri. Una situazione difficile che fa seguito ad un 2022 che si classifica come l’anno più bollente mai registrato prima con una temperatura di oltre un grado superiore alla media storica in cui sono cadute quasi un terzo di precipitazioni in meno, con una temperatura in Italia superiore di 1,06 gradi la media.

Si accentua perciò la tendenza al surriscaldamento in Italia dove la classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine dopo il 2022 il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020. Con buona pace del presidente Macron, che non se l’aspettava…  Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione: maggior numero di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Con gravi danni per l’agricoltura: secondo Coldiretti i danni provocati dalla siccità e dal maltempo hanno già superato per questa stagione i 6 miliardi di euro.

 

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