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È stato inaugurato a Roma il Museo ambiente e crimine. Abbiamo chiesto a Federico Coccia, presidente della Fondazione Bioparco, qual è lo scopo di questo museo unico in Europa.
I crimini contro la natura, come la distruzione delle foreste e lo sterminio di specie animali minacciate, sono considerati uno dei problemi più urgenti del nostro tempo. Ogni giorno in tutto il mondo vengono violate leggi nazionali e internazionali e vengono perpetuati saccheggi al meraviglioso patrimonio ambientale, danneggiando così l’intero genere umano. Il più remunerativo di questi crimini è il mercato illegale di fauna selvatica, ritenuto il terzo settore clandestino più redditizio dopo il traffico di armi e di droga. L’Italia, purtroppo, contribuisce in maniera rilevante, nel nostro Paese è ancora diffuso il bracconaggio ai danni di specie iconiche e minacciate come orsi, lupi e rapaci. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’allarmante fenomeno dei crimini contro la natura, è stato inaugurato al Bioparco di Roma il Museo ambiente e crimine (M.A.CRI.), la prima struttura in Europa interamente dedicata ai reati ambientali. Il museo, intitolato al grande etologo Danilo Mainardi, recentemente scomparso, è stato realizzato grazie alla collaborazione del Comando unità tutela forestale ambientale e agroalimentare dei carabinieri. Abbiamo chiesto a Federico Coccia, presidente della Fondazione Bioparco di Roma, di raccontarci la genesi del museo e qual è il suo obiettivo.
Che impatto hanno i reati ambientali sul nostro patrimonio naturalistico?
Questi crimini hanno conseguenze disastrose sulla nostra biodiversità, soprattutto gli incendi dolosi. Quando scoppia un incendio muoiono piante e animali. I danni non sono causati solo dalle fiamme ma anche dall’intervento dell’uomo per spegnerle. Le grandi quantità di acqua gettate dai canadair uccidono infatti numerosi animali.
Qual è il crimine contro l’ambiente più diffuso in Italia?
Il bracconaggio è molto diffuso nel nostro Paese e rappresenta un gravissimo problema. Al M.A.CRI. mostriamo ai bambini la vera natura di questo fenomeno, come le trappole che usano i bracconieri e l’effetto che hanno sugli animali, anche con filmati cruenti, e spieghiamo loro come devono comportarsi quando si recano in paesi esotici e cosa non devono assolutamente acquistare per non contribuire al commercio di fauna selvatica.
Come è nato il Museo ambiente e crimine del Bioparco di Roma e quale è il suo obiettivo?
È stata una mia idea, mi sono chiesto “chi è il fruitore finale del Bioparco?”, sono i bambini. Non voglio che si limitino a guardare gli animali ospitati nella struttura, voglio lasciare loro qualcosa. Sono fermamente convinto che per contrastare lo sfacelo ambientale che stiamo vivendo dobbiamo partire dal basso, insegnando ai bambini ciò che è giusto e trasmettendogli l’amore per la natura.
A che punto è, secondo lei, l’educazione ambientale in Italia?
Siamo ancora indietro e si può certamente fare di più. Sono stato contrario alla scelta di eliminare l’ora di educazione civica nelle scuole (dall’anno scolastico 2010/2011 la materia ha cambiato nome in “cittadinanza e costituzione”, perdendo il suo status di materia con un quadro orario definito n.d.a.).
Come è strutturato il M.A.CRI.?
Il museo si trova all’interno del Bioparco di Roma ed è un complesso di circa 400 metri quadrati. L’area è ripartita in aree differenti che riproducono i contesti ambientali dei vari crimini prodotti sull’ambiente, sulle specie protette e ai danni del settore agroalimentare. I visitatori potranno approfondire la conoscenza di questi fenomeni tramite l’esposizione di prodotti derivati da animali confiscati al traffico illecito e l’uso di totem interattivi touchscreen.
Gli zoo influiscono sul commercio illegale di fauna protetta?
Gli animali presenti in queste strutture non sono stati prelevati in natura ma nascono in cattività, pertanto non c’è un impatto sulle popolazioni selvatiche. Il Bioparco partecipa al programma Eaza, l’Associazione europea di zoo e acquari, attraverso cui è possibile scambiare animali con le altre strutture che aderiscono. La maggior parte degli animali presenti al Bioparco di Roma è stata sequestrata a circhi o a privati che li detenevano illegalmente, come boss mafiosi. Ospitiamo inoltre specie a rischio di estinzione, come la tigre di Sumatra, per motivi di conservazione. Abbiamo inoltre ricreato per i nostri animali habitat come quelli in cui vivrebbero in natura.
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