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Le studentesse del college femminile di Melbourne, in Australia, dichiarano guerra ai rifiuti e decidono di rimuovere tutti i cestini dal campus.
Il comitato studentesco per la sostenibilità del Melbourne girl college (Mgc) ha dialogato per sei mesi con i propri compagni, i genitori e gli insegnanti per concepire un piano di riduzione della quantità di rifiuti prodotti dalla scuola. Lo scopo finale è quello di diventare la prima scuola superiore australiana ad azzerare la produzione di rifiuti entro il 2020.
Per rendere il loro campus più sostenibile, i ragazzi hanno deciso di eliminare tutti i cestini; così, d’ora in avanti, 1.400 studenti e 140 dipendenti porteranno il pranzo in contenitori riciclabili privi di plastica e riporteranno a casa gli eventuali scarti. Proprio come si fa nei parchi naturali australiani, dove sono i visitatori ad essere incaricati di smaltire i propri rifiuti.
Sono solo tre i cestini che rimangono ancora a disposizione: uno per l’umido, uno all’interno dei bagni e uno per le emergenze.
“Eliminare i cestini costringe gli studenti a pensare oltre gli schemi per concepire soluzioni innovative che possano essere d’esempio ad altri” ha dichiarato Karen Money, la preside del college.
La scuola ha previsto un sistema di incentivi per invogliare i ragazzi ad abbandonare ogni tipo di rifiuto. Chi vorrà potrà sottoporsi a una sorta di controllo e se riuscirà a portare un pasto effettivamente privo di plastica, potrà usufruire di sconti all’interno del campus. Persino la mensa, gestita da una società esterna, ha deciso di accogliere l’iniziativa studentesca e diminuire la sua impronta sull’ambiente sostituendo, dove possibile, i prodotti di plastica con alternative in carta riciclata.
“Invece che scaricare le colpe, vogliamo creare un approccio proattivo al problema: le posate di plastica usa e getta vivranno letteralmente più di noi studenti”, ha ribadito il comitato studentesco per la sostenibilità dell’Mgc.
Non è stato previsto un sistema di sanzioni perché l’iniziativa vuole incoraggiare il buonsenso comune e far leva sul senso di appartenenza ad una comunità impegnata in un progetto più grande.
Questa non è la prima iniziativa organizzata dagli studenti di Melbourne: a luglio avevano lanciato l’hashtag #plasticfreejuly facendo una sorta di prova generale di questo più ambizioso progetto.
A record breaking 230 MILLION people worldwide participated in the Plastic Free July challenge 2019, to help create a world without plastic waste! Thanks to everyone who is part of the solution #PlasticFreeJuly pic.twitter.com/UEWAbf8KWv
— Plastic Free July (@PlasticFreeJuly) 1 agosto 2019
Nel 2018 un’iniziativa simile aveva visto una scuola inglese di Brighton, nel Regno Unito, proibire l’utilizzo di bottigliette di plastica, cannucce e bicchieri usa e getta nel tentativo di ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti. Anche questa volta, l’idea era partita direttamente dagli studenti che però, contrariamente alle loro “colleghe” australiane, avevano deciso di punire i contravventori con sanzioni simili a quelle imposte ai fumatori.
L’iniziativa non è nata casualmente, ma capita in un momento ben preciso della storia di questo istituto. Stando a quanto riportato dalla professoressa Paula McIntosh, gli studenti si sono detti ispirati dall’azione di Greta Thunberg, giovane attivista svedese, e vogliono essere parte attiva nella risoluzione del problema dell’inquinamento.
Inoltre, la recente crisi finanziaria che ha colpito la Skm Australia, compagnia che si occupa della gestione della maggior parte dei rifiuti australiani, ha gettato il Paese in una situazione precaria. I dirigenti sono stati costretti a dichiarare la bancarotta e, di conseguenza, l’azienda non sarà più in grado di smaltire i rifiuti dei vari comuni. Per questo motivo gli studenti hanno deciso di rimuovere persino i venti cestini per la raccolta differenziata della plastica e del vetro, perché il collasso della Skm equivale a gettare tutti i rifiuti insieme nelle discariche, senza poterli più riciclare.
I ragazzi si sono particolarmente interessati alla questione e hanno capito di poter fare la differenza. Dopo l’iniziativa scolastica hanno chiesto a gran voce alle catene dei supermercati e della grande distribuzione di aiutarli nel loro progetto e di fornire soluzioni che riducano la quantità di rifiuti prodotti.
“Il motivo per cui lo stanno facendo è chiaro, sono tutti consapevoli del problema e in questo modo andranno incontro a molte meno opposizioni”, ha dichiarato Geoffrey Binder, professore all’Università di Melbourne ed esperto di sostenibilità. Secondo il suo parere, la chiave del successo di questa iniziativa è proprio la tempistica perché in questo momento tutti sono interessati alla questione e nessuno si chiede quale sia il problema.
Scopri l’iniziativa LifeGate PlasticLess
Visualizza questo post su InstagramOur Year 7’s waste free end of term party snacks!
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Non sono mancate le critiche di chi ha accusato la scuola di “spostare” semplicemente il problema dalle loro mura a quelle domestiche, alludendo al fatto che sia impossibile comprare prodotti senza generare rifiuti.
Ascolta le parole della preside dell’Mgc in merito all’iniziativa
L’istituto si è difeso ribattendo che il punto fondamentale del loro progetto è quello di incoraggiare l’utilizzo di prodotti riciclabili e di provare, almeno, a trovare una soluzione. Il successo ovviamente dipende dal buonsenso degli studenti e dei loro genitori che non dovrebbero comprare prodotti impacchettati e buttare l’imballaggio a casa, ma dovrebbero ingegnarsi per trovare soluzioni alternative.
Ancora una volta i giovani si dimostrano aperti al cambiamento e disponibili a fare qualche sacrificio per il benessere della Terra. L’idea di una singola scuola può così diventare la soluzione vincente per un problema planetario.
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