Cos’è il Piano per il Sud e cosa ne pensa l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile

Il governo ha presentato un ambizioso Piano per il Sud Italia, puntando su istruzione e sostenibilità, e legando gli obiettivi a quelli dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Un Sud rivolto ai giovani, connesso e inclusivo, che sia frontiera (dell’innovazione) ma anche spazio aperto al mondo (in particolare con vista sul Mediterraneo). Ma, soprattutto, un Sud che sia il motore della svolta ecologica dell’Italia. Si tratta delle cinque missioni che il governo italiano ha individuato nel redigere il nuovo Piano per il Sud, un’agenda che ha come orizzonte temporale il 2030, come nel caso di quella per lo sviluppo sostenibile, alla quale fa esplicito riferimento nell’individuazione dei propri obiettivi.

La cover del Piano per il Sud mostra una foto di Duino, Trieste: per le opposizioni è una gaffe, per il ministro Provenzano il messaggio che investire sul Mezzogiorno è investire su tutta l'Italia.
La cover del Piano per il Sud mostra una foto di Duino, Trieste: per le opposizioni è una gaffe, per il ministro Provenzano il messaggio che investire sul Mezzogiorno è investire su tutta l’Italia.

 

Da sempre, il gap economico e infrastrutturale sbilancia quello che dovrebbe essere un equo sviluppo dell’Italia: il nuovo piano del governo prova a intervenire con uno sforzo di 123 miliardi in dieci anni (che dovrebbero essere garantiti dalla clausola che prevede che il 34 per cento di tutti i finanziamenti pubblici debbano essere d’ora in poi destinati al Sud) per infrastrutture, sviluppo economico, rilancio turistico e riconversione eco-sostenibile.

Il piano è decisamente ambizioso: sono previsti investimenti sull’istruzione, a partire dalla lotta alla povertà educativa minorile, per ridurre le disuguaglianze e riattivare la mobilità sociale. Quindi l’ammodernamento e lo sviluppo di infrastrutture, materiali e sociali, come fattore di connessione e di inclusione sociale, per spezzare l’isolamento di alcune aree del Mezzogiorno. E il rafforzamento delle reti tra ricerca e impresa e una nuova strategia di politica industriale; il rafforzamento di un ruolo anche economico nel Mediterraneo, con il rafforzamento delle Zone economiche speciali e i programmi di cooperazione allo sviluppo.

Il sud come motore della svolta ecologica

Ma la svolta ecologica rappresenta nel piano uno dei capitoli più importanti: l’idea è quella di rafforzare gli impegni del Green new deal al Sud e nelle aree interne, per realizzare alcuni obiettivi specifici dell’Agenda Onu 2030 e mitigare i rischi connessi ai cambiamenti climatici”. Questi, nello specifico, sono i 5 punti in programma:

  • La prima proposta è quella di un reddito energetico, vale a dire la possibilità per le famiglie di ottenere un cospicuo risparmio in bolletta attraverso l‘autoconsumo: l’idea è quella di favorire la diffusione delle energie rinnovabili e l’aumento della generazione distribuita e degli impianti fotovoltaici di piccola taglia, riducendo così la povertà energetica delle fasce di popolazione meno abbienti del Mezzogiorno. L’obiettivo sarà portato avanti attraverso la creazione di un Fondo nazionale reddito energetico per l’acquisto di impianti fotovoltaici.
  • La seconda riguarda una vera sperimentazione di economia circolare nell’ambito dei prodotti igienici assorbenti, concorrendo allo stesso tempo alla riduzione delle emissioni, e sarà realizzata attraverso il posizionamento in città pilota del Mezzogiorno di smart bin, dispositivi per la raccolta differenziata accessibili digitalmente e con alimentazione al 100 per cento sostenibile; con il conferimento della raccolta a impianti di trattamento; con l’immissione delle “materie prime seconde” sul mercato.
I 5 punti (più uno) previsti dal Piano Sud per il Green deal
I 5 punti (più uno) previsti dal Piano Sud per il Green deal
  • La terza proposta prevede il potenziamento del trasporto sostenibile, in particolare il trasporto ferroviario regionale e interregionale, il trasporto metropolitano e suburbano e i collegamenti con le aree interne, per migliorare le condizioni di servizio dei pendolari, a partire dalla riduzione dei tempi di percorrenza, ridurre la congestione del traffico. Tra i risultati attesi, la riduzione significativa delle emissioni di CO2. Per centrare tale obiettivo, il piano prevede l’elettrificazione di alcune linee con servizio fornito ancora oggi da locomotori diesel, l’acquisto di nuovi vagoni, il miglioramento della condizione delle stazioni ferroviarie urbane, un’assistenza tecnica specifica ai comuni per redigere i Piani urbani per la mobilità sostenibile (Pums), nuovi autobus meno impattanti per l’ambiente, in particolare nelle aree interne.

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  • Il quarto punto di interventi è legato allo sviluppo di contratti di filiera nel settore agroalimentare, per aumentare la competitività e la sostenibilità delle imprese agricole e agro-alimentari e rafforzare i rapporti tra produzione primaria e trasformazione nelle aree del Sud a forte vocazione agricola. Si farà attraverso investimenti materiali e immateriali nelle aziende agricole e con progetti di ricerca e sviluppo nel settore agricolo.
  • Il quinto e ultimo punto prevede una gestione forestale sostenibile, per rispondere alle esigenze ambientali, economiche e sociali in particolare nelle aree interne, prevenire il dissesto idrogeologico, stimolare le filiere dedicate al sistema legno-energia. Le linee di intervento vanno dal sostegno a consorzi forestali, università agrarie, cooperative o altre forme societarie tipiche delle realtà locali, alla manutenzione straordinaria del territorio forestale e montano e opere di riassetto idrogeologico.

Il cantiere Taranto

Inoltre, un’attenzione particolare è dedicata nel piano al cosiddetto Cantiere Taranto, dove a detta del governo “si sommano le principali emergenze delle regioni del Sud: l’emergenza produttiva, di cui la crisi ormai trentennale dell’ex Ilva e del suo indotto rappresenta solo la punta più evidente; l’emergenza ambientale, che impone di riparare i danni del passato e di ripensare, contemporaneamente, il modello produttivo, salvaguardando salute, occupazione e sviluppo; l’emergenza sociale e demografica, con una città che ha perso, dagli anni Settanta a oggi, quasi cinquantamila abitanti”.

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Uno skyline di Taranto, sull’Ilva, il centro siderurgico pugliese

La priorità assoluta del piano per il Sud è costituita dalla soluzione definitiva della crisi dell’impianto siderurgico ex Ilva, sottraendo la città di Taranto al ricatto della scelta forzata sviluppo-salute pubblica: la sfida lanciata è quella del rilancio dell’ex Ilva in un’ottica di sviluppo verde e sostenibile, magari estendendo anche all’ambito siderurgico il Just Transition Fund, il fondo europeo per la transizione sostenibile dal valore totale di 7,5 miliardi.

Il Piano per il Sud e gli obiettivi dell’Agenda 2030

Secondo il piano del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, in particolare la missione “Un Sud per la svolta ecologica” si lega a diversi obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, a partire dal numero 2, ovvero sconfiggere la fame: entrambi prevedono sistemi di produzione alimentare sostenibili e pratiche agricole resilienti che, conservando gli ecosistemi, migliorino il terreno e la qualità del suolo. Gli obiettivi dei piano coincidono però anche con il “goal 3” (salute e benessere), nel tentativo di ridurre i decessi e le malattie da sostanze chimiche pericolose e da inquinamento e contaminazione di aria, acqua e suolo. Ma anche con il “goal 4” (istruzione di qualità), che prevede la diffusione dell’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, e con il “goal 6” (acqua pulita e servizi igienico-sanitari) che punta a migliorare la qualità dell’acqua, riducendo l’inquinamento e aumentando l’efficienza idrica.

Sono stati individuati parallelismi anche con il “goal 7” (energia pulita e accessibile), nel senso di un aumento della quota di energie rinnovabili e nell’efficientamento energetico; con il “goal 8” (lavoro dignitoso e crescita economica), nel migliorare l’efficienza nel consumo e nella produzione, nel tentativo di scindere la crescita economica dal degrado ambientale; con il “goal 11” (città e comunità sostenibili), riducendo l’impatto ambientale pro capite delle città, in particolare riguardo alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti e fornendo spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili. Quindi con il “goal 12” (consumo e produzioni responsabili), nel tentativo di evitare l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e dimezzare lo spreco alimentare; con il “goal 13” (lotta contro il cambiamento climatico), in particolare nel rafforzamento della resilienza e della capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi. E perfino con il “goal 14” (vita sott’acqua), conservando e utilizzando in modo corretto le risorse del Mediterraneo per uno sviluppo sostenibile e il “goal 15” (vita sulla Terra)  favorendo un uso sostenibile dell’ecosistema e fermando la perdita di diversità biologica.

Per l’Asvis è un piano che ha un’anima

Inevitabilmente, visti gli strettissimi richiami agli obiettivi dell’Agenda 2030, il piano è finito sotto la lente d’ingrandimento dell’Asvis, che ne dà un giudizio tutto sommato positivo, sebbene inevitabilmente da sospendere fino alla prova dei fatti: per il momento comunque, spiega Luciano Forlani del segretariato dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, “è sicuramente un piano che possiede un’anima. Certamente la strada di qualsiasi piano per il Sud parte in salita, ma si nota un tentativo di affrontare alcuni nodi. Forse le cifre non sono all’altezza per la sfida richiesta, ma di questo non possiamo accusare il governo perché oggettivamente si trova a lavorare in un contesto di vincoli europei di bilancio, di ristrettezze economiche, di difficoltà congiunturali. Ma sembra ci sia l’ambizione di voler fare meglio dal punto di vista delle procedure”.

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Forlani è rimasto favorevolmente colpito dall’enfasi posta sui giovani e sull’istruzione, “perché è importante che si investa molto sulla scuola a tempo pieno in zone dove ci sono devianze giovanili e dove la dispersione scolastica vede un trend in lieve crescita per la prima volta dopo molto tempo”. Sulla parte ambientale del piano invece, “c’è una attenzione, anche se alcuni snodi che anche nella maggioranza di governo costituiscono attriti non sembrano chiariti definitivamente”. Per esempio lascia un po’ perplesso il tentativo di sintesi che, distinguendo per ogni intervento l’ente o gli enti di riferimento che dovrà prendersene carico “non fa apparire chiaro il terreno delle governance tra Stato ed enti territoriali”. In pratica, chi farà cosa? Il raccordo tra enti funzionerà?

Altri due dubbi riguardano i finanziamenti: “Si parla, positivamente, di soggetti come Invitalia e Cassa depositi e prestiti (le due società di investimento partecipate del ministero dell’Economia, ndr) ma non si capisce bene come questi soggetti potranno operare. E bisognerebbe anche valutare i rapporti con l’Unione Europea riguardo gli incentivi, che devono avere dei limiti: magari però questo piano potrebbe riaccendere l’interesse di altri Paesi nel ridiscutere tutti insieme i vincoli per investimenti in green economy e smart technologies“. Di sicuro però Asvis ha apprezzato l’aver legato il piano agli obiettivi dell’Agenda 2030: “Si tratta di un passaggio rilevante di merito e di metodo – chiosa soddisfatto Forlani – : significa che quello per cui ci battiamo è entrato nella considerazione di tutti”.

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