Tra eccellenze e criticità, la raccolta differenziata in Italia continua a crescere

A che punto è la raccolta differenziata nel nostro paese? Troviamo una risposta nell’ultima edizione del rapporto Rifiuti urbani pubblicato da Ispra.

Di anno in anno la raccolta differenziata in Italia cresce, arrivando nel 2019 al 61,3 per cento dei rifiuti urbani. Ma la sua diffusione resta a macchia di leopardo, con tangibili ritardi soprattutto nelle principali province del Sud. A tracciarne un quadro completo è l’edizione 2020 del Rapporto rifiuti urbani, pubblicata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Produciamo circa 500 chili di rifiuti a testa

Nel 2019 nell’intero territorio italiano sono stati prodotti circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Rispetto all’anno precedente si assiste a una leggera flessione dello 0,3 per cento, trainata soprattutto dal Centro (-0,2 per cento, per un totale di 6,6 milioni di tonnellate) e dal Sud (-1,5 per cento, per un totale di 9,1 milioni di tonnellate). Tendenza opposta al Nord, da dove arriva quasi la metà dei rifiuti prodotti in tutt’Italia (poco meno di 14,4 milioni di tonnellate); un dato che cresce dello 0,5 per cento in un anno.

Considerato che la popolazione si aggira sui 60 milioni di persone, in media ciascuno di noi genera 500 chili di rifiuti all’anno. Anche in questo caso le differenze geografiche si fanno sentire: si va dai 663 chili pro capite di un abitante dell’Emilia Romagna ai 354,1 di un cittadino della Basilicata.

La raccolta differenziata cresce al Sud

La quota di raccolta differenziata vede un aumento costante, arrivando nel 2019 a 18,5 milioni di tonnellate, 913mila in più rispetto al 2018. Nel 2019 ha raggiunto il 61,3 per cento sul totale dei rifiuti; appena quattro anni prima, nel 2015, era ferma al 47,5 per cento.

Per la prima volta il Sud supera la soglia del 50 per cento di raccolta differenziata, con un incoraggiante aumento di 4,5 punti percentuali nell’arco di un anno. Notevoli passi avanti soprattutto in Molise (+12 punti percentuali in un anno), Sicilia (+9 punti percentuali) e Sardegna (+6,3). La situazione resta però critica nelle grandi province del Meridione, prima fra tutte Palermo, dove la raccolta differenziata è ferma al 29 per cento; andava ancora peggio nel 2018, quando non raggiungeva nemmeno il 20 per cento. Molto in ritardo anche Crotone (30,8 per cento), Messina (32,8 per cento) e Foggia (34,1 per cento).

Sul fronte opposto della classifica troviamo la provincia di Treviso che si mantiene stretto il titolo di capitale della raccolta differenziata, con una percentuale dell’87,7 per cento. Sugli altri due gradini del podio, Mantova (86,8 per cento) e Belluno (84,4 per cento). Cinque città metropolitane su dieci superano il tetto del 60 per cento di raccolta differenziata: la più virtuosa è Cagliari (71,4 per cento), seguita da Venezia, Milano, Bologna e Firenze.

Raccolta differenziata a Treviso
La provincia di Treviso raggiunge l’87,7 per cento di raccolta differenziata © Pixabay

Il 21 per cento dei rifiuti urbani finisce in discarica

Ma che fine fanno i rifiuti che ogni giorno i cittadini gettano nella spazzatura? Il 21 per cento finisce in discarica, per un totale di 6,3 milioni di tonnellate: un volume che è sprofondato del 58,2 per cento rispetto a un decennio fa, quando raggiungeva i 15 milioni di tonnellate. Anche tra il 2018 ei il 2019 il ricorso alla discarica si è ridotto, con la sola – significativa – eccezione del Centro Italia che vede un +19,4 per cento.

La metà dei rifiuti invece viene inviata agli impianti di recupero di materia, arrivando a una quota di riciclaggio pari al 53,3 per cento. Oltre 5,5 tonnellate (cioè il 18 per cento del totale) vengono incenerite dai 37 impianti operativi in Italia, una percentuale che cresce leggermente rispetto all’anno scorso.

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