Uno studio tedesco e uno italiano chiedono ai rispettivi governi un’inversione di tendenza per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030.
Secondo il rapporto tedesco “Pestizid Atlas”, nel mondo l’utilizzo di pesticidi è aumentato è dell’80 per cento dal 1990.
I pesticidi, sottolinea il dossier, causano la perdita di biodiversità e sono responsabili di 385 milioni di avvelenamenti.
Il rapporto di Legambiente “Stop pesticidi” ha indagato invece la presenza di pesticidi nei cibi: dei campioni analizzati, il 35 per cento -in gran parte rappresentato da frutta – è risultato contaminato.
Atlante dei pesticidi: i numeri dell’emergenza ambientale e i rischi per la salute
Secondo il rapporto, la quantità di pesticidi utilizzati in tutto il mondo è aumentata dell’80 per cento dal 1990 e fino al 150 per cento in Sud America dove di tali sostanze si fa ampio uso, per esempio, nelle coltivazioni intensive di soia ogm. Le conseguenze dell’uso dei pesticidi sono diverse: dalla contaminazione dell’ambiente, alla perdita di biodiversità degli ecosistemi fino ai rischi per la salute dei lavoratoriche, specie nel sud del mondo, non sono adeguatamente protetti. Si contano circa 255 milioni di incidenti da avvelenamento in Asia, poco più di 100 milioni in Africa e circa 1,6 milioni in Europa.
“In Europa utilizziamo troppi pesticidi – ha spiegato Barbara Unmüßig, presidente della Heinrich Böll Foundation – Le mele vengono irrorate circa 30 volte a stagione, le viti fino a 17 volte e le patate fino a 11”. Ridurne l’impiego è fondamentale per fronteggiare la drammatica perdita di biodiversità.
“L’uso elevato di pesticidi contribuisce alla perdita di numerosi organismi benefici, senza i quali sono necessari ancora più pesticidi”, ha aggiunto Olaf Bandt, presidente del Bund, mentre Doris Günther, ceo di Pan Germania, ha voluto sottolineare l’emergenza sanitaria: “ Si contano 385 milioni di avvelenamenti annuali da pesticidi in tutto il mondo, uno scandalo. Le aziende tedesche esportano in Africa, Asia e America Latina pesticidi altamente pericolosi che in Europa abbiamo vietato per proteggere la popolazione e l’ambiente”.
Contaminazioni anche oltre la soglia e con sostanze vietate
La necessità di fermare l’uso dei pesticidi emerge anche dal rapporto di recente pubblicazione Stop ai pesticidi 2021 di Legambiente, in collaborazione con Alce Nero, che rivela come la presenza di fitofarmaci sia ancora troppo diffusa negli alimenti italiani ed europei. “È urgente approvare quanto prima la legge sul biologico – dicono dall’associazione ambientalista – adottare il Pan, il Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e un Piano strategico nazionale per l’applicazione della Pac che abbia come obbiettivo principale la forte riduzione della chimica di sintesi in agricoltura”.
Dei 2.519 campioni di alimenti di origine vegetale e prodotti derivati da apicoltura, italiani ed esteri, analizzati dal dossier, il 35 per cento è risultato contaminato – anche se entro le soglie di legge – con uno o più pesticidi, mentre l’1,39 per cento degli alimenti analizzati era irregolare. Sono state rinvenute 97 sostanze attive differenti, alcune altamente tossiche come il chlorpyrifos-methyl – il cui utilizzo è stato vietato nel 2020 dall’Unione europea, ma che continua ad essere usato per contrastare gli effetti della cimice asiatica, con specifiche deroghe per le coltivazioni più a rischio – il thiophanate-methyl e il mancozeb.
In linea con il trend degli anni passati, la frutta si conferma la categoria in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari, ma con uno o più residui, osservando come nel 53,59 per cento dei casi sono presenti tracce di almeno una sostanza attiva. In questa categoria, gli alimenti che presentano una maggior presenza di fitofarmaci sono l’uva da tavola (85,71 per cento), le pere (82,14 per cento), le fragole (71,79 per cento) e le pesche (67,39 per cento). Questi sono anche i prodotti a maggior contenuto di multiresiduo, Le maggiori irregolarità sono descritte, invece, da campioni di agrumi (3,47 per cento), piccoli frutti (4,44 per cento) e frutta esotica (3,13 per cento).
Nella verdura si osserva una maggior quantità di alimenti regolari senza residui (73,81 per cento), con solo poche tipologie che presentano elevate quantità di fitofarmaci come pomodori (60,20 per cento) e peperoni (48,15 per cento) che risultano anche quelli con più irregolarità. Tra gli alimenti trasformati, invece, il vino e ilmiele sono quelli con maggior percentuali di residui permessi, contando rispettivamente circa il 39,90 per cento e il 20 per cento.
La Ràkene, a Ruvo di Puglia, lancia una campagna che è sì una raccolta fondi, ma soprattutto una presa di posizione culturale e politica sul modo in cui produciamo e acquistiamo cibo.
Le associazioni dei consumatori hanno chiesto un incontro alla grande distribuzione per discutere su come continuare a garantire la trasparenza sui prodotti con l’approvazione della deregolamentazione dei nuovi ogm.
Uno studio in Perù ha evidenziato l’associazione tra i pesticidi e il rischio di cancro considerando l’esposizione reale della popolazione a una miscela di sostanze.
Secondo uno studio effettuato in Germania, i paesaggi agricoli biologici sono associati a una maggiore abbondanza di api solitarie sia in termini assoluti che di specie.
Secondo un nuovo report, i fanghi ittici degli allevamenti di pesce in Norvegia sono paragonabili alle acque reflue non trattate di milioni di persone e riducono l’ossigeno nell’acqua dei fiordi.
Mentre l’agricoltura convenzionale subisce l’aumento del costo e la scarsa reperibilità dei fertilizzanti chimici di sintesi, l’agricoltura biologica si dimostra più resiliente e capace di rispondere alle crisi. Il parere degli esperti.
La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.