L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
Tempo di classifiche di fine anno. E tempo di rapporti che fotografano lo stato di salute dell’ambiente italiano. Come la 14ma edizione del “Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano” presentato a Roma il 19 dicembre e redatto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che in questa edizione conta oltre 400 indicatori e
Tempo di classifiche di fine anno. E tempo di rapporti che fotografano lo stato di salute dell’ambiente italiano. Come la 14ma edizione del “Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano” presentato a Roma il 19 dicembre e redatto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che in questa edizione conta oltre 400 indicatori e analizza l’ambiente in 120 città e 14 aree metropolitane. I risultati del rapporto Ispra danno numerose conferme in negativo, ma ci sono anche buone notizie, come la crescita della mobilità condivisa – biciclette nello specifico – e una significativa tendenza alla riduzione dei livelli di Pm10, in particolare quello direttamente emesso dal riscaldamento domestico e dai trasporti, ma anche dalle industrie e da alcuni fenomeni naturali: una riduzione del 19 per cento in 10 anni.
Basta guardare la mappa delle rilevazioni, o dare un’occhiata ad esempio ai rilievi in tempo reale messi a disposizione dell’Agenzia per la protezione ambientale lombarda: la qualità dell’aria al Nord Italia e nella Pianura Padana nello specifico, rimane pessima. Secondo le stime dell’Agenzia europea per l’ambiente in Italia, nel 2015, sono morte prematuramente oltre 60mila persone. Decessi attribuibili all’esposizione prolungata di particolato fine, degli ossidi di azoto (NOx) e di ozono.
Secondo il rapporto Ispra, continuano i superamenti del Pm10 nelle città italiane. “I dati preliminari aggiornati al 10 dicembre 2018 – confermano i ricercatori -, mostrano valori oltre la norma in 19 aree urbane con Brescia capofila dei superamenti (87) e Viterbo che, almeno finora, non ha mai oltrepassato il limite”. Alla fine di quest’anno sono 19 le città che hanno oltrepassato il limite giornaliero per il Pm10: dopo Brescia (anche se l’Ispra precisa che la centralina si trova a Rezzato e non in città) si trovano Torino e Lodi. Nel 2017 il valore limite annuale per l’NO2 è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, si sono poi registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 66 aree urbane su 91, mentre il superamento del valore limite annuale per il Pm2,5 si è registrato in 13 aree urbane su 84.
Ma, secondo l’Ispra, il trend delle concentrazioni di Pm10, Pm2,5 e NO2 è comunque in diminuzione, anche se ciò non toglie che siamo bel al di sopra dei limiti considerati sicuri dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’imputato maggiore ancora una volta è il settore dei trasporti che da solo concorre al 20 per cento delle emissioni primarie di Pm10, “una quota
tutt’altro che trascurabile”, scrive l’Ispra. “Inoltre contribuiscono largamente alle emissioni di ossidi di azoto rappresentando complessivamente il 55 per cento delle emissioni di Nox nelle 120 città prese in esame.
Se nella classifica del Sole24Ore Milano risulta ai primi posti per la qualità della vita, nel rapporto Ispra è prima per consumo di suolo, considerando comunque la città metropolitana. Nel 2017 Napoli e Milano hanno infatti rappresentato la percentuale di suolo consumato più alta, 34,2 per cento e 32,3 cento rispettivamente. In media i Comuni italiani consumano in un anno circa 650 ettari di territorio. Il che comporta un costo complessivo, in termini di perdita dei principali servizi ecosistemici valutato tra i 215 e i 270 milioni di euro. Il comune di Roma, da solo, nello stesso periodo perde un valore tra i 25 e i 30 milioni di euro.
Se a Mantova si è confermata l’importanza della forestazione urbana, il rapporto Ispra mostra come di lavoro ce ne sia ancora da fare. Risulta scarsa l’incidenza delle aree verdi pubbliche, con valori inferiori al 4 per cento in 84 delle 116 città per cui è disponibile il dato. Rimane molto scarsa anche la pianificazione del verde: appena 10 Comuni hanno approvato un “piano del verde”. Ma c’è anche da segnalare come il 2018 segni la nascita del primo elenco nazionale degli alberi monumentali: in 60 comuni sui 120 analizzati è stato censito almeno un albero monumentale per un totale di 413 segnalazioni. In tutte le città metropolitane sarebbero 456 gli alberi localizzati.
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