Mentre l’agricoltura convenzionale subisce l’aumento del costo e la scarsa reperibilità dei fertilizzanti chimici di sintesi, l’agricoltura biologica si dimostra più resiliente e capace di rispondere alle crisi. Il parere degli esperti.
Ogni ricetta ha il suo riso. Scopriamo come scegliere quello giusto per i nostri piatti e perché è meglio integrale piuttosto che raffinato.
Importato anticamente in Italia dall’Asia come addensante per salse, il riso viene presto apprezzato come alimento vero e proprio grazie al suo sapore gradevole e alla versatilità in cucina. Con questo ingrediente, infatti, si può realizzare un numero incredibile di piatti diversi. Per avere ottimi risultati, però, è importante conoscere qual è la classificazione del riso. Con il comune originario, dai chicchi piccoli e tondi si preparano gustose minestre e dolci (rilascia amido in cottura); il semifino, dai chicchi tondi medio lunghi, è adatto ai timballi e agli antipasti, mentre il fino, chicco lungo e affusolato, ma ancor più il superfino, chicchi allungati e più grossi, sono consigliati per i risotti, gli sformati, le insalate, e in generale per tutti quei piatti in cui è richiesta una buona tenuta di cottura.
Il riso bianco (raffinato) che troviamo normalmente in vendita viene privato del tegumento che lo riveste, per poi essere spazzolato con glucosio e talco prima di essere brillato (reso lucido) con olio di semi e vaselina: il silicato di magnesio, un componente del talco, è sospetto cancerogeno dello stomaco, mentre la paraffina usata per la brillatura è accusata di danneggiare le mucose gastriche, soprattutto nei bambini e negli anziani. Ma la raffinazione, soprattutto, impoverisce il riso delle sue naturali componenti nutritive al punto da aver spinto la Fao a consigliare l’utilizzo di riso integrale a tutte quelle popolazioni che, cibandosi prevalentemente di riso bianco, sono soggette a gravi carenze nutritive.
“Il riso integrale da agricoltura biologica“, spiega il responsabile della gestione agronomica dell’azienda Cascine Orsine, “conserva intatte le sue proprietà nutritive. Subisce solo un passaggio attraverso rulli di sughero per essere privato della parte esterna non commestibile del chicco, la lolla, e conserva il 100 per cento del germe di grano, ricco di vitamine A, D ed E. Il semintegrale bio viene sfregato una seconda volta e conserva il 50 per cento del germe originario. Il riso bianco da agricoltura biologica, invece, passa una terza volta sotto i rulli e viene privato dell’ultima pellicina che riveste il chicco, e con essa anche di tutto il germe. La legge che regola il biologico vieta la lucidatura del chicco, che ha unicamente uno scopo estetico. Nel biologico la selezione delle varietà si orienta in base alle caratteristiche della zona: noi stiamo salvando dall’estinzione il semifino Rosa Marchetti e produciamo con soddisfazione un ottimo superfino, il Baldo. Entrambe le varietà si possono trovare nella versione raffinata e semintegrale, ma la gran parte del riso che vendiamo è integrale, perché chi è sensibile al biologico, sa che solo l’integrale contiene tutte le preziose sostanze nutritive del riso“.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Mentre l’agricoltura convenzionale subisce l’aumento del costo e la scarsa reperibilità dei fertilizzanti chimici di sintesi, l’agricoltura biologica si dimostra più resiliente e capace di rispondere alle crisi. Il parere degli esperti.
La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.
Negli ultimi decenni la pesca della maggior parte delle popolazioni di tonno è passata da una pratica intensiva che ha messo a rischio le popolazioni ittiche a una gestione virtuosa che rispetta l’equilibrio dell’ecosistema. Grazie anche alla certificazione MSC.
Le parole sanno sempre arrivare dritte al cuore. Così quando parliamo di terreno o suolo fertile, parliamo di humus. E “humus” ha la radice di “umano”.
Il Salvagente ha elaborato una classifica della frutta e della verdura italiana considerando il multiresiduo, ovvero la presenza simultanea di residui di pesticidi diversi su un solo campione.
Secondo uno studio di alcune università italiane, l’accessibilità economica di una dieta sana in Italia non è omogenea nel tempo e nello spazio. Il costo può superare anche i 200 euro mensili.
Un rapporto sugli allevamenti in Lombardia svela come il sistema produttivo intensivo superi le capacità del territorio causando problemi alla salute delle persone, dell’ambiente e degli animali.
La campagna “Per la salute, le api e gli agricoltori” punta a impedire che vengano concesse autorizzazioni illimitate per i pesticidi. I cittadini europei possono firmare la petizione online.
Un test di Altroconsumo ha evidenziato come spesso i burger vegetali contengano additivi e sale in quantità elevate, rivelandosi cibi ultra-processati.


