Salvamare: manca poco alla legge per il recupero dei rifiuti

La legge Salvamare per il recupero dei rifiuti al largo è stata approvata al Senato: ora manca solo un ultimo passaggio.

Manca ancora un passo, solo uno, perché la cosiddetta legge Salvamare entri finalmente in vigore, a due anni e mezzo dalla sua prima approvazione nel Consiglio dei ministri: al tempo, ad aprile 2019, eravamo ancora nel primo dei tre governi di questa legislatura, e il disegno di legge era stato presentato dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Ben 19 mesi dopo, il disegno di legge ha ricevuto anche il voto favorevole del Senato (con 220 voti a favore, nessun contrario e 15 astenuti) e adesso dovrà tornare alla Camera, dove era già stato approvato in precedenza (ma con qualche dettaglio differente, fattore che ha impedito che l’ultimo voto diventasse quello finale).

Il pescatore di bottiglie 2050: cronache marine
Con la legge Salvamare nasce la figura del pescatore-operatore ecologico © Istituto Oikos

Pescatori, ma anche operatori ecologici 

Finalmente, i pescatori italiani saranno così messi in grado di portare a terra la plastica finita nelle loro reti durante le operazioni di pesca in mare, e gettarla nelle apposite isole ecologiche previste dalla nuova legge. Sembra poca cosa, ma non è così: finora infatti i pescatori erano costretti a ributtare plastica e rifiuti in mare per non rischiare di essere denunciati per reato di trasporto illecito di rifiuti e dover pagare addirittura una multa per il loro smaltimento.

Nasce così, di fatto, la figura del pescatore-operatore ecologico, netturbino del mare, dotato di un apposito certificato ambientale, così da rendere il pescato adeguatamente riconoscibile nel corso della filiera distributiva. I rifiuti raccolti in mare saranno trasportati nei porti dove saranno allestiti dei punti di raccolta.

pesca
Presto i pescatori potranno portare a terra i rifiuti pescati © Jeff J Mitchell/Getty Images

Più in generale, il provvedimento si inquadra nella strategia nazionale ed europea di risanamento degli ecosistemi marini, tramite il recupero dei rifiuti ma soprattutto la promozione di una economia circolare. Il disegno di legge in particolare stabilisce che le biomasse vegetali derivanti da piante marine o alghe e depositate naturalmente sul lido del mare e sull’arenile, finora considerate un rifiuto speciale, potranno essere reimmesse nel fondale marino o perfino riutilizzate come fonte di energia pulita, come biocombustibile per le centrali elettriche “tenendo conto delle norme tecniche qualora adottate dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nell’ambito del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente”.

La legge stabilisce anche i criteri generali per la disciplina degli impianti di desalinizzazione, che saranno consentiti solo in situazioni di comprovata carenza idrica e in mancanza di fonti alternative economicamente sostenibili, solo qualora sia dimostrato che siano stati effettuati gli opportuni interventi per ridurre significativamente le perdite della rete degli acquedotti e per la razionalizzazione dell’uso dell’acqua disponibile.

L’aggiunta delle campagne di sensibilizzazione 

Il Parlamento ha poi inserito due nuovi articoli: il primo prevede la realizzazione di campagne di sensibilizzazione per il conseguimento non solo degli obiettivi della legge, ma anche degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015.

Il secondo prevede invece che il ministero dell’Istruzione promuova, nelle scuole di ogni ordine e grado, attività di educazione ambientale volte a rendere gli alunni consapevoli dell’importanza della conservazione dell’ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne; delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti; dell’attuazione di pratiche destinate al riuso e al riciclo.

Il testo uscito dal Senato ha ottenuto il plauso – provvisorio – del Wwf: per la presidente della sezione italiana Donatella Bianchi si tratta di “un segnale importante di attenzione per la tutela del mare e la lotta all’inquinamento da plastica”. L’associazione ambientalista e animalista – ricordando che attualmente il 95 per cento dei rifiuti del Mediterraneo è composto da plastica e 134 sono le specie vittime di ingestione – auspica però che i rifiuti accidentalmente pescati, anche in mare, possano essere equiparati ai rifiuti urbani (come già avviene per quelli che vengono rinvenuti sulle spiagge), consentendo di semplificare ulteriormente il loro conferimento a terra.

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