A chiedere di non considerare più gli orsi bruni come “specie fortemente protetta” sono Romania, Slovacchia, Croazia, Repubblica Ceca e Finlandia.
L’azienda di macellazione bresciana è stata chiusa per le incredibili violenze perpetuate ai danni degli animali e per la carne infetta.
Nelle pubblicità le mucche sono sempre felici, pascolano nei prati, elargiscono latte a simpatici bambini. Nella realtà l’allevamento di questi animali gentili nasconde pratiche atroci, come la macellazione delle cosiddette “mucche a terra”.
Vengono così definite le mucche più anziane che, dopo un’esistenza spesa a partorire vitelli per produrre latte per il nostro consumo, non sono più in grado di sostenere questa “carriera” e sono dunque destinate al mattatoio. In questa fase i bovini sono deboli, esausti e non riescono neppure ad alzarsi, da qui la definizione. Nonostante sia illegale le mucche vengono quindi spinte, trascinate con una catena o una fune legata a una o a due zampe, caricate con mezzi meccanici come pale di trattori, imbracate e scaricate nel camion con l’ausilio di elevatori, verricelli e altri mezzi.
Questa prassi, con sfumature perfino più agghiaccianti, è stata riscontrata nel mattatoio di Italcarni di Ghedi, in provincia di Brescia. Grazie alle telecamere nascoste fatte installare dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, già noto per aver portato avanti la vicenda Green Hill, la procura di Brescia, i Nas di Cremona e la Guardia forestale hanno avviato un’inchiesta che ha portato al sequestro dell’azienda di macellazione.
I filmati fanno accapponare la pelle, mostrano animali che giungono ai cancelli dello stabilimento già morti e le sevizie cui sono sottoposti quelli ancora vivi: bovini agonizzanti trascinati sul pavimento agganciati a delle catene, mucche prese a bastonate o sollevate di peso con i bracci meccanici dei muletti, talvolta addirittura infilzate.
Le atrocità riservate agli animali non sono l’unico capo di accusa, in alcuni campioni di carne sarebbero state trovate concentrazioni di batteri fino a 50 volte superiori a quelle consentite dalla legge, tra cui la salmonella.
Le persone attualmente indagate sono sei, il titolare dell’azienda, tre collaboratori e due veterinari dell’Asl, accusati di maltrattamento di animali, adulterazione di carne destinata all’alimentazione umana, falso in atto pubblico, contraffazione dei cibi e smaltimento illecito dei rifiuti.
“Gli abusi dell’allevamento ultra-intensivo sono stati già messi sotto processo in molti tribunali del nostro Paese – ha dichiarato Roberto Bennati, vicepresidente della Lav. – Dopo lo scandalo del commercio dei farmaci e di doping illecito e di gravi violazioni nella macellazione, questo sequestro conferma che si tratta di una filiera assolutamente inaccettabile, dove l’illegalità è molto diffusa. Gli effetti sugli animali sono gravissimi, veri e propri maltrattamenti genetici e farmacologici, con possibile pregiudizio anche per la salute umana”.
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