Logiche di mercato hanno portato a un prezzo troppo basso del cibo che minaccia l’agricoltura e la Terra, già compromesse dai cambiamenti climatici. Ecco come rimediare.
Una filiera equa per ridare il giusto valore all’agricoltura
“In Italia, chi vive in campagna, chi vive del territorio sa bene che sta succedendo qualcosa di rilevante a causa del riscaldamento globale”, spiega Stefano Liberti. “Sono sempre più frequenti gli eventi atmosferici estremi e aumenta l’invasione di insetti alieni, due aspetti che influiscono sulla resa delle coltivazioni. Ad esempio, quest’anno la produzione di pomodoro da industria ha subìto un calo del 35 per cento determinato da una carenza idrica. Oggi l’agricoltura da una parte è penalizzata dal mutato scenario climatico, dall’altra viene svalorizzata dalla guerra dei prezzi tra le insegne dei supermercati che vogliono guadagnarsi l’offerta più vantaggiosa per i clienti. Dobbiamo ripensare a quali colture fare e a come si devono fare, a come utilizzare infrastrutture e risorse: devono pensarlo gli agricoltori, le istituzioni, ma anche i fornitori, la grande distribuzione organizzata. Servono alleanze di filiera per una distribuzione equa del valore a tutte le componenti. E anche i consumatori devono essere coinvolti perché con le loro scelte sono determinanti”.
Il ruolo attivo dei consumatori nella spesa: dal prezzo basso al prezzo giusto
A questo proposito come possiamo agire noi consumatori? Che ruolo possiamo avere in tutto questo? Davvero possiamo fare la differenza facendo la spesa? Una risposta a queste domande viene dalla storia e del movimento “C’est qui le patron?! – La marque du consommateur”, nato nel 2016 in Francia e poi formatosi anche in Italia. La racconta il fondatore italiano Enzo Di Rosa: “In Francia il tasso di suicidi tra gli allevatori di bovini da latte era il 30 per cento più alto della media della popolazione e questo perché il latte venduto a un prezzo troppo basso non bastava a coprire i costi aziendali causando perdite giornaliere tra gli 80 e i 100 euro. L’imprenditore Nicolas Chabanne iniziò a chiedersi quale fosse il giusto prezzo del latte e, analizzando tutta la filiera, concluse che si trattava solo di 8 centesimi in più al litro, il che significava una spesa media di 4 euro in più all’anno per i francesi che consumano in media 50 litri di latte annualmente. Con una consultazione online che ha coinvolto 10mila persone è nato così il Latte del consumatore, al giusto prezzo per il produttore, che in pochi anni ha raggiunto 12mila punti vendita gdo in Francia”.
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In Italia, il primo prodotto dell’organizzazione è stata la Pasta del consumatore, lanciata nel giugno 2020. “Rispondendo a semplici domande sul nostro sito, oltre tremila consumatori hanno stabilito come doveva essere la pasta dei loro desideri e stabilito il giusto prezzo”.
Consumatori, ma anche gdo e istituzioni: serve un’alleanza del cibo
Il prezzo più basso dunque, non è sempre quello più giusto, come diceva una campagna di NaturaSì, il cui presidente, Fabio Brescacin, è intervenuto al dibattito: “Devo confessare che durante il primo lockdown ero preoccupato: vedendo l’assalto ai prodotti mi sono chiesto se ne avevamo per tutti. In realtà in Italia non c’è cibo abbastanza e questo anche perché abbiamo abbandonato milioni di ettari di terreno perché coltivarli non era conveniente. Serve un’alleanza del cibo in cui lavorare tutti insieme al problema. Con il coronavirus in tanti hanno capito il valore del cibo e dell’importanza di preservare l’agricoltura e l’ambiente. Il nostro compito di operatori della gdo è quello di insistere su questa strada e sensibilizzare i consumatori che devono rifiutarsi di comprare a un prezzo troppo basso i prodotti. Negli ultimi anni i supermercati hanno fatto molta pressione sui prezzi e si è arrivati a pagare il cibo troppo poco. Un consumatore può pensare che la pasta a 1,10 euro al chilo sia cara perché la trova anche a 0,70 centesimi, ma quel prezzo non è reale: il costo che non viene messo sul prodotto viene pagato dagli agricoltori, dall’ambiente, dai lavoratori, dalle generazioni future”.
Landini conferma: “Non abbiamo più idea del valore reale dei prodotti perché questi sono venduti sottocosto anche quando non sono in offerta. Ben vengano iniziative come quella di “Chi è il padrone?”, ma servono anche normative per rendere più trasparente la filiera così che i consumatori possano fare scelte consapevoli, leggi, come quella attualmente in approvazione, che vieta le aste al doppio ribasso o, ancora, accordi, come quello concluso in questi giorni tra le catene della gdo e i grandi gruppi industriali dei fornitori, per impegnarsi in maggiore equilibrio filiera.”
Cibo buono al giusto prezzo, ma accessibile a tutti: come fare
“Se non arrivano flussi di denaro sufficienti distruggiamo la terra e rischiamo di non avere più cibo. Dobbiamo fare tutti uno sforzo ciclopico, ma è l’unica possibilità”, afferma Brescacin. Uno sforzo che devono fare tutti, non solo i consumatori per cui molte volte, specie in momenti come quello attuale, è difficile tirare fuori qualche euro in più. NaturaSì ha cercato di fare la sua parte: “Abbiamo scelto, ad esempio, di vendere anche i prodotti non calibrati, quelli che non rispettano i canoni estetici, ma che sono comunque buoni. In questo modo riusciamo ad abbassare i prezzi del 20-30 per cento e c’è meno scarto nella filiera. Abbiamo poi creato un paniere di cento prodotti essenziali con prezzi accessibili perché il cibo buono non possono permetterselo solo i ricchi, anzi, chi può spendere un po’ di più potrebbe aiutare chi non può”. Come accade nella Pasta del consumatore dove un centesimo viene distribuito tra il Fondo di solidarietà per famiglie e persone in condizioni di fragilità economica e il Fondo a sostegno dei produttori per passare all’agricoltura biologica. La dimostrazione che tutto si può fare.
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